“Offerta congrua: mettere sempre NO nel campo corrispondente”. È scritto nelle slide dell’Emilia Romagna utilizzate a inizio anno per l’aggiornamento formativo dei navigator assegnati ai centri per l’impiego regionali. Eppure la stretta del governo alla normativa sul Reddito di cittadinanza ruota proprio intorno a questo, alle offerte congrue di lavoro che i beneficiari non possono rifiutare senza vedersi decurtare o addirittura togliere il sostegno. Una trovata emiliano-romagnola per impedire ai percettori di perdere il sussidio? Tutt’altro. È la prova che l’offerta congrua non esiste, e che non c’è mai stato modo di perdere il Reddito di cittadinanza per aver rifiutato una proposta di lavoro. Lo confermano i navigator di tutta Italia, che a domanda rispondono, tutti allo stesso modo: “Quante offerte congrue ho segnalato in questi anni? Nessuna, non c’è modo”. E se in Emilia si devono disturbare a inserire un altro “no” nel sistema informatico, altrove ci si deve arrangiare. Come nel Lazio, dove in calce alle mail indirizzate ai beneficiari alcuni navigator hanno scelto di aggiungere: “La presente non costituisce offerta di lavoro congrua ai sensi della normativa sul Rdc, pertanto in caso di disinteresse non si applicherà alcuna delle sanzioni previste”.

A leggere le modifiche introdotte in Legge di bilancio, dopo mesi di polemiche sembra proprio che il governo abbia deciso di dichiarare guerra a chi il Reddito di cittadinanza lo percepirebbe senza meritarselo. E allora via alla stretta: da tre offerte congrue irrifiutabili si passa a due, e già al primo rifiuto il Rdc viene ridotto, mentre al secondo viene tolto del tutto. Ma facciamo un passo indietro. Il concetto di offerta congrua è entrato nel nostro ordinamento già nel 2015 con il Jobs Act di Matteo Renzi. E a quella riforma rimanda anche la legge del 2019 sul Reddito di cittadinanza, dove il rifiuto di offerte di lavoro congrue fa scattare le sanzioni (“condizionalità”) per tutti i beneficiari che hanno sottoscritto un Patto per il lavoro con il centro per l’impiego. Nello specifico, per essere congrua l’offerta deve rispettare le competenze e le esperienze dichiarate nel Patto dal beneficiario. La prima deve essere entro i 100 chilometri dal domicilio o raggiungibile in cento minuti con i mezzi pubblici, la seconda entro i 250 chilometri, la terza in tutto il territorio nazionale e così per i beneficiari che hanno rinnovato la domanda dopo aver percepito il Rdc per 18 mesi, superati i quali l’offerta congrua irrifiutabile è una soltanto. Inoltre, l’offerta è congrua se la retribuzione supera di almeno il 10 percento il Rdc massimo erogabile a un single (780 euro al mese). Definita la congruità, la legge stabilisce termini e sanzioni per chi rifiuta le offerte. In teoria, un modo per incentivare i percettori a darsi da fare. In pratica, aria fritta. Perché di offerte notificate come congrue i disoccupati del Rdc pare non ne abbiano mai ricevute. E le restrizioni introdotte oggi dal governo Draghi non cambiano di una virgola quella che, a sentire i navigator, rimane una bufala colossale.

L’offerta congrua è rimasta un manifesto alle intenzioni”, dice un navigator dell’Emilia Romagna, che insieme ad altri colleghi ha sgranato gli occhi di fronte a una slide della regione che impone di non notificare ai beneficiari del Reddito offerte “congrue”. Anzi, di specificare nell’apposito sistema informatico che nessuna è da considerarsi tale. Che a norma di legge significa che nessuno può vedersi ridurre o togliere il Reddito perché non è interessato ai lavori offerti dal centro per l’impiego e segnalati dai navigator. La Regione, racconta, “ci ha diffidato dal diffondere queste informazioni”. Ma da questa settimana il governo ha confermato l’intenzione di non rinnovare il contratto precario dei navigator, che scadrà definitivamente il 31 dicembre. E l’esigenza di raccontare le mille difficoltà incontrate nel loro lavoro si spoglia dei precedenti scrupoli. “Ho assistito beneficiari ai quali ho inviato decine di offerte e ci sono stati casi in cui le mie segnalazioni non hanno avuto seguito. Del resto non abbiamo un protocollo per distinguere le offerte delle aziende in base ai requisiti previsti dalla legge, né una procedura per segnalare all’Inps il rifiuto di offerte congrue”.

Il problema, quindi, è duplice. “Quasi tutte le offerte di lavoro che rileviamo dalle aziende non presentano le informazioni utili a determinarne la congruità”, spiega un navigator della Sardegna. E precisa come “questi parametri, anche ci fossero, necessiterebbero della possibilità di incrociare le informazioni di diverse piattaforme, ad oggi preclusa”. Più banalmente, domanda il navigator, “come facciamo a determinare in modo univoco il tempo di percorrenza casa-lavoro? Quale strumento dobbiamo utilizzare per definirlo, Google? Nessuno ce lo ha mai detto”. Questo non significa, è il caso di puntualizzarlo, che le offerte di lavoro utili non siano state segnalate ai beneficiari del Reddito. Anzi, “in questi anni ho segnalato migliaia di offerte e alcuni dei miei beneficiari ne hanno ricevute centinaia”, racconta Paolo Albarella, laurea in Economia e master in Business Management e oggi appassionato navigator presso un centro per l’impiego della provincia di Verona. “Ma nessuno ci ha mai messo nelle condizioni di verificare e segnalare la congruità dell’offerta”. Nondimeno, “nella mia attività ho preso contatto con centinaia di aziende e dedicato ad ogni mio beneficiario almeno tre colloqui, discutendo assieme la lettera di presentazione alle aziende, il curriculum e le indicazioni che davo loro per una candidatura profittevole”. Un lavoro che lo ha gratificato “nonostante quello che da ogni parte è stato detto dei navigator”: “Il 30 percento dei miei beneficiari ha avuto almeno un contratto di lavoro”.

Secondo quanto riportato dal Comitato di valutazione del Reddito di cittadinanza voluto dal ministro del Lavoro e guidato dalla sociologa Chiara Saraceno, non esistono dati sulle offerte di lavoro destinate in questi anni ai beneficiari del Rdc, e i casi di condizionalità riscontrati riguarderebbero soltanto coloro che non si sono presentati ai centri per l’impiego una volta ricevuta la convocazione. In concreto, i navigator sentiti da ilfattoquotidiano.it riferiscono solo di fogli Excel sui quali gli stessi hanno preso nota delle offerte segnalate, ma si tratta di iniziative legate alla necessità di gestire un’utenza che spesso ha raggiunto le centinaia di persone a fronte di un contratto, quello dei navigator, che prevedeva un massimo di 150 beneficiari per singolo operatore. Un navigator del Piemonte precisa: “Nel rendicontare ad Anpal il nostro operato abbiamo la possibilità di indicare il numero delle posizioni aperte dalle aziende (“vacancy”) che abbiamo segnalato ai beneficiari, nulla più. E anche nel sistema regionale o nell’applicazione di Anpal (MyAnpal) la possibilità di segnalare le offerte congrue non esiste, la parola “congruo” non c’è”. E aggiunge: “L’unico che può comunicare la condizionalità è il Centro per l’impiego, ma qui da noi condizionalità legate a rifiuti di offerte di lavoro non sono mai state comunicate”.

A sentire l’esperienza di altri navigator, le cose non vanno meglio in altre regioni. E anche le regole più stringenti, introdotte in merito dalla manovra del governo, sarebbero “fumo negli occhi”. Ne è convinta una navigator campana: “Noi le offerte di lavoro le mandiamo ai beneficiari con Whatsapp o via mail, tutto qui. Ma basta guardare come è fatto il Patto per il lavoro per rendersi conto che l’offerta congrua è inattuabile”, ragiona, e riporta l’attenzione sulla questione centrale: il Rdc è uno strumento di contrasto alla povertà, la cui platea è occupabile in minima parte e non senza difficoltà. “Tra i 500 beneficiari che ho in carico ci sono forse tre lauree e qualche decina di diplomi. Il resto raramente ha la licenza media e spesso non ha fatto nemmeno le elementari. In un sistema dove ogni centro per l’impiego ha il proprio database che non comunica col resto della regione e tantomeno con le altre, di cosa parliamo?”. Eppure, dal titolare del Lavoro Andrea Orlando al precedessore Luigi Di Maio e fino al ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, tutti parlano di un Reddito di cittadinanza migliorato dalle modifiche in Legge di Bilancio.

“Sapevate cosa facevano quando arrivava per raccomandata l’offerta di lavoro? Non la aprivano e l’assegno continuava a correre in questa terra di gente che si fa il culo da sempre”, ha dichiarato recentemente Brunetta. Che sul Reddito rilancia convinto: “Adesso al primo no comincia la decurtazione dell’assegno, e alla seconda offerta negata, invece, sparisce”. Colpita da tante certezze, la navigator romana Giulia Martinozzi ha voluto mettere per iscritto le sue riflessioni in merito, rilanciate anche dal sito dell’Associazione nazionale navigator. E dopo aver ribadito quanto confermato da ogni parte d’Italia, chiarisce una volta per tutte: “Non mandiamo nessuna raccomandata, nemmeno PEC, anzi aiutiamo molti a dotarsi o imparare ad usare una casella mail ordinaria. Nessuna legge, difatti, impone che decurtazioni e decadenza dal beneficio seguano alla mancata apertura di una missiva”. E poi: “Segnaliamo offerte di lavoro, non congrue, cui spessissimo l’utenza titolata è comunque interessata. Le inoltriamo e ne discutiamo coi percettori in presenza o al telefono dando loro indicazioni sull’iter per candidarsi”. E rispondendo direttamente alle parole del ministro, conclude: “In questa terra di gente che si fa il c*lo da sempre, spesso ce lo facciamo per un lavoro che non è nemmeno congruo. Spesso ce lo facciamo per un lavoro che non è nemmeno degno di essere chiamato tale”.

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