La Commissione Ue ha emesso oggi il suo primo green bond a lungo termine per finanziare il programma Next Generation Eu che prevede un graduale passaggio alle energie rinnovabili e il raggiungimento della neutralità climatica (saldo zero tra Co2 emessa e “catturata”) entro il 2050. Il prestito obbligazionario collocato oggi ha una durata di 15 anni e un valore complessivo di 12 miliardi di euro. Il bond ha ricevuto ordini per 135 miliardi, una domanda oltre 10 volte l’offerta che ha consentito di collocare il rendimento del titolo allo 0,45% l’anno, lievemente sotto le attese. L’emissione è la prima di un programma di emissioni verdi che vale complessivamente 250 miliardi di euro entro il 2026. I proventi saranno destinati agli Stati membri per la spesa a favore dell’efficienza energetica, l’energia pulita e l’adattamento ai cambiamenti climatici. Il collocamento è stato gestito da Bank of America, Crédit Agricole, Deutsche Bank, Nomura e Td Securities.

Sempre in tema di energia la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha detto oggi che Commissione e Ucraina stanno “esplorando la possibilità di stoccaggi in comune” di gas naturale, sottolineando che la cooperazione sarebbe “molto benefica” per entrambe le parti, anche “in vista di minori consegne di gas da parte di Gazprom” verso l’Ucraina, che “rappresenta un problema non solo per questo inverno ma anche per il prossimi”. Il prossimo 21 ottobre è in programma un vertice europeo per affrontare il dossier energia. Diversi paesi hanno chiesto di dar vita ad una piattaforma unica europea per negoziare gli acquisti di gas. Sullo sfondo l’entrata in funzione del gasdotto North Stream 2 che corre dalle coste russe a quelle tedesche bypassando l’Ucraina. Il gasdotto, in cui corrono tensioni geopolitiche oltre che combustibile, ha iniziato le operazioni di riempimento ma, come si è premurata di sottolineare la cancelliera Angela Merkel, manca ancora delle autorizzazioni necessarie per essere pienamente operativo.

La cooperazione sul piano energetico è molto nelle parole, non altrettanto nei fatti. La Commissione deve ancora decidere se il nucleare sia o meno meritevole di essere incluso tra le fonti beneficiarie di sussidi. La pronuncia dovrebbe arrivare entro novembre. A favore dell’atomo spingono la Francia (che genera il 70% della sua energia dal nucleare) oltre a Repubblica Ceca, Bulgaria, Croazia, Finlandia, Ungheria, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia che oggi hanno sottoscritto un documento comune per auspicare la promozione dell’atomo. Parigi intanto si porta avanti. Il presidente ha Emmanuel Macron ha annunciato oggi nuovi investimenti per un miliardo di euro nel nucleare, in particolare per lo sviluppo di mini reattori. Fuori dall’Unione europea la Gran Bretagna ha scelto una strada “alla cinese” ricorrendo al carbone, il più inquinante dei combustibili fossili, per far fronte all’emergenza energetica. Londra è particolarmente esposta all’incremento dei prezzi del gas, combustibile utilizzato per coprire i “buchi” di generazione che sono associati ad alcune rinnovabili. In particolare l’eolico a cui il Regno Unito si affida molto ma che negli ultimi mesi ha risentito di un’insolita carenza di vento nel mare del Nord.

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