Un tuffo da una picco di oltre 54mila casi il 17 luglio ai poco più di 21mila contagi martedì proprio quando i britannici hanno buttato per aria anche le mascherine. Il 19 luglio la libertà da tutte le restrizioni anti-Covid era stata celebrata tra gli appelli alla cautela del primo ministro Boris Johnson e gli allerta nefasti degli scienziati britannici che prevedevano un’estate da record: quello agghiacciante di 100mila se non 200mila casi al giorno. Ma allora cosa è successo? Cosa di preciso ha affondato i contagi in Regno Unito? Proviamo a valutare qualche fattore.

La quiete dopo la tempesta – Guardando agli eventi delle settimane precedenti al repentino declino nel numero di casi positivi al Covid, si notano la chiusura della scuola il 23 luglio scorso, che potrebbe aver messo il freno al trend di contagi che erano alti soprattutto tra i giovani, e poi c’è la fine di Euro2020 responsabile dell’impennata selvaggia di casi tra i tifosi accalcati nei pub, sugli spalti di Wembley e per le strade di Londra abbracciandosi senza precauzioni per festeggiare i risultati delle partite. Una spiegazione suffragata dai dati visti i picchi record di oltre 600mila persone nella settimana al 14 luglio e di 700mila in quella successiva, costrette all’ isolamento fiduciario dal ping della app di tracciamento della sanità nazionale, NHS, perché trovati in contatto con un positivo.
“La pingdemia riflette il fatto che in risposta a un forte aumento di infezioni, a molte persone è stato chiesto di autoisolarsi e questo potrebbe avere avuto un impatto diretto sulla trasmissione” sostiene sulle pagine dell’Independent il Dr Stephen Griffin, professore di Medicina dell’Università di Leeds.

Immunità di gregge? – Ma una componente fondamentale potrebbe essere l’immunità al Covid-19, sviluppata nella popolazione grazie sia alle vaccinazioni (in Gran Bretagna siamo a oltre 46.8 milioni di prime dosi e oltre 38 milioni di richiami, rispettivamente circa il 90% ed il 70% della popolazione adulta) che alle infezioni dirette di chi si è ammalato. A corroborare questo fenomeno sarebbero i dati dell’ONS Infection Survey, il sondaggio dell’ente di statistica nazionale che già alla fine di giugno avevano riscontrato la positività agli anticorpi contro il coronavirus nel 92% della popolazione adulta. Allora l’immunità non è un miraggio? La suspence sta arrivando al dunque, come spiega il professor James Naismith, Direttore del Rosalind Franklin Institute, Università di Oxford: “Per me la prossima tappa decisiva sarà venerdì 21 agosto quando verranno pubblicati i prossimi dati dell’ONS e allora sapremo con certezza quali sono gli effetti della fine del lockdown. Molti scienziati incluso me si aspettano un aumento di casi ma questo è un virus nuovo e impariamo qualcosa di nuovo ogni giorno”.

L’estate – Caldo e sole sono un invito ad incontrarsi in luoghi all’aperto che, si sa, sono meno favorevoli alla trasmissione del virus rispetto ai posti al chiuso. Sono in molti a considerare questa ipotesi, anche per la variante Delta, incluso il virologo Guido Silvestri docente negli Usa alla Emory University di Atlanta che invita a riflettere su cinque possibili motivi dietro l’apparente ‘mistero epidemiologico’ del crollo dei contagi: primo, appunto, l’effetto stagione estiva, secondo le persone diventano più prudenti quando leggono che c’è un ondata in corso, anche senza restrizioni; il parere di Silvestri è che la variante Delta possa essere ‘controllata’ da qualche fattore genetico e/o immunologico che limita la disponibilità di soggetti suscettibili e che un virus molto trasmissibile, poi, brucia rapidamente i suscettibili (e ne rimane a corto) in un dato ‘habitat’ epidemiologico. Ultimo motivo potrebbe essere che la protezione dei vaccini verso l’infezione con Delta è stata sottostimata per “una sorta di bias temporale nell’analisi”.

Ma siamo sicuri che possiamo fidarci dei dati? (gli scettici non mancano) – “I dati pubblicati dal Dipartimento della Salute hanno rivelato anche un abbattimento dei contagi del 30% in due giorni, cosa che non si è mai vista in una pandemia, oltretutto in un momento in cui non ci sono più restrizioni e siamo fuori dal lockdown, secondo me c’è qualcosa di sospetto” afferma il professor Tim Spector, co-fondatore del ZOE COVID Symptom Study app, che ieri segnalava 47,541 casi di Covid mentre i dati ufficiali del governo Johnson riportavano invece i livelli più bassi da giugno, pari a 21,691 contagi. “Una possibile spiegazione dietro al declino dei contagi è che vengono fatti meno tamponi ai giovani” sostiene Spector, secondo il quale le persone non vengono testate per ovviare agli inconvenienti della ‘pingdemia” ed il fatto che molte persone non vogliano autoisolarsi può falsare i dati.

Di fatto da lunedì la famigerata app di tracciamento dell’NHS è stata “desensibilizzata” dal Governo Britannico che, messo sotto pressione dalle categorie produttive, ha tagliato i tempi per l’allerta (ping) all’autoisolamento che ora scatterà entro due giorni dall’avvenuto contatto con il positivo e non più dopo cinque.

I dati dell’ONS

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