“Pensavamo di aver vinto la battaglia a giugno qui in Israele quando abbiamo finito con la variante Alpha, ma capiamo che la guerra sarà lunga, e non solo in Israele ma in tutto il mondo”. Quanto sia importante la vaccinazione lo spiega a Ilfattoquotidiano.it Cyrille Cohen, consigliere per le vaccinazioni del ministro della Salute di Israele: “Sappiamo che il vaccino ha un’efficacia di circa il 39% nel prevenire il contagio, mentre per quanto riguarda la protezione da malattia grave si passa dal 96% all’81%. Per i casi gravi il rapporto tra vaccinati e non-vaccinati in media è di 60% a 40%, ma va tenuto conto che in questi tipi di popolazione c’è l’80-90% di persone vaccinate quindi significa che ci sono più possibilità di avere una condizione grave se non sei vaccinato”.

Il consigliere del ministero ci racconta le aspettative del board: “La soluzione a lungo termine è quella di proteggere la popolazione con i vaccini (e si spera qualche trattamento farmacologico) mentre qua e là, alcune infezioni continueranno. Esposizione naturale al virus più i vaccini per prevenire malattie gravi sono le soluzioni come per ogni altro virus”. In Israele la popolazione in età vaccinabile è di 6 milioni e mezzo di cittadini. Di questi, hanno completato il ciclo vaccinale oltre 5 milioni e 600 mila persone, ovvero il 90% della popolazione vaccinabile totale. La percentuale aumenta soprattutto nella fascia a rischio terapia intensiva e decesso: 60-69 anni 91%, 70-79 anni 95%, 80-89 anni 91%. Il numero dei pazienti ‘gravi’, questa settimana, si è attestato a 250, (l’84% sono over 60), 153 sono completamente immunizzati con doppia dose, 7 con una sola dose, e 50 non-vaccinati. Mentre, per gli under60, che sono 40, 9 sono completamente immunizzati, 1 con una dose, e 30 non-vaccinati. Non ci sono pazienti ricoverati under 30.

Intanto Israele ha imposto da domenica 8 agosto una versione più rigida del certificato sanitario anche perché i contagi continuano a crescerei al ritmo di 3800 al giorno, con un tasso di positività del 3,8 %. Da oggi occorre mostrare un certificato di vaccinazione o di guarigione dal Covid per assistere a eventi sportivi, entrare in alberghi, palestre. caffè, bar, convegni o in luoghi di preghiera con oltre 50 persone. Ai non vaccinati viene richiesto di sottoporsi ad un test rapido 24 ore prima del loro arrivo in luoghi ad ingresso controllato. Resta invece libero a tutti l’ingresso nei negozi, nei centri commerciali, nelle piscine, nei musei, nelle biblioteche e nei parchi. Per chi è sotto ai 12 anni il certificato entrerà in vigore il 20 agosto. Riscuote intanto successo la campagna per la somministrazione della terza dose di Pfizer agli ‘over 60’ che abbiano ricevuto le prime due dosi oltre cinque mesi fa. Dall’inizio di queste vaccinazioni, domenica scorsa, la terza dose è stata somministrata a 500mila persone.

Secondo Antonio Cassone, già Direttore Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, membro dell’American Academy of Microbiology, “se in Israele adesso il rischio relativo dei vaccinati anziani è 3 volte inferiore a quello dei non-vaccinati (ovvero se non sei vaccinato hai 3 volte più possibilità di avere COVID grave), è evidente che l’impatto delle varianti, da Alfa e Delta o Lambda, è stato piuttosto severo, in Italia questo rapporto di ‘rischio relativo’ è 10 volte superiore a vantaggio dei vaccinati (ovvero se non sei vaccinato hai 10 volte più possibilità di avere COVID grave nella fascia di età 60-90 anni)”. Ma, “non possiamo affidarci solamente ai vaccini – chiarisce Cassone -, servono ancora tracciamento, mascherine e distanze.

Con l’efficacia del vaccino nel prevenire la trasmissione del virus attorno al 40%, è molto difficile immaginare che si possa realisticamente pensare ad una immunità di gregge. L’immunità anticorpale indotta da questi vaccini tende a svanire piuttosto rapidamente ed in Italia, che ha un ritardo di vaccinazione rispetto ad Israele, gli effetti li vedremo fra qualche tempo”.

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