Cappuccio, sfondo nero, il logo di Valentino e la scritta “Vaccinated” a caratteri cubitali, ovviamente dell’inconfondibile punto di rosso che caratterizza la Maison. È bastato che il direttore creativo Pierpaolo Piccioli si ritraesse con indosso questa felpa in uno scatto pubblicato su Instagram per farne un cult, l’oggetto del desiderio dei fashion addicted. D’altra parte, nella sua semplicità, questa felpa ideata dall’artista pop americano Cloney è di una potenza comunicativa micidiale: unitela all’inventiva del designer romano e il gioco è fatto. Piccioli, che oltre ad essere uno dei massimi esponenti del design e dello stile contemporaneo è uno stilista che vede la moda come un linguaggio con cui affrontare le tematiche d’attualità, ne ha infatti subito colto il potenziale, decidendo di acquistare tutti e 5 i pezzi che l’artista aveva al momento disponibili e regalarli agli amici della Maison, tra cui Lady Gaga, che l’ha sfoggiata consacrandola ufficialmente.

Ma a Pierpaolo Piccioli non si è accontentato di aver lanciato un messaggio forte con la sua netta presa di posizione pro vax e l‘appello lanciato sui social a vaccinarsi contro il Covid per “responsabilità civile”. Ha deciso di iniziare a produrre quelle felpe Valentino e legarle a un progetto di beneficenza sviluppato insieme a Unicef, così che quella scritta “(V) Vaccinated” non fosse solo un claim fine a sé stesso sfoggiato da influencer e fashionisti ma diventasse una missione sociale per salvare migliaia di vite, in linea con i valori del brand.

Così, da giovedì 23 settembre, le felpe VLogo “(V) Vaccinated” saranno in vendita in edizione limitata su Valentino.com e tutti i ricavi saranno donati all’Unicef, in sostegno dell’impegno preso dal Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia per distribuire oltre 2 miliardi di dosi di vaccino nell’ambito del piano globale Covax, che mira ad accelerare lo sviluppo, la produzione e l’equo accesso a test, cure e vaccini per il coronavirus. Maison Valentino scende così ancora una volta in campo dando il suo contributo per mettere fine alla pandemia di Covid e lo fa sostenendo l’Unicef nei suoi sforzi di consegna del vaccino nelle aree che più lo necessitano, perché nessuno è al sicuro finché tutti non saremo immunizzati contro il virus.

“Farsi vaccinare è diventato il modo più efficace per combattere questa pandemia globale, così come un simbolo di rispetto per gli altri e di responsabilità sociale. Non ci si può nascondere dietro il concetto di libertà personale decidendo di non vaccinarsi“, spiega Pierpaolo Piccioli presentando questo progetto. “La libertà va sempre tutelata, e tutti dobbiamo lottare per la libertà ma nel rispetto degli altri: la libertà di essere noi stessi, la libertà di pensiero, la libertà dell’amore, la libertà di esprimere e lottare per le proprie idee. Purtroppo non tutti i Paesi hanno pari accesso ai vaccini Covid-19: con questa collaborazione Valentino sostiene l’Unicef negli sforzi di consegna di vaccini salvavita Covid-19”.

Al direttore creativo fa eco l’amministratore delegato di Valentino, Jacopo Venturini: “Siamo lieti di unire le forze con l’Unicef in questo importante programma per portare il vaccino Covid a livello internazionale. Come marchio siamo orgogliosi di avere un ruolo attivo e di poter usare la nostra voce per raccogliere risorse in uno sforzo comune per promuovere un cambiamento positivo. Valentino sta lavorando al fianco dell’Unicef nell’ambito del programma globale Covax per garantire la parità di accesso al vaccino accelerando la sua disponibilità in Paesi in cui non è ancora ampiamente accessibile”.

“Garantire un accesso equo a livello globale ai vaccini Covid-19, in particolare per gli operatori sanitari in prima linea e quelli più a rischio, è la migliore possibilità che abbiamo per salvare vite umane, garantire che le economie possano ripartire, e fornire alle famiglie l’accesso ai servizi sanitari, educativi e di protezione di cui hanno bisogno, che è il motivo per cui chiediamo a tutti, ovunque, di unirsi alla corsa per porre fine alla pandemia”, conclude Carla Haddad Mardini, direttrice del Private Fundraising and Partnerships di Unicef.

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