Negli ultimi due mesi, l’Irlanda e la Columbia Britannica (Canada) si sono unite al numero crescente di Paesi ad aver introdotto un divieto all’allevamento dei visoni per la produzione di pellicce. Il governo irlandese ha approvato un divieto che porterà alla chiusura degli ultimi tre allevamenti di visoni presenti nel territorio nazionale in cui vivono al momento 120 mila animali. L’emendamento, che dovrebbe entrare in vigore a partire dal 2022, conferma anche il divieto di allevare gatti, cincillà, cani, volpi, visoni, donnole ed ermellini per le loro pellicce. Nella British Columbia, una delle province canadesi, sarà vietato definitivamente allevare visoni entro aprile 2023.

L’Italia è, purtroppo, uno dei Paesi europei in cui è ancora legale allevare animali a questo scopo. Nel resto dell’Europa questi allevamenti sono vietati o normati così rigidamente da non essere di fatto realizzabili in 17 Paesi.

La pandemia di coronavirus ha però segnato un momento storico per questa industria, già da anni affaticata da una crisi inarrestabile. I visoni sono animali particolarmente suscettibili al coronavirus, e sono capaci di trasmetterlo all’essere umano. A oggi, l’unica catena di trasmissione del coronavirus SARS-CoV-2 documentata è infatti uomo-visone-uomo. A fronte di questi rischi, nel febbraio 2021 l’EFSA ha elaborato un parere assieme al Centro Europeo di Controllo delle Malattie (ECDC) su richiesta della Commissione Europea, che conclude dicendo che “tutti gli allevamenti di visoni vanno considerati a rischio SARS CoV-2”.

A oggi l’infezione da SARS-CoV-2 è stata rilevata in oltre 440 allevamenti di visoni in 12 Paesi europei e nordamericani e il numero continua a crescere. I casi non sono mancati anche in Italia, dove ad agosto 2020 è stata rilevata la presenza del virus in due visoni dell’allevamento di Capralba (Cremona), il più grande del Paese, e a novembre di un terzo individuo. A seguito di questa notizia, tutti e 26.000 visoni presenti vengono uccisi nelle camere a gas e gettati con la pala del trattore in un cassone, immagini che abbiamo ripreso e che sono state diffuse dal Tg1.

A gennaio 2021 il virus viene rilevato anche nell’allevamento di Villa del Conte (Padova), dove sono ancora presenti i riproduttori, e verso cui scade a breve il termine di appello contro l’ordinanza di abbattimento degli animali, emessa dopo il focolaio. Oltre a questo allevamento, in Italia si trovano cinque allevamenti di visoni con all’interno al momento solo gli animali riproduttori, circa 10.000.

Nel corso del 2020 e del 2021, dopo il rilevamento di questi focolai, Essere Animali ha intensificato la pressione alle istituzioni con appelli, azioni, mobilitazioni e tweetstorm per chiedere un divieto definitivo anche in Italia. A febbraio, dopo la nostra manifestazione con Lav davanti al Ministero della Salute, il ministro Speranza ha firmato un’ordinanza con la quale ha sospeso le attività per tutto il 2021. La sospensione ha risparmiato la morte e la sofferenza a 40mila animali, ma non è abbastanza.

Adesso, a poco meno di due mesi dalla data di scadenza, ci troviamo di fronte a un’occasione storica: porre finalmente fine a questa crudele attività che oltre a essere un problema di salute pubblica è anche crudele verso gli animali. È arrivato il momento di vietare per sempre l’allevamento per la produzione di pellicce. Unisciti alle oltre 67mila persone che si sono già mobilitate con noi per chiedere al governo di emettere un divieto definitivo: firma la petizione.

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