“Chi sceglie di non vaccinarsi deve pagare le spese di questa decisione, per questo non finanzieremo i tamponi ai nostri dipendenti”, parola di Cristina Scocchia, amministratore delegato dell’azienda di cosmetici Kiko. Ha espresso la sua posizione sulla questione green pass obbligatorio per i lavoratori, a partire dal 15 ottobre, in modo molto chiaro a “Otto e mezzo“: “Noi siamo per una applicazione seria e rigorosa del Green Pass nei luoghi di lavoro. Io come datore di lavoro ho il dovere di garantire la salute e la sicurezza di tutti i miei dipendenti, vaccinati e non vaccinati, e oggi il modo migliore per garantire la sicurezza dei miei dipendenti è applicare le regole del Green Pass senza tentennamenti, senza ritardi e senza sconti”, ha dichiarato nel talk show di La7.

Nella sua azienda al momento ci sono il 15% di lavoratori non vaccinati: “Da venerdì tutti i miei 2500 dipendenti dovranno presentare il Green Pass. Non faremo controlli a campione, ma controlli puntuali. Chi non ha il Green Pass dovrà tornare a casa e verrà sospeso. È ovvio che ci saranno difficoltà soprattutto nei primi giorni, però il decreto è entrato in vigore il 21 settembre, quindi ci sono state date 3 settimane per organizzarci. Il Green Pass e una sua corretta applicazione sono fondamentali per uscire da questa pandemia. Quindi andremo avanti per questa strada nonostante le difficoltà”, ha aggiunto l’ad di Kiko.

Scocchia si dice anche contraria al pagamento dei tamponi per i dipendenti non vaccinati: “Non ne facciamo una questione economica, ma una questione di principio. Noi siamo a favore del Green Pass perché siamo a favore della vaccinazione. È ovvio che nel nostro Paese, visto che non c’è obbligo vaccinale, tutti devono essere liberi di non vaccinarsi se non vogliono vaccinarsi. Però poi riteniamo giusto che chi decide di non vaccinarsi debba pagare le spese di questa decisione. E non debba essere né l’azienda né la collettività ad assumersi questo costo”.

Parole apprezzate in diretta da Gad Lerner: “Mi conforta molto la posizione dell’imprenditrice”. Elogi sui social dal virologo Roberto Burioni: “Cosmetici Kiko. Se esiste una linea per uomo da domani per la prima volta nella vita entro in profumeria. Bravi!”, ha scritto su Twitter. Posizione che ha suscitato l’entusiasmo anche della giornalista Selvaggia Lucarelli: “Ottimi gli interventi di Cristina Scocchia, ad di Kiko. Vado a comprarmi un’altra loro cipria cotta.”

Il tema, com’è noto, è però divisivo, almeno nella narrazione mediatica, e a stretto giro sui social c’è chi ha annunciato il boicottaggio dei prodotti Kiko: “Facciamo sapere a Kiko che da oggi boicotteremo i loro negozi. Vediamo come li pagate poi i dipendenti che controllate”, scrive un utente su Twitter. C’è chi si spinge oltre: “Boicottare tutti i prodotti/servizi di Kiko (cosmetica) e del Gruppo Percassi!!! e Rt! Kiko è controllata dall’imprenditore del retail Percassi, ecco elenco delle sue attività da boicottare.” La giornalista Maria Giovanna Maglie esprime il suo dissenso: “Ciao Kiko, neanche più un rossetto”. Della stessa idea Daniela Martani, concorrente de L’Isola dei Famosi: “Mai più Kiko”.

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