Le prime accuse per il crollo del ponte Morandi inizieranno a prescriversi a ottobre del 2023. Quando cioè persino il giudizio di primo grado – che inizierà l’anno prossimo – sarà probabilmente ancora lontano dalla fine. A lanciare l’allarme sono i pm genovesi titolari dell’indagine, in un apposito schema temporale inserito in fondo alla richiesta di rinvio a giudizio per 59 imputati: 2.260 pagine che elencano gli elementi di prova raccolti in tre anni. “Nessuno degli imputati ha preso iniziative, in una situazione nella quale qualsiasi segnalazione di degrado avrebbe evitato con certezza il disastro o l’avrebbe limitato”, sintetizza la Procura. L’atto è integralmente allegato al decreto con cui, nei giorni scorsi, il gup Luisa Avanzino ha fissato le date dell’udienza preliminare. Il calendario è fittissimo: previste udienze tutti i lunedì, i mercoledì e i venerdì a partire dal 15 ottobre, per chiudere la fase il prossimo 22 dicembre. Poi si andrà a processo e sarà un’altra corsa contro il tempo, perché le ipotesi di reato, complice la lunghezza delle indagini, una dopo l’altra si avvicineranno all’estinzione.

Le prime a saltare saranno le omissioni d’atti d’ufficio contestate, per i mancati controlli sull’opera, ai dirigenti di Autostrade per l’Italia e di Spea Engineering (la società gemella che si occupava delle manutenzioni). Reati che andranno in fumo – si legge nel prospetto firmato dai sostituti Massimo Terrile e Walter Cotugno, dall’aggiunto Paolo D’Ovidio e dall’ex procuratore Francesco Cozzi – 7 anni e 6 mesi dopo la cessazione dalla carica degli imputati, cioè a partire dal 3 ottobre del 2023. Per i presunti falsi ideologici aggravati degli ex dirigenti di Autostrade per l’Italia (sulle condizioni del viadotto) e dei funzionari del ministero dei Trasporti (sull’idoneità del progetto di retrofitting presentato nel 2018) le ghigliottine inizieranno a scattare il 14 giugno del 2024. I falsi “semplici” (quelli realizzati su atti che non fanno fede fino a querela), più recenti, reggeranno invece fino al 23 dicembre dello stesso anno.

Il 14 febbraio 2026, sette anni e mezzo dopo il disastro, toccherà agli omicidi colposi (e alle lesioni colpose) stradali e aggravati dalla violazione della normativa sulla sicurezza sul lavoro per gli imputati cessati dalle cariche prima dell’8 dicembre 2005, quando è entrata in vigore la legge “ex Cirielli” che ha ridotto i termini di prescrizione: ad esempio Pierluigi Ceseri (amministratore delegato di Aspi dal ’94 al 2000) e l’ingegner Gabriele Camomilla (direttore tecnico fino al 2005). Per i cessati da quella data fino al 25 marzo 2016 (quando è arrivata la legge sull’omicidio stradale, che invece ha allungato i termini) c’è tempo fino al 14 agosto 2033. E per quelli rimasti in servizio oltre marzo 2016 addirittura fino al 14 agosto 2036, 18 anni dopo il crollo. Il 14 febbraio 2031 è invece la data in cui si prescriveranno l’attentato alla sicurezza dei trasporti e la rimozione di cautele contro gli infortuni sul lavoro, che quindi dovrebbero farcela a sopravvivere, così come il disastro colposo e il crollo doloso (14 agosto 2033).

Non è tutto, però. Perché sullo sfondo, minacciosa, c’è anche la spada di Damocle della nuova improcedibilità prevista dalla riforma penale della ministra della Giustizia Marta Cartabia, che se approvata obbligherebbe a completare il grado d’Appello in due anni e quello di Cassazione in uno soltanto. Sulla carta, il testo approvato in Consiglio dei Ministri limita l’applicazione ai reati commessi dopo il 1° gennaio 2020, dato che il Governo usa come mantra per assicurare che i più importanti processi in corso non saranno toccati. In realtà, molti addetti ai lavori sono convinti che la limitazione sia incostituzionale: una norma del genere, infatti, non sarebbe una semplice regola processuale (estendibile nel tempo a piacimento) ma una previsione sostanziale, che incide direttamente sulla punibilità e quindi va applicata a tutti i processi in corso, per il principio costituzionale della legge più favorevole al reo. Gli avvocati di tutta Italia – Genova inclusa – sono pronti a far valere i propri diritti.

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