La sfida della sostenibilità passa principalmente dalla produzione e distribuzione di energia. Non parliamo solo dei problemi ambientali, ma anche di disuguaglianza. Quel che è certo è che bisogna intervenire tempestivamente. E dobbiamo sperare nella politica?

L’energia è un motore indispensabile di crescita e un prerequisito per l’espansione dell’attività umana. Tuttavia, mentre l’energia di per sé non può mai essere distrutta, all’attuale livello di innovazione tecnologica le sue fonti sono estremamente limitate. Sfortunatamente, si prevede che le risorse più comunemente utilizzate si esauriranno nei prossimi decenni. Tutte le riserve di combustibili fossili scompariranno, con le riserve di carbone che dovrebbero esaurirsi in 114 anni, il gas naturale in circa 53 anni e il petrolio in soli 51 anni.

Se all’inizio del 1900 la popolazione mondiale aveva un consumo totale di energia di 12.128 terawatt-ora, nel 2018 abbiamo più che decuplicato raggiungendo i 171.240. Poiché la domanda di energia aumenta in modo esponenziale e le riserve di combustibili fossili diminuiscono molto velocemente, in un mondo paralizzato dal cambiamento climatico dobbiamo prima o poi renderci conto che il nostro pianeta ha una data di scadenza. Il passaggio dalle tradizionali fonti di energia ad alte emissioni di CO2 a nuove fonti di energia più efficiente è inevitabile e più desiderabile che mai. La domanda è: ci stiamo muovendo abbastanza velocemente?

Nel 2019 il consumo globale di energia primaria era così suddiviso: l’84,3% erano combustibili fossili e solo il 15,7% erano fonti energetiche a basse emissioni di carbonio, di cui l’11,4% rinnovabili e il 4,3% nucleare. Il trend in miglioramento delle rinnovabili mostra prospettive promettenti per una futura sostituzione delle risorse fossili; tuttavia, la loro diffusione ha impiegato più di 50 anni per passare dal 6% nel 1970 al 15,7% nel 2019! Chiaramente non ci stiamo muovendo abbastanza velocemente, nonostante i grandi sforzi per tagliare i prezzi dell’energia eolica e solare attraverso maggiori investimenti nelle energie rinnovabili verso infrastrutture appropriate e una tecnologia migliore – iniziativa guidata da Stati Uniti, Germania, Cina, Francia e Spagna.

Sorge poi il problema dell’eccesso di domanda, dal momento che la popolazione globale sta aumentando trainata dalle economie in via di sviluppo, mentre i governi delle nazioni industrializzate sono costantemente alla ricerca di nuove tattiche di sussidio per sollecitare la procreazione. L’aumento della popolazione non farà che accelerare il processo di esaurimento delle risorse. Non è solo una corsa contro il tempo per produrre energia pulita e salvare il pianeta, è anche riuscire a soddisfare questo crescente bisogno. Se la produzione di energia pulita non raggiunge la domanda, stiamo veramente cambiando qualcosa?

Un altro fattore preoccupante da considerare è che oggi ben il 40% della popolazione mondiale non ha accesso a combustibili adeguati per cucinare (si è così costretti a utilizzare il legno, il carbone, e spesso e volentieri anche la spazzatura), mentre nel 2016 ben 940 milioni di persone nel mondo non avevano nemmeno accesso all’elettricità! Fare più bambini potrebbe così finire per peggiorare anche le disuguaglianze.

La mancanza di accesso all’elettricità per quasi un miliardo di persone è una statistica molto preoccupante, poiché segnala che gli standard di vita di oltre un ottavo della popolazione mondiale sono gli stessi dell’era preindustriale. Come si può vedere nella cartina qui sotto, le aree più problematiche sono l’Africa sub-sahariana, il sud-est asiatico, l’Asia meridionale e l’America Latina.

Per promuovere allo stesso tempo un’equa distribuzione dell’elettricità e salvaguardare l’ambiente dai gas dannosi, dobbiamo colmare questa lacuna con energia pulita. Ma chi investirà in questi progetti? Non è irrazionale che i territori con i giorni più soleggiati all’anno, situati intorno all’Equatore, siano anche quelli con i minori investimenti in energia solare? Certamente, i governi di tutto il mondo devono sollecitare gli investimenti nelle fonti energetiche rinnovabili. Senza accordi bilaterali tra il settore pubblico e il privato non ci saranno mai progressi considerevoli per salvare il pianeta e migliorare lo standard di vita internazionale.

Nonostante tutto, c’è una speranza nell’emergere di nuove tecnologie nelle industrie rinnovabili. In soli 10 anni, dal 2009 al 2019, i prezzi dell’energia eolica e solare sono stati tagliati, raggiungendo livelli inferiori a quelli del carbone, del gas e dell’energia nucleare. Nel 2009, l’eolico e il solare erano rispettivamente il 22% e il 223% più costosi del carbone! Tuttavia l’innovazione tecnologica, le economie di scala, la ricerca e sviluppo e gli investimenti nei mercati emergenti hanno portato i prezzi dell’energia eolica e solare fotovoltaica a scendere a soli 41 e 40 dollari per megawattora.

Attualmente, sui mercati i prezzi dell’energia idroelettrica sono molto più alti, come nella regione dei Balcani, dove l’energia idroelettrica viene scambiata a 60 dollari! Le nuove tecnologie rinnovabili stanno certamente facendo apparire opzionali anche le fonti di energia pulita ampiamente adottate, come l’energia idroelettrica. Poiché le principali multinazionali del settore energetico investono di più nell’energia solare in Paesi con molti giorni di sole annui (come Enel Green Power nell’Africa subsahariana) c’è motivo di ritenere che questa, insieme all’eolico, diventerà ancora più economica nel prossimo decennio, favorendo la conversione da fonti di energia non rinnovabili a fonti rinnovabili. Non è tutto perduto! Dobbiamo semplicemente essere tanto fiduciosi nella nostra capacità di salvare quanto lo siamo in quella di distruggere.

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