di Silvia Roggiani* e Federico Ferri**

Cari Salvatore Borsellino, Stefano Mormile, Paola Caccia e Fabio Repici,

Grazie. Grazie anzitutto a voi. Per l’impegno quotidiano a trasformare il dolore in memoria e la memoria in stimolo all’azione. Grazie anche perché chi ha il compito di ascoltare la società, candidandosi a rappresentarne le diverse idee e sensibilità nelle istituzioni, ha bisogno vitale di un pungolo, per ricordarsi sempre – e questo è vero soprattutto per un grande partito come il Pd – di essere “struttura servente” della società e non della propria struttura interna.

E un pungolo è stato, per noi del Partito democratico di Milano metropolitana, il vostro intervento sul blog de ilfattoquotidiano.it del 9 giugno scorso. Bene avete fatto a ricordare ai lettori i meriti di David Gentili, il cui contributo al contrasto alle mafie e alla corruzione – di cui il partito è orgoglioso – è però anche più ricco. È stato proprio grazie alla convinzione del Presidente Gentili, infatti, che il Comune di Milano si è dotato, nel 2013 (primo in Italia), di un Ufficio lotta al riciclaggio, applicando pienamente anche alla Pubblica Amministrazione il dettato della legge 231/2007, che indica anche i Comuni tra i “soggetti obbligati” a segnalare all’Unità di Informazione Finanziaria presso la Banca d’Italia (UIF) le operazioni sospette di riciclaggio.

Ma l’innovazione non si è fermata lì. Il 1° ottobre 2018 viene votata in Consiglio comunale una mozione che “impegna” il Sindaco a inserire nel Piano anticorruzione di Milano una “specifica norma” che preveda che “qualsiasi ente privato” partecipi a una gara, sottoscriva un contratto o riceva vantaggi economici “di qualunque genere” da parte della Pubblica Amministrazione, dichiari nome e cognome del proprio titolare effettivo. Una mozione fortemente voluta da David – ormai esterno al partito, dal quale lo avevano allontanato divergenze relative alla linea politica nazionale – alla quale il gruppo consiliare del Pd non ha fatto mancare il proprio voto favorevole. Anche in questo caso (incredibile a dirsi) si tratta di una novità assoluta, che incarna una precisa concezione delle istituzioni e una profonda conoscenza del modus operandi delle mafie nel nostro territorio: il Comune non può permettersi di “sedersi al tavolo” con interlocutori dietro ai quali potrebbe celarsi chiunque (anche la ‘ndrangheta).

Nella Milano di Expo, delle grandi operazioni sugli Scali, delle Olimpiadi in arrivo, l’attenzione è stata e resterà dunque alta.

Ma ora facciamo un salto indietro.

Nel 2009 la sindaca Moratti, su spinta del Prefetto Lombardi, ritiene di sciogliere la neonata Commissione antimafia. In risposta David Gentili e Pierfrancesco Majorino, con Basilio Rizzo ed Enrico Fedrighini, danno vita a un autoconvocato Comitato antimafia dei consiglieri comunali (di cui Gentili, come ricordavate, fu nominato coordinatore). Quel Comitato – cui dobbiamo la “tre giorni” antimafia che ebbe luogo al Teatro Litta l’anno successivo – non operò da solo: si mosse in sinergia con le forze dell’antimafia sociale e si avvalse del contributo operativo di un gruppo di iscritte e iscritti del Partito democratico milanese, accomunati da un identico allarme e da un’identica indignazione e passione civile (nate, per alcuni di loro, con le stragi del 1992-1994).

Nel corso della sua prima riunione, quel gruppo, assieme ai consiglieri comunali, decise di studiare e formarsi per portare a un livello di maggiore efficacia, nella città e nel partito, l’impegno contro le mafie e la corruzione. Così, nel 2010, fu progettato e realizzato il primo di otto corsi (l’ultimo si è svolto tra aprile e maggio di quest’anno) dedicati alla mappatura delle organizzazioni mafiose sul territorio di Milano metropolitana (e al Nord, più in generale), alle loro modalità di penetrazione nella società e nell’economia legale, ma soprattutto agli strumenti tecnico-amministrativi più efficaci per contrastarne la strategia di conquista, nella convinzione che solo amministratori avvertiti e preparati possano fronteggiare un nemico tanto agguerrito, organizzato e subdolo.

Dapprima i docenti erano solo “esterni” (formatori di Avviso Pubblico, ricercatori del gruppo del prof. Nando dalla Chiesa, magistrati, amministratori), in seguito, accanto agli “esterni” sono apparsi anche gli “interni”. Quei corsi hanno dato spunti significativi a donne e uomini delle Istituzioni che sono stati o sono tuttora protagonisti di esperienze amministrative importanti in territori delicati (Maria Ferrucci a Corsico, per esempio, o Fabio Bottero a Trezzano sul Naviglio). Infine, siccome la funzione crea l’organo, prima il Segretario Pietro Bussolati, poi l’attuale Segreteria hanno deciso di trasformare “quel gruppo” nel Dipartimento legalità del Pd di Milano metropolitana.

Oggi il Dipartimento ha tra le proprie risorse attive, oltre a David Gentili che è tornato a farne pienamente parte, Ilaria Ramoni (avvocato, esperta in diritto penale della criminalità organizzata e delle misure di prevenzione, già responsabile cittadina di Libera), Eleonora Montani (responsabile scientifica dello Studio sul Fondo di Solidarietà per le vittime di estorsione e usura, criminologa, docente dell’Università Bocconi), Fabio Bottero (Sindaco di Trezzano sul Naviglio e coordinatore regionale lombardo di Avviso Pubblico), Simone Negri (Sindaco di Cesano Boscone e coordinatore dei Sindaci Pd dell’area metropolitana milanese), Rosa Palone (Assessora al Welfare e alla Cultura Antimafia del Comune di Buccinasco), Santi Barbera (esperto fiscale, collaboratore di ANCI Lombardia, fondatore di ELSA OdV), Piera Fossati (ex docente di scuola secondaria di secondo grado, da sempre impegnata sul fronte dell’educazione antimafia), Edoardo Conti (Responsabile Legalità della Segreteria dei Giovani Democratici di Milano metropolitana, Segretario dei GD di Rho), Luciana Dambra (editor, giornalista pubblicista, Responsabile Dipartimenti della Segreteria del Pd Milano metropolitana).

Insomma, l’impegno del Pd milanese contro mafie e corruzione ha una lunga storia e molte gambe su cui camminare.

Quelle di Ilaria Ramoni, per esempio, risorsa competente e determinata, alla quale il partito ha chiesto di rendersi disponibile a dare il proprio contributo alla prossima Amministrazione Sala. Quelle di Federico Ferri, insegnante di filosofia e storia in un liceo milanese (in cui è referente d’Istituto per l’educazione civica), impegnato sul fronte antimafia dai tempi de La Rete, già attivo nel Coordinamento delle Scuole Milanesi per la Legalità e la Cittadinanza Attiva, dal 2009 a fianco di David e dal 2015 coordinatore del Dipartimento legalità del Pd di Milano metropolitana: su di lui il partito punterà per il Consiglio comunale.

Quelle di David Gentili, infine, con cui continuiamo a camminare, e meno male, perché sarà impegnativo raccogliere il suo testimone, facendo tesoro del percorso fatto insieme, per continuarlo con la stessa decisione e nella stessa direzione.

*Segretaria metropolitana PD Milano
**Responsabile Dipartimento Legalità PD Milano Metropolitana

Riceviamo e pubblichiamo la replica di Salvatore Borsellino, Stefano Mormile, Paola Caccia e Fabio Repici:

Egregi Silvia Roggiani e Federico Ferri,

grazie di aver speso tempo per rispondere alla nostra invocazione di ricandidare David Gentili al comune di Milano in virtù della sua incontestabile competenza che, unita alla profonda e sincera passione che hanno sempre accompagnato la sua azione, ne hanno fatto un paladino di legalità. In effetti, le vostre parole confermano e anzi ampliano i meriti di David Gentili che noi avevamo sommessamente ricordato; siamo felici che valutiate David assolutamente adeguato al ruolo ed agli incarichi che il partito gli ha finora affidato, addirittura meritevole di responsabilità maggiori. E non è che le vostre parole siano frutto di una frettolosa e approssimativa valutazione, tutt’altro, sono argomentazioni ponderate e approfondite, non a caso giunte dopo una lunghissima riflessione.

E allora? Che forse lo spirito del nuovo Partito Democratico è quello di rinunciare alle sue migliori risorse? ‘Sei bravo, troppo bravo, mettiti da parte!’.

Siamo persone semplici e non arriviamo a cogliere le strategie politiche sofisticate che certamente ispirano le vostre decisioni. Per noi un amministratore bravo e apprezzato deve essere confermato, anche perché rappresenta un riferimento ineludibile in uno scenario locale e nazionale che sta pericolosamente degradando. Allora, o ricandidate David Gentili oppure abbiate il coraggio di dichiarare che David Gentili è troppo bravo e libero per rappresentare il Pd.

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