Ogni nuova Ferrari è un emozione, e “quella che viene dev’essere sempre la più bella”. Così il Drake immaginava ogni sua creatura, prima di salutarla e guardare avanti. Un messaggio significativo in tempi come questi, dove il passato è spesso un fardello da dimenticare in fretta. Mentre c’è invece chi cerca di recuperarne i valori, proiettandoli nel futuro. Non certo un’operazione nostalgia, ma una forza che viene da lontano.

In estrema sintesi, è quel che si ripropongono a Maranello con il progetto ICONA. Che è nato nel 2018 e finora ha sfornato eredi dell’heritage del Cavallino come le barchette Monza SP1 e SP2, e ora prosegue su quella scia con la Daytona SP3, vettura che a buon bisogno può essere inserita nel novero degli sport prototipi in versione Targa (anche se è disponibile anche con tetto in fibra di carbonio o soft top), per un’esperienza di guida ancora più coinvolgente.

Si tratta anche del terzo pezzo speciale proposto in serie limitata della famiglia ICONA, appannaggio solo della clientela più selezionata del marchio: quella che non solo compra auto ma è vicina all’azienda partecipando attivamente ai suoi eventi in giro per il mondo. In totale sono 599 pezzi, dal costo di due milioni di euro ciascuno (iva compresa, in Italia), tutti già sold-out e destinati ad abbellire garage esclusivi e collezioni private.

Rispetto a un modello d’ordinanza, definizione che tuttavia poco calza in generale alle Rosse, in questo caso le prospettive si ribaltano. Un concetto (non un modello, attenzione) del passato viene ripreso, attualizzato e proiettato nel futurismo tecnologico, invertendo il paradigma costruttivo: il design non è più subordinato alle esigenze tecniche o aerodinamiche, ma assume un ruolo di primo piano rispetto ad esse. La matita, quella di Flavio Manzoni e del suo team, è stata lasciata libera di creare senza vincoli: “così nasce un bolide da pista, ma anche e sopratutto un’opera d’arte che potrebbe tranquillamente essere ammirata in un salotto”, come spiega lo stesso designer sardo.

In effetti, guardandola, salta subito all’occhio l’effetto monolitico e scultoreo delle sue “forme drammatiche“, quelle destinate a rimanere più impresse perché non te le aspetti. Come i parafanghi anteriori che si spingono fin dentro al cofano, i volumi schiacciati al centro dell’auto, le fiancate che sembrano “slittare” in avanti in un delicato equilibrio geometrico di proporzioni. Senza dimenticare la coda, quasi un elemento a sè coi fanali nascosti in una striscia di luce incastonata tra le altre linee orizzontali interrotte dal poderoso doppio scarico centrale, e il vezzo dello stemma col cavalllino sulla portiera (ad apertura alare), più grande rispetto al solito e dipinto a mano. O i “camini“, ovvero i condotti che estraggono l’aria dal basso e la convogliano in alto, creando un bilanciamento di carico aerodinamico tra anteriore e posteriore.

A colpire è anche la larghezza del cockpit, che nondimeno include un abitacolo più raccolto, tipico delle vetture da competizione: una cellula compatta e avvolgente con plancia di ispirazione aeronautica dove spiccano il display da 16″ e il grosso volante, nonché i sedili fissi (ma con pedaliera mobile) adagiati sul pianale come una sorta di sella su dorso di un cavallo, dalla tinta blu elettrico a contrastare il brillante rosso Magma degli esterni, omaggio alle auto da corsa che furono. Giusto pochi esempi di un’attenzione, maniacale, per il dettaglio.

Sbaglia tuttavia chi pensa che la tecnologia non abbia avuto la stessa attenzione riservata all’estetica. Anche in questo caso, infatti, le scelte sono coerenti e precise. La base costruttiva è quella de La Ferrari, ma rispetto a questa la Daytona SP3 è più “pura”. Nel senso che non c’è traccia di unità propulsive elettriche nè, ad esempio, di aerodinamica attiva: lo spoiler posteriore è fisso, tanto per dirne una. Una sorta di ritorno alle origini.

“In un’auto la cosa più importante è il motore. Prima faccio quello, poi penso al resto”, diceva Enzo Ferrari. Ebbene, il team diretto dal responsabile tecnico Michael Leiters sembra averlo preso in parola scegliendo il 6.5 V12 da 840 cavalli, lo stesso della 812 Competizione, con bielle in titanio nonché aspirazione e scarico ottimizzati per rendere più efficiente la combustione. Ma soprattutto il propulsore “classico” più potente costruito a Maranello, con i suoi 129 cavalli al litro. Un record, grazie al quale la Daytona SP3 polverizza lo 0-100 in 2,85 secondi (lo 0-200 in 7,4) e raggiunge una velocità di punta di oltre 340 km/h.

Un’esperienza motoristica che si annuncia sublime, dunque. E che sarà riservata a pochi fortunati. “Le prime consegne cominceranno tra circa un anno e finiranno al massimo nel 2024”, ha spiegato il responsabile del marketing Ferrari Enrico Galliera, aggiungendo che il progetto ICONA non si ferma qui. Appena l’ispirazione arriva, dunque, aspettiamoci altre opere d’arte.

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