Il metronomo del tempo non scalfirà la memoria di Ennio Morricone, ma anzi, la consegnerà all’eternità. Forse questo voleva sottintendere la prima immagine del magnifico film documentario di Giuseppe Tornatore, un doveroso omaggio al più grande compositore di musiche cinematografiche di sempre. Titolato con un lapidario ed esemplare Ennio, è l’espansione a 150’ di montaggio di una lunga intervista fatta dal cineasta al Maestro, e può sintetizzassi con tre parole chiave: arrangiamento, enigma, genio.

Perché, da quanto emerge dal documentario curiosamente co-prodotto dal cineasta Wong Kar-wai, Morricone è stato prodigioso nell’arrangiamento sperimentale, il velocissimo processo con cui creava la sua musica resta a tutti enigmatico, l’analisi della sua carriera ricchissima di composizioni (e non solo per il grande schermo..) non può che portare a una conclusione: egli è stato un genio.

Il film scandisce un viaggio ricco e articolato nella sua incredibile carriera, ma anche nella sue profonde umanità e onestà, attraverso tappe cronologico/diacroniche commentate da personaggi raccolti da diversi ambiti professionali che, in qualche modo, hanno interagito con il grande musicista scomparso nel luglio 2020: da Bruce Springsteen a Quentin Tarantino, da Bernardo Bertolucci a Pat Metheny, da Quincey Jones a Clint Eastwood, passando naturalmente da Giuseppe Tornatore stesso che ha lavorato con Morricone compositore per i suoi film per tre 25 anni.

Ed è bello che il montaggio (sapientemente organizzato da Massimo Quaglia e Annalisa Schillaci) lavori spesso sul materiale attraverso il meccanismo del contrappunto, quasi fosse una partitura parallela tra il modus musicandi di Morricone e un tipo di punteggiatura del linguaggio cinematografico. Colto nel suo lussuoso salotto della casa romana, l’Ennio di Tornatore è figurato subito come un atleta: le flessioni che compie sul tappeto equivalgono al suo allenamento musicale, colui che è “stato la grande eccezione a tutte le regole” scherza Nicola Piovani, tra i suoi “colleghi” intervistati. Nato povero da un padre severo e trombettista di banda che lo portava con sé a suonare ancora bambino per guadagnarsi da vivere (“era per noi un’umiliazione”), studia tromba al conservatorio per dedicarsi poi alla composizione sulle tracce di Goffredo Petrassi, colui che per tutta la vita avrebbe considerato il proprio maestro. Ed è il gusto della sperimentazione stravinskiana ad affascinarlo, fonda allora la Nuova Consonanza, studia la tradizione per sovvertirla, concepisce l’arrangiamento come pura innovazione. Diventa l’arrangiatore dei cantanti italiani più in voga dell’epoca, creando sonorità per canzoni presto cult: da In ginocchio da te di Morandi a Se telefonando per la voce di Mina passando per Sapore di sale di Paoli e Abbronzatissima di Vianello.

Ma è il cinema a chiamarlo a sé, seducendolo per l’intera sua esistenza, tra gioie e tormenti, proprio come fanno i grandi amori della vita.

Se il sodalizio eccezionale con l’ex compagno di scuola Sergio Leone segnala il punto più noto della carriera cine-musicale di Morricone, altre sono le colonne sonore che lui confida a Tornatore quali “i suoi punti di svolta e vera innovazione”, fra queste Uccellacci e uccellini di Pasolini, La battaglia di Algeri di Pontecorvo, Il clan dei siciliani di Verneuil, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Petri, I giorni del cielo di Malick, Sacco e Vanzetti di Montaldo e Mission di Joffe. Ed è tuttavia grazie allo straordinario Tema di Deborah per C’era una volta in America che Ennio Morricone riceve il definitivo sdoganamento dell’accademia, quei maestri e colleghi della sinfonia pura che considerano la composizione per il cinema un’arte minore, provocando un senso di colpa nella psiche creativa eternamente inquieta di Ennio. Con Bach suo nume tutelare assoluto e l’adorata moglie Maria sua prima ascoltatrice (“ciò che veniva licenziato da Maria poteva essere poi mandato al mondo”), il Maestro tardò comunque a ricevere gli onori della gloria dalla mecca del cinema, quella Hollywood che per ben 5 volte lo nominò all’Oscar prima di tributarglielo. La statuetta arrivò prima onoraria (2007) e poi “vinta sul campo” grazie alla musica di The Hateful Eight di Quentin Tarantino nel 2016.

Un’anima bella quella di Ennio Morricone “estratta” da Tornatore, un’anima in perenne ricerca, in costante aspirazione verso la composizione perfetta laddove “le note non sono importanti, è importante ciò che il compositore le fa diventare”. Ennio uscirà a novembre nei cinema grazie a Lucky Red.

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