Ancora non conosciamo la qualità del film, ma la locandina che lo rappresenta è un’autentica opera d’arte. Almeno in materia di “artisticità” dei poster promozionali. A celebrare il manifesto di Spencer di Pablo Larraìn, attesissimo concorrente all’imminente 78ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è il mondo mediatico e “social” del cinema, al punto da incoronarlo già come “il miglior poster del 2021″, (e non solo, ci sentiamo di aggiungere).

Come è noto, il nuovo lungometraggio del talentuoso autore cileno (già regista di un’opera su un’altra icona del ‘900, Jackie Kennedy) vede Kristen Stewart nei panni della Principessa Diana colta in quel frangente dell’inverno 1992 che segnò la rottura matrimoniale con il principe Carlo: una decisione intima e sofferta che siglò la fine della favola d’amore con la quale Carlo & Diana avevano abbagliato il mondo intero, una vera utopia di massa. Scritto da uno degli sceneggiatori British più cool del momento, lo Steven Knight di Peaky Blinders, musicato dalla superstar Jonny Greenwood dei Radiohead, dotato di un cast magnifico ad affiancare la Stewart (Timothy Spall, Sally Hawkins, Sean Harris tra gli interpreti) presenta sulla carta il meglio della qualità nei rispettivi ambiti, ma forse nessuno si aspettava che la meraviglia toccasse in sorte anche la locandina, destinata – si diceva – a restare nella memoria alla stregua di creazioni foto-grafiche divenute iconiche come quelle dei film di Stanley Kubrick, Apocalypse Now, Metropolis, Il silenzio degli innocenti.

Di evidente ispirazione alla pittura pre-romantico-gotica inglese dei vari Blake e Füseli, ma con tracce anche dal ‘700 (a cui l’intero Barry Lyndon kubrickiano riferisce, giusto per dare l’esempio più nobile), l’immagine scelta per il manifesto ufficiale del film presenta Lady Diana/Kristen Stewart di spalle, ripiegata sul proprio tragico dolore che si riversa sul bianco del prezioso abito da sposa, il tutto poggiato su sfondo nero. Un’immagine tragicamente sublime e di una bellezza disturbante per la tipologia di dolore che emana: intimo, irreversibile, universale.

Significativo nel segno, che si fa ossimoro di gioia e sofferenza insieme, è proprio quell’abito sontuoso e fiabesco che tutti ricordiamo dal Royal Wedding del 1980. La creazione dell’indumento è della costumista Jacqueline Durran, che non ha copiato letteralmente il suddetto abito, ma ha rivisitato gli outfit di Diana in chiave contemporanea mescolando su quel tessuto i dettagli che li avevano relegati all’immaginario collettivo. La speranza, a questo punto, è che il valore di Spencer equivalga al suo poster, così come a tutto il talento di cui è composto.

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