Alla fine è prevalsa la prudenza del vescovo di Treviso, monsignor Michele Tomasi. Il parroco di San Zenone degli Ezzelini, settemila abitanti tra Bassano del Grappa e Castelfranco Veneto, aveva programmato mercoledì 10 novembre una messa di ringraziamento per il blocco in Senato del disegno di legge Zan contro l’omobitransfobia. Ma dai vertici della diocesi è arrivato lo stop: meglio evitare, per non creare polemiche e inasprire gli animi. “Dobbiamo certamente mantenere la preghiera perché i governanti giungano a leggi giuste, ed è la preghiera affinché le posizioni seriamente argomentate possano venire riconosciute, in un contesto di discussione democratica franco e anche serrato, senza pregiudiziali ideologiche e chiusure preconcette”, ha dichiarato il vicario generale, monsignor Giuliano Brugnotto. Poi l’annuncio che la messa era stata sospesa “per evitare strumentalizzazioni in contrasto con la celebrazione eucaristica”.

L’idea di ringraziare in chiesa per l’affossamento del ddl era venuta dal parroco di San Zenone vescovo e martire, don Antonio Ziliotto, attraverso il bollettino parrocchiale. “I vescovi italiani ne avevano denunciato la pericolosità nel giugno 2020 e noi avevamo riportato il testo della Cei, impegnandoci a pregare nel nostro rosario quotidiano per i nostri governanti perché facciano leggi giuste secondo la volontà di Dio”, ha scritto. “La pericolosità e ambiguità della legge – aggiungeva – stava soprattutto nell’introdurre nella legislazione italiana e nell’insegnamento scolastico, mascherata come lotta contro l’omotransfobia, l’ideologia del gender. Ma il Signore ha agito e ha sostenuto tutte le persone di buona volontà”.

Dell’iniziativa è stato avvertito il sindaco di San Zenone Fabio Marin, omosessuale dichiarato e impegnato per i diritti lgbt+: “La cosa mi ha molto stupito perchè, da credente, ritengo che la chiesa di San Zenone abbia ben altre cause per cui pregare o gioire. Ho sempre avuto un ottimo rapporto con il parroco e quindi ho subito voluto confrontarmi con lui”. Il chiarimento c’è stato. “Poiché ho capito che c’è troppa confusione sulla legge, e che la confusione genera posizioni sbagliate, mi sono detto disposto a fare degli incontri pubblici per far capire davvero quali siano le nostre richieste”, spiega il primo cittadino. “Ho però esternato al parroco la mia delusione: prima di prendere una decisione del genere avrebbe potuto quantomeno interpellarmi”.

Nel frattempo un gruppo di giovani aveva organizzato un piccolo presidio in piazza. Poi la presa di posizione della diocesi. “Certamente non sembra opportuno un utilizzo strumentale della celebrazione eucaristica relativamente a una questione politica. Più che un ringraziamento, dispiace che in questo periodo non si sia attivato sul tema un dialogo aperto in Parlamento, così da produrre una legge capace di rispettare e tutelare tutte le persone. I diritti delle persone, infatti, debbono essere riconosciuti: da un lato c’è sicuramente quello di vivere senza subire violenza e discriminazione, ma dall’altro anche quello della libertà di espressione”. Intanto parroco e sindaco si sono presentati assieme in piazza, mezz’ora prima della messa, per spiegare ai presenti le diverse ragioni, assieme alla decisione di soprassedere con la celebrazione di ringraziamento. E don Antonio ha detto: “Non volevo ferire nessuno”.

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