Per non fare perdere tempo al lettore, le due parole le dirò subito, con l’avvertenza che indicano direzioni opposte; come spesso accade, un problema facile da descrivere risulta poi molto difficile da risolvere.

1) Il vaccino è l’unico strumento veramente efficace per ridurre la mortalità in corso di epidemia. I vaccini al momento disponibili contro il Covid-19 non impediscono la circolazione virale, anche se la diminuiscono, ma riducono drasticamente la mortalità. Qualunque altro strumento (lockdown, mascherine, distanziamento, tracciamento, terapie, eccetera) ha una efficacia molto inferiore, e infatti questi strumenti erano largamente in essere nel periodo in cui si sono verificati i 130mila decessi registrati in Italia.

2) La vaccinazione è un atto medico e, come qualunque altro atto medico, richiede il consenso informato del paziente, come normato dalla Legge e dal Codice di Deontologia Medica. In assenza di un obbligo di legge, il paziente ha il pieno diritto di rifiutare la vaccinazione, assumendo su di sé i maggiori rischi dovuti alla sua decisione, come può rifiutare una terapia salvavita e andare incontro a morte certa. Rifiutare il vaccino, a meno che uno non sia “sazio di giorni” non è razionale, ma la razionalità non costituisce obbligo di legge. La Costituzione è adamantina su questo punto, e all’articolo 32 scrive: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Le vaccinazioni infantili sono obbligatorie per legge perché il minore non può offrire un valido consenso o dissenso e il genitore non può negare il consenso perché accetterebbe un maggior rischio non per sé ma per il figlio.

Il nocciolo del problema dell’obbligo vaccinale per gli adulti o del green pass sta quindi nelle ragioni che possono giustificare la disposizione di legge richiesta dalla Costituzione. Una necessità di igiene pubblica e medicina sociale potrebbe costituire una valida ragione: chi rifiuta il vaccino non mette a rischio soltanto sé stesso, ma anche altre persone. Questa ragione in assoluto è forte, ma nel caso specifico è debole: in primo luogo perché il vaccino non impedisce la circolazione virale e ci sono stati molti casi di focolai epidemici tra vaccinati, anche in Italia (ad esempio sulla nave Amerigo Vespucci); in secondo luogo perché chi è a rischio di vita per l’epidemia è soprattutto il non vaccinato, e come detto sopra il rifiuto del vaccino comporta una precisa assunzione di responsabilità e di rischio del soggetto su sé stesso: ovvero la circolazione virale, non impedita dal vaccino, mette a rischio in modo quasi esclusivo chi questo rischio ha deciso consapevolmente di accettarlo.

Chi è a rischio perché fragile deve essere protetto in altro modo perché il Covid non è l’unica malattia infettiva in circolazione. Inoltre, in Italia la campagna vaccinale ha avuto un notevole successo e le percentuali di vaccinazione sono molto elevate: è difficile credere che il rischio per la salute pubblica sia così alto da richiedere interventi legislativi drastici e lesivi del diritto del paziente all’autodeterminazione. Infine, il green pass è una misura irrazionale dal punto di vista medico e pertanto difficile da difendere, perché crea un gruppo che non è sicuro. I vaccinati sono sicuri perché protetti dalle conseguenze gravi della malattia, anche se potrebbero ospitare il virus; i non vaccinati con tampone negativo sono sicuri perché non ospitano il virus, ma non sono protetti dalla malattia. Un gruppo costituito da persone provviste di green pass può ospitare il virus e include soggetti sensibili, non protetti e non risulta quindi sicuro per questi ultimi.

Queste considerazioni sono coerenti con la risoluzione 2361/2021, adottata dal Parlamento Europeo che invita gli Stati membri e l’Unione Europea a:

– “7.3.1 assicurare che i cittadini siano informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno è sottoposto a pressioni, politiche, sociali o di altro tipo, a essere vaccinato se non lo desidera;

– 7.3.2 assicurare che nessuno sia discriminato per non essersi vaccinato, a causa di possibili rischi per la salute o perché non ha voluto;

– 7.3.3 adottare misure rapide ed efficaci per contrastare la disinformazione e l’esitazione in merito ai vaccini contro il Covid-19 […]”

Si vede bene che il Parlamento Europeo, pur non esprimendo dubbi sull’efficacia del vaccino, ne vieta l’obbligatorietà tanto in forme esplicite, quanto mascherate (come il green pass). Ciò che si può rimproverare a molte persone che si sono espresse contro il green pass non è la loro posizione, ma l’aver spesso cercato di sostenerla con un’informazione scorretta. La giustificazione per l’opposizione al green pass è etica e deontologica, non scientifica, e non è lecito sostenerla negando pubblicamente la provata efficacia dei vaccini o sopravvalutando la scarsa efficacia di mascherine e distanziamento: perché il pubblico ha diritto alla corretta informazione e il dissenso dal vaccino è lecito purché sia correttamente informato.

Non per niente il Parlamento Europeo difende la libera scelta del paziente ma condanna la disinformazione. Nel caso dei medici la disinformazione è punita con la radiazione dall’Ordine. Purtroppo oggi molta informazione viene da influencer che non sono soggetti ad alcun vincolo deontologico e non possono essere radiati da nessun Ordine Professionale.

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