di Pietro Francesco Maria De Sarlo

A quanto riferiscono alcuni giornali, San Mario inizia a rompersi dei partiti. Se non ci fosse da piangere la situazione sarebbe comica, giacché ci si dimentica che il parlamento attuale è frutto delle elezioni del 2018, che furono vinte dal M5S su precisi impegni in tema di giustizia, ambiente, anticorruzione, pensioni…

I primi a dimenticarlo sono giornalisti dell’ “ove mai”, ossia quelli che fanno ragionamenti bislacchi del tipo “ove mai fosse vero che…”. Insomma quelli che quando la realtà non aiuta sostituiscono la finezza intellettuale e propagandistica con ragionamenti tipo “se mio nonno avesse avuto le palle, sarebbe stato un flipper”.

Il risultato elettorale nacque dalla insofferenza verso un ceto dirigente e politico che aveva portato il Paese sull’orlo del baratro. “Ove mai” qualcuno non lo ricordasse è lo stesso San Mario a rinfrescarci la memoria in una delle ultime uscite alla Camera: “Tra il 1999 e il 2019, il Pil in Italia è cresciuto in totale del 7,9 per cento. Nello stesso periodo in Germania, Francia e Spagna, l’aumento è stato rispettivamente del 30,2, del 32,4 e 43,6 per cento. Tra il 2005 e il 2019, il numero di persone sotto la soglia di povertà assoluta è salito dal 3,3 per cento al 7,7”.

Ovviamente si tratta del Mario Draghi che prima di diventare presidente del Consiglio faceva il commesso alla Standa e non di quel Mario Draghi corresponsabile di questi disastri e di cui, per fortuna, non si sente più parlare e che da dg del ministero del Tesoro scrisse i contratti per la svendita del patrimonio pubblico ai privati e comperò titoli tossici da Goldman Sachs. Che da Governatore della Banca D’Italia autorizzò l’acquisto di Antonveneta da parte di Mps. Che da neo Governatore della Bce scrisse una lettera, insieme a Trichet, con i compiti assegnati al governo Berlusconi, poi caduto per dare spazio a Monti, e che da governatore della Bce mise, inutilmente visti i risultati, in ginocchio la Grecia.

Insomma “ove mai” qualcuno non lo avesse ancora capito, proprio quei ceti che non avevano mai digerito il risultato elettorale del 2018 il giorno dopo le elezioni iniziarono a bombardare il governo con critiche vere o pretestuose. “Ove mai” qualcuno avesse memoria corta basta ricordare la polemica sul Mes, di cui si sono perse le tracce. “Ove mai” cadesse Draghi siatene pur certi che riciccia, come la gramigna.

E devo dire che mi spiace che San Mario, con tutto quel popò di roba stampigliata sul cv, faccia lo stesso errore del M5S quando afferma di non essere di destra o di sinistra. San Mario ritiene che l’interesse del Paese sia uno solo e raggiungibile in un unico modo: il suo! Che ci sia in sostanza una unica ricetta salvifica, come se fosse un vaccino, e che soddisfaccia in una botta sola tutti gli interessi di parte. Ma le cose non stanno così. I partiti, lo dice il nome stesso, nascono proprio per difendere gli interessi di una parte e la politica serve a conciliare gli interessi di tutti cercando di massimizzare l’interesse collettivo. Lo abbiamo visto sulla giustizia, sull’ambiente, e quando si metterà mano al fisco lo vedremo anche su quello.

Privilegiare le imposte dirette rispetto alle indirette indica favorire o meno alcuni gruppi sociali. Così come pure la funzione della spesa pubblica nello sviluppo scatena sempre infinite discussioni e la ripartizione del Pnrr tra le regioni implica accortezza e riflessioni che attengono persino alla tenuta dello Stato unitario. Tutto questo è la politica, di cui c’è infinito bisogno perché la politica è un esercizio nobile che richiede infinita pazienza, visione e capacità di mediazione.

Ma “ove mai” Draghi cadesse o si dimettesse, i giornalisti dell’ “ove mai” darebbero la colpa ovviamente alla politica e ai partiti e non all’aberrazione concettuale in una democrazia compiuta di un governo tecnico che, per definizione, non potrà mai essere in grado di salvare capre e cavoli, specialmente se si concentra sulle capre.

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