Secondo Bloomberg il fondo Kkr starebbe valutando se alzare l’offerta per Tim, al momento oggetto di una manifestazione di interesse non vincolante, dopo che Vivendi ha detto di ritenere insufficienti gli 0,505 euro ad azione proposti dal fondo Usa. Fonti vicine al dossier fanno però sapere che il gruppo “è totalmente e solamente focalizzato sull’offerta presentata il 21 novembre”. Martedì il titolo del gruppo Tlc ha chiuso in calo del 4,7% a 0,43 euro dopo che Vivendi ha specificato di “essere un investitore di lungo termine in Tim e non intendere dismettere la propria la quota” aggiungendo l’offerta di Kkr “non rispecchia il reale valore di Tim”.

Il problema di Vivendi è che la sua quota in Tim del 24% è stata comprata ad un prezzo medio di oltre 1 euro ad azione. La partecipazione è già stata svalutata una volta ma rimane a bilancio a valori superiori a quelli di mercato e a quelli dell’offerta del fondo statunitense. Vendere a queste condizioni significherebbe quindi portare a casa delle perdite. In teoria Kkr non ha però bisogno del sostegno di Vivendi potendo in ogni caso raggiungere il 50% delle azioni più una attraverso l’adesione degli altri soci.

L’esito dell’operazione dipenderà anche dal governo, presente in Tim tramite la quota del 9,8% di Cassa depositi e prestiti e che sulla società dispone di una golden power, ossia la possibilità di bloccare offerte che non vengono ritenute conformi all’interesse nazionale in ragione della strategicità dell’asset. Telecom controlla infatti anche le reti, tra cui Sparkle, dorsale in fibra ottica che collega quattro continenti e su cui transitano i dati di una quarantina di paesi.

Sinora dal ministero del Tesoro non sono arrivate né via libera né stop. Il Tesoro ha speso parole di apprezzamento per il fatto che grandi operatori finanziari esteri si interessino ad aziende italiane. Questa mattina il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha affermato che “Il governo valuterà giustamente l’interesse pubblico che è sotteso a una rete che ha profili anche strategici quando l’Opa ci sarà e quando il piano sarà dettagliato. In questo momento – ha aggiunto – c’è soltanto una manifestazione di interesse, il Governo valuterà e ha deciso di valutarlo collegialmente con un organo che il presidente Draghi ha voluto. L’aspetto è ovviamente di enorme complessità”. Alla domanda su una valutazione delle caratteristiche dell’ offerta di Kkr Giorgetti ha risposto: “La lettera del fondo Kkr definisce l’opa come amichevole, ma aspettiamo i dettagli per vedere in che cosa consiste. È difficile parlare di una cosa che manca di elementi sostanziali”. Sul management di Tim, ha continuato il ministro, “l’ho letto sui giornali, il Governo fa altro e non si esprime sul management”. Il riferimento è all’amministratore delegato Luigi Gubitosi che i francesi vorrebbero fuori dopo risultati considerati deludenti.

Dai sindacati si moltiplicano i segnali di preoccupazione per le possibili ricadute occupazionali. “Quando c’è un fondo di investimento che compra e che interviene su uno degli assets strategici italiani c’è preoccupazione intanto per l’occupazione e poi c’è preoccupazione perché le reti, la possibilità di tenere i collegamenti in questo paese sono sicuramente un aspetto fondamentale”, ha detto oggi il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri. “I sindacati sono legittimamente preoccupati, dopodiché vedremo la proposta che viene avanti e vedremo le decisioni che adotterà il consiglio di Tim venerdì” ha commentato il ministro Giorgetti.

“Siamo già intervenuti”, ha puntualizzato dal canto suo il presidente della Consob Paolo Savona facendo implicito riferimento al dossier Tim-Kkr nel corso del convegno sull’attività dell’Arbitro per le controversie finanziarie “5 anni di Acf: una sfida aperta”. Savona ha spiegato che come Consob “noi possiamo intervenire solamente quando riusciamo ad avere l’informazione e siamo già intervenuti”.

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