Finito l’effetto Green Pass, torna a stringersi la morsa del Covid sull’Italia. E di conseguenza si fa sempre più pressante l’esigenza si accelerare sulle terze dosi per rivitalizzare una campagna vaccinale, ormai completamente arenatasi negli ultimi 21 giorni. Questo è il quadro generale che emerge dal monitoraggio della Fondazione Gimbe sulla settimana dal 3 al 9 novembre. Stando ai dati sulla pandemia raccolti dall’organizzazione di ricerca indipendente, nel periodo in esame i contagi solo saliti del 37,7% e con essi si sono cresciuti anche i ricoveri (+14,8%) e le terapie intensive (+9,4%). A livello nazionale il tasso di occupazione ospedaliera si conferma però basso (6% in area medica e 5% in terapia intensiva) e nessuna regione supera ancora la soglia del 15% per l’area medica. Nessun rischio zona gialla, dunque, anche se cresce l’attenzione su Friuli-Venezia Giulia e Marche, entrambe all’11%.

CASI – Per la terza settimana consecutiva, emerge dal report della Fondazione, si conferma a livello nazionale un incremento dei nuovi casi settimanali (+37,7%). Un dato che trova conferma anche dall’incremento del rapporto tra positivi e persone testate (da 3,6% a 9,9%) e del rapporto positivi/tamponi molecolari (da 2,4% a 4,7%). L’aumento percentuale delle infezioni si rileva in tutte le regioni, con variazioni che vanno dal 12,7% della Toscana al 75,3% delle province autonome di Trento e Bolzano. Sessantasei province hanno un’incidenza pari o superiore a 50 casi per 100mila abitanti: in particolare, in Friuli-Venezia Giulia, Lazio e Veneto superano tale soglia. Ancora peggio Trieste, Bolzano e Gorizia, dove il dato su 100mila abitanti è superiore a 150 casi.

VACCINI – Dopo aver sfiorato quota 440mila tra l’11 e il 17 ottobre, in tre settimane il numero dei nuovi vaccinati è crollato del 75,4%: dei 108.497 che si sono aggiunti agli immunizzati nel periodo 1-7 novembre, il 72,2% sono in particolare persone in età lavorativa. Ecco così che al 10 novembre, spiega la Gimbe, il 79% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino (127.761 persone in più rispetto a sette giorni prima) mentre ad aver completato il ciclo è il 76,4% dei cittadini (+379.124 dal bollettino precedente). Rispetto a chi invece invece è ancora scoperto, preoccupano i ricercatori di Gimbe sia i quasi 2,7 milioni di over 50 ad alto rischio ospedalizzazione sia i 1,2 milioni nella fascia 12-19 che frequentano le scuole. Le coperture vaccinali con almeno un’iniezione continuano invece ad essere molto variabili nelle diverse fasce di età: dal 97,1% degli over 80 al 74% della fascia 12-19. In generale, rispetto alla settimana precedente, gli incrementi si dimostrano sempre più modesti. Quanto infine alle forniture, al 10 novembre risultano consegnate 99.901.969 dosi, di cui le scorte di composti a mRNA si attestano a quota 8,8 milioni di fiale.

TERZE DOSI – Non decollano anche le dosi aggiuntive di vaccino, sulle quali puntano molto le autorità sanitarie per assicurare un inverno tranquillo. Al 3 novembre, riporta la Fondazione, sono state somministrati 2.409.596 di terze dosi, di cui 383.769 di dosi aggiuntive e 2.025.827 di dosi booster. Numeri che portano il tasso nazionale di copertura al 40% ma con nette differenze regionali: dal 100% di Umbria e Piemonte si passa ad esempio al 2,3% della Valle D’Aosta. Troppo poco insomma. Da qui l’appello del presidente Nino Cartabellotta: “Con l’aumento della circolazione virale che si riflette sulle ospedalizzazioni, il progressivo calo dell’efficacia vaccinale e l’esiguo aumento dei nuovi vaccinati, l’accelerazione sul fronte delle terze dosi è una strategia fondamentale per contenere” la quarta ondata. “Da questo punto di vista iniziano a preoccupare sia le mancate consegne di vaccini da quattro settimane senza informazioni ufficiali sul piano delle forniture, sia alcune criticità che ostacolano il monitoraggio delle performance delle Regioni”, ha spiegato il presidente di Gimbe. Che poi ha aggiunto: “Per prima cosa la platea vaccinabile con la terza dose non è stata ancora ufficialmente estesa agli under 60 che hanno ricevuto il vaccino Johnson&Johnson. E poi la platea per la dose booster non viene costantemente aggiornata con il numero di persone che progressivamente raggiungono i 6 mesi dal completamento del ciclo vaccinale, con conseguente sovrastima delle performance regionali”.

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