Io ho provato a dare una scorsa veloce. Guardian, Faz, Le Monde, El Pais, qualche Times di Down Under ed ovviamente Nyt e Wapo. No da nessuna parte, esclusi gli Stati Uniti, esiste un dibattito politico sul Covid e i vaccini. In Germania hanno appena votato, in Francia siamo già in campagna elettorale ma nessuno, anche se ideologicamente contrario alla vaccinazione, ha pensato di trasformarlo nel tema chiave della sua comunicazione politica. Eppure in Germania e Francia ci sono destre di tipo ultra che sono all’opposizione, destre che non si peritano di soffiare sul fuoco del razzismo, della esclusione, dello scontro di civiltà.

In Gran Bretagna è appena uscito un rapporto ufficiale che condanna il comportamento del governo nella prima fase pandemica, e i giornali di opposizione implorano, alla Moretti, i laburisti di Starmer di dire qualcosa di sinistra, di dire qualcosa. Qualcosa succede in Oceania ma perché da quelle parti si fanno dei lockdown totali non appena si registrano una decina di contagi, non di morti. E invece da noi sappiamo come sta andando. Corre la tentazione di attribuire il tutto al governo. Alla bizzarria del Migliore dei migliori di incaponirsi, unico tra i governanti occidentali, in un braccio di ferro sul green pass.

Qui però si rischia di cadere nella senilità cacciariana. Cioè di dimenticare come si è sviluppata la partita politica sulla pandemia nel nostro paese. Unico, insieme agli Stati Uniti, dove la resistenza ideologica, la ignoranza superstiziosa, il menefreghismo individualista, il libertarianesimo anti statuale hanno goduto di così tanta protezione. Politici che invocavano i morti per riaprire tutto, politici che si opponevano al lockdown mentre si moriva a migliaia, politici che disprezzavano e boicottavano le mascherine, politici che “non ce n’è di coviddi”, dei morti “con” o “per” il Covid, politici che partecipavano e organizzavano convegni negazionisti andando dietro a “scienziati” e “scienziate” cui la stampa dava e continua a dare risalto inconcepibile.

Politici che hanno contestato la sicurezza del vaccino, che hanno difeso ogni categoria che ha anteposto il guadagno immediato alla sicurezza, politici contrari al green pass, ai tamponi, ai tamponi a pagamento. A tutto. Politici che hanno un nome e un cognome, Meloni, Salvini, Berlusconi prima di ammalarsi, Renzi, che hanno soffiato sul fuoco del ribellismo, in funzione anti Conte. Adesso che quel fuoco brucia, gli apprendisti stregoni rimasti in campo anche con Draghi sono inchiodati. Per un po’ hanno pensato che fosse un grimaldello elettorale. Adesso, a risultati verificati, con la paura che gli esagitati tra i loro elettori possano sentirsi traditi e defluire se non supportati.

È quindi inutile sostenere che la piazza antivax non è tutta fascista e non deve essere lasciata ai fascisti. Si tratta di un processo che si è sviluppato per un anno e mezzo, non nato la scorsa settimana in Corso d’Italia. In realtà stiamo assistendo ad una mutazione che porta la nostra destra (la peggiore d’Europa, come strilla ogni giorno Filippo Rossi) verso ciò che è diventato il partito repubblicano americano con Trump. Una destra libertariana ed anarcoide che non ha nulla a che fare con lo stato etico fascista, che imponeva uniformità e rispetto assoluto delle sue decisioni.

Il popolo del 6 gennaio. Qui il popolo di Salvini e Meloni, i nostri sciamani con le corna. E qui arriviamo a Draghi. Che come sappiamo ha un mandato. Quello di garantire il come e il chi nella gestione dei fondi europei, il come e il chi nel ridisegno delle regole finanziarie europee. Un come e un chi che dal 2023 potrebbe essere impersonato dal duo degli sciamani. Inchiodarli alla difesa esagitata delle posizioni no vax, creare un arco costituzionale sanitario, è fargli politicamente malissimo. Qualcosa già si è visto nelle amministrative. Col diffondersi dei finanziamenti, i danti causa della destra economica troveranno la compagnia degli sciamani sempre più imbarazzante.

Sbaglierò, ma messi i 5stelle in condizione di non nuocere, mi pare che questa sia una studiatissima seconda mossa di una combinazione che ha come obiettivo l’esito decisivo delle prossime politiche.

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