Nel bel mezzo del caos migranti al confine tra Bielorussia e Polonia, l’Unione europea torna a mettere pressione su Varsavia e Budapest per il rispetto dello Stato di diritto. E lo fa con due sentenze della Corte di Giustizia dell’Ue con le quali viene stabilita l’illegittimità, secondo il diritto comunitario, della legge anti-Soros voluta dal premier magiaro, Viktor Orban, per impedire qualsiasi tipo di sostegno ai migranti e del sistema giudiziario polacco. Decisioni che arrivano nel giorno in cui da Bruxelles arriva il via libera di Parlamento e Consiglio Ue al bilancio comune per il 2022 che comprende anche uno stanziamento da 25 milioni per la crisi migratoria ai confini con la Bielorussia a sostegno degli Stati membri. Ma da Ppe, Socialisti, Renew Europe, Verdi e La Sinistra arriva l’appello a bloccare i fondi del Pnrr al governo di Varsavia per violazione dello Stato di diritto.

Ungheria, l’Ue contro la legge anti-Soros
Come già avvenuto in passato, la Corte Ue torna a esprimersi negativamente nei confronti della legge voluta da Viktor Orban nel 2018 con la quale si impediva di fatto a qualsiasi tipo di organizzazione o entità di fornire supporto ai migranti che varcavano il confine serbo-ungherese. Una legge che venne ribattezzata “stop Soros” proprio perché sembrava mirata a colpire le attività del magnate di origini ungheresi e della sua Open Society che in quegli anni offriva supporto alle persone in arrivo da Medio Oriente e Asia centrale. Per la Corte, con quella legge “l’Ungheria ha violato il diritto dell’Unione” perché “la configurazione come reato” di queste attività “è in contrasto con l’esercizio dei diritti garantiti dal legislatore dell’Unione in materia di sostegno ai richiedenti protezione internazionale”.

“La posizione dell’Ungheria sull’immigrazione resta invariata – ha risposto in una nota Zoltan Kovacs, portavoce del premier di Budapest – L’Ungheria prende atto della sentenza ma si riserva il diritto di agire contro le attività delle organizzazioni non governative finanziate dall’estero, comprese quelle finanziate da George Soros, che cercano addirittura di promuovere la migrazione”.

Polonia, “violata l’indipendenza dei giudici”
Per quanto riguarda la Polonia, alla quale Bruxelles ha più volte offerto sostegno nel contrasto all’immigrazione illegale, in special modo per la crisi in corso al confine con la Bielorussia, ciò su cui i giudici europei si sono invece concentrati è la mancata separazione tra potere giudiziario ed esecutivo che ha provocato nei mesi scorsi un duro scontro con la Commissione e il Parlamento Ue. Nella sentenza si legge che “il diritto dell’Unione osta al regime in vigore in Polonia che consente al ministro della Giustizia di distaccare i giudici presso organi giurisdizionali penali superiori, distacco al quale tale ministro, che è al contempo procuratore generale, può porre fine in qualsiasi momento senza motivazione. Il requisito dell’indipendenza dei giudici impone che le norme relative a un tale distacco presentino le garanzie necessarie per evitare qualsiasi rischio di controllo politico del contenuto delle decisioni giudiziarie”.

Parole con le quali si torna implicitamente a invocare un adeguamento del sistema polacco agli standard europei, rivendicando la supremazia del diritto comunitario, punto sul quale si è consumata l’ultima guerra tra Varsavia e Bruxelles, dopo la sentenza della Corte costituzionale della Polonia che di fatto ribaltava questo principio contenuto nei Trattati Ue. Una diatriba che ha portato sempre la Corte Ue a imporre al Paese il pagamento di una penalità da 1 milione di euro al giorno alla Commissione per non aver sospeso l’applicazione delle disposizioni nazionali relative in particolare alle competenze della camera disciplinare della Corte Suprema.

Bilancio Ue, 25 milioni a Varsavia per la crisi migratoria
Oggi il Parlamento europeo e il Consiglio Ue hanno approvato il bilancio comune per il 2022 e alla proposta avanzata nei giorni scorsi dalla Commissione europea di aumentare il Fondo per la gestione integrata delle frontiere (Ibmf) e destinare 25 milioni di euro alla crisi migratoria ai confini con la Bielorussia per sostenere gli Stati membri. Allo stesso tempo, la maggioranza dei gruppi in Parlamento chiedono “che la Commissione Ue, in qualità di custode dei Trattati, si astenga dall’approvare il Pnrr polacco fino a quando non saranno soddisfatte tutte le condizioni previste dal regolamento”, scrivono in una lettera congiunta inviata a Ursula von der Leyen i capigruppo di Ppe, S&D, Renew Europe, Verdi e La Sinistra\Gue. “Un governo che nega il primato del diritto dell’Ue e viola i principi dello Stato di diritto non può essere ritenuto affidabile nell’adempiere agli impegni e agli obblighi previsti dai nostri strumenti legali”, aggiungono.

I rappresentanti motivano la propria lettera sostenendo che “i tribunali polacchi di ogni grado hanno dimostrato di non poter garantire il diritto a un processo equo da parte di un tribunale indipendente e imparziale istituito dalla legge, come riconosciuto anche dalla Corte di giustizia e dalla Corte europea dei diritti dell’uomo” e sostengono che “un impegno sotto forma di tappe e obiettivi non sarebbe sufficiente per consentire l’approvazione, soprattutto alla luce delle misure provvisorie adottate dalla Corte di Giustizia. La nostra richiesta non deve essere vista come punitiva nei confronti del popolo polacco, ma come un mezzo per sostenere il ripristino dello Stato di diritto in Polonia alla luce del suo continuo deterioramento”.

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