Il 15 maggio 1928 a Hollywood Topolino impugna i comandi di un aereo a elica, come aveva fatto Charles Lindberg attraversando l’Atlantico, e insieme a Minnie solca il cielo. E’ la prima apparizione del topo antropomorfo e della sua fidanzata che marcherà in maniera indelebile la storia del film d’animazione con Plane Crazy, l’Aereo impazzito. Ci sono i primi documenti fotografici che immortalano Walt Disney e il suo compagno d’avventura Ub Iwerks accanto alle loro creature animate, Il movimento è impresso a schizzi su carta, disegno dopo disegno. Perché allora non esisteva nessun’altra tecnica possibile.

E’ l’inizio di una storia mai interrotta. Poi evoluta nei lungometraggi, quelli che hanno fatto sognare le generazioni. Piangere a lacrimoni con Bambi e Dumbo, esplorare territori onirici con Alice nel Paese delle Meraviglie, lo Stregatto astratto e il Bianconiglio, appassionarsi di un borgo ligure sul mare, simbolo della bellezza mozzafiato del nostro Paese, nel recentissimo Luca. “Disney, l’arte di raccontare storie senza tempo” è il titolo della mostra da oggi fino al 13 febbraio al Mudec di Milano. Racconta il processo creativo che sta dietro alla realizzazione di storie dal risultato artistico perfetto, che si godono tutte di un fiato in un’ora e mezza o poco più.

Un salto nella memoria? Biancaneve, Pinocchio, Robin Hood e la sua colonna sonora fischiettata. E poi Hercules, La Sirenetta, Frozen 2, nati da una nuova generazione. I più recenti sono in 3D. La storia del cartoon è anche fatta di riferimenti al costume e al linguaggio. Dai cenci di Cenerentola ai jeans di Giulia, protagonista femminile del film Luca, dai “perdindirindina” a “santa mozzarella e pecorino”.

L’esposizione presenta gli originali, quelli che provengono dagli Archivi Disney, dai quali sono sbocciati poi gli indimenticabili lungometraggi e tanti altri film nati nei Walt Disney Animation Studios. Ci sono i bozzetti, quelli in cui si esplorano i caratteri dei personaggi, si studiano le ambientazioni, si abbozzano le trame. Prima delle storie c’è l’ispirazione. Ci sono i miti, le leggende e il folklore. Ci sono le favole e le fiabe che rappresentano un tesoro delle varie culture del mondo. Una galassia di stimoli da cui attingere. Poi, ancora, la realizzazione.

Il processo dell’animazione si realizza con l’utilizzo di diversi strumenti artistici. A partire dal disegno a mano: Disney e Iwerks disegnavano fino a 700 tavole al giorno. Dopo di loro, una corsa a perdifiato attraverso i decenni, per arrivare alle più moderne tecniche dell’animazione digitale. Senza mai perdere di vista la stella polare: penetrare l’essenza della narrazione, farla vivere oggi. Si inizia da un’idea, si intuisce un possibile sviluppo, si delineano i personaggi. L’esposizione al Mudec permette di immergersi completamente in questo processo. Non si è spettatori passivi ma protagonisti. Postazioni interattive e anche un allestimento-scenario dei grandi capolavori permettono di avere fra le mani i ferri del mestiere. Dai primi elementi, il bozzolo, alle tecniche degli artisti delle immagini in movimento. Dopo, c’è solo l’incanto.

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