Oltre 55 accuse di abusi sessuali, fisici e psicologici raccolti in un’inchiesta giornalistica lunga decine di pagine. È quello che potremmo da oggi definire il caso Rolling Stone vs. Brian Warner, ovvero Marilyn Manson. Nove i mesi di indagine della rivista statunitense, diverse le cause civili intentate contro di lui – tra cui un’indagine per violenza domestica della contea di Los Angeles – e tre, almeno, le voci ospitate dalla rivista delle accusatrici del cantante che per oltre trent’anni ha sfruttato l’immagine pseudosatanista apparsa poi edulcorata in un documentario come Bowling for Columbine di Michael Moore. Si tratta di Ashley Morgan Smithlin, della modella Sarah McNeilly e dell’attrice de Il trono di spade, Esmé Bianco. Quest’ultima ha sostenuto che Warner abbia spesso abusato di lei verbalmente, l’ha privata del sonno e del cibo, l’ha morsa e l’ha ferita con numerosi tagli, perfino frustata senza il suo consenso con una frusta che Manson si vantava fosse stata usata da gerarchi nazisti. Inoltre in due anni di rapporto intimo la Bianco ha sostenuto di essere stata violentata più volte, nonché una volta inseguita con un’ascia: inseguimento finito, per sua fortuna, con l’ascia finita diverse volte contro il muro di casa.

“Quello è stato il momento decisivo per me, mi sono sentita in pericolo di vita”, ha spiegato a Rolling Stone la Bianco. È dopo quell’aggressione che l’attrice ha citato in giudizio Warner per violenza sessuale. Ashley Morgan Smithline ha invece denunciato Warner per violenza sessuale e detenzione illegale. La ragazza infatti sarebbe stata rinchiusa dal suo “fidanzato” in uno dei primi appuntamenti in una stanzetta insonorizzata grande come un camerino di un negozio di abbigliamento. “All’inizio sembrava una cosa buffa, ma poi lui l’ha reso molto punitivo. Anche se avessi urlato nessuno mi avrebbe sentito“, ha spiegato la Smithline. “All’inizio provi a rispondere e combatti, ma lui sta lì a godersi la lotta. Ho imparato così a non combatterlo perché questo gli dava piacere e allora mi sono come estraniata da quel contesto con la testa”. Anche la testimonianza della modella Sarah McNeilly sembra ricalcare le altre.

Appebn dopo una settimana dal loro fidanzamento, Warner ha iniziato a isolarla dai suoi cari, minacciandola e rimproverandola verbalmente per ore e ore, ma l’’incidente più violento si è verificato durante le riprese del video “Born Villain” del 2011, diretto da Shia LaBeouf. McNeilly stava aiutando Warner a scegliere i pantaloni per le riprese quando lui si è infuriato. “Mi ha sbattuto contro il muro e con una mazza da baseball in mano ha urlato che mi avrebbe spaccato la faccia. Se pensi alla merda con cui ti infetta il cervello in ogni momento, la violenza fisica paradossalmente è stata quasi un sollievo”. La fotografa Ashley Walters è un’altra delle 55 testimonianze raccolte contro Manson.

Walters ha affermato che il suo primo contatto con lui è stato positivo, a cominciare da quando lui l’ha contattata su Myspace nella primavera del 2010 per elogiare la sua fotografia. Al primo incontro però Warner ha subito premuto sull’acceleratore: “Mi ha spinto sul letto, mi ha bloccato le braccia, e mi ha morso l’orecchio mentre prendeva la mia mano e la metteva nella sua biancheria intima”. Successivamente quando Warner l’ha promossa sua assistente personale l’ha “offerta” ai suoi amici incoraggiandola a “soddisfarli in qualunque modo desiderassero”. Infine ecco il lancio dei piatti, la spinta contro un muro e la porta sfondata di una stanza dove la fotografa si era rifugiata. Nelle settimane successive alle azioni legali di Bianco e Walters, una delle ex fidanzate della Warner, identificata nei documenti del tribunale solo come una musicista di nome Jane Doe, ha intentato un’altra causa per violenza sessuale e percosse sessuali, accusando la Warner di sottoporla ad “ulteriori atti degradanti”. di sfruttamento sessuale, manipolazione e abuso psicologico”.

Nell’ottobre 2020, circa una mezza dozzina di accusatori, tra cui Walters, Smithline, Bianco, l’attrice Evan Rachel Wood e McNeilly si sono incontrati in una casa di Los Angeles, scrive Rolling Stone. Alcune delle donne si conoscevano, altri erano estranee, ma il gruppo condivideva un legame: ognuna di loro diceva che Warner aveva abusato di loro. “Il corpo di Bianco tremava e i suoi occhi si riempivano di lacrime mentre raccontava al gruppo la storia di Warner che l’avrebbe inseguita nel loro appartamento con un’ascia”. Circa tre mesi dopo questo incontro tra “vittime”, la Wood ha accusato Warner di abusi: “Ha abusato di me in modo orribile per anni, parlo di Brian Warner, noto anche al mondo come Marilyn Manson”. Il cantante, attraverso i suoi legali, ha negato di aver commesso violenza sessuale o abusato di qualcuno. Anzi ha sostenuto che l’inchiesta e le testimonianze negli anni fanno parte di un “attacco coordinato” di ex colleghi e partner che “cinicamente e disonestamente hanno cercato di monetizzare e sfruttare il #MeToo (…) trasformando in un’arma i dettagli altrimenti banali di quelle che, secondo lui, “erano relazioni del tutto consensuali”.

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