La difesa della riforma della prescrizione, processi brevi e più controlli pubblici di fronte ad aziende che giocano “solo su statistica e conti, accettando il rischio” che “qualcuno ci lascerà la pelle”. Dal Vajont a Viareggio passando per la Torre Piloti di Genova e il terremoto di Amatrice e il ponte Morandi, fino a quanto accaduto domenica sulla funivia Stresa-Mottarone, adesso le associazioni e i comitati delle vittime delle stragi italiane, dell’ambiente e del lavoro fanno rete e lanciano un appello. I sopravvissuti e i parenti si sono riuniti nel Comitato Noi 9 Ottobre, data simbolica perché dedicata alla memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali, nella quale quest’anno manifesteranno a Roma per concludere un percorso di mobilitazione avviato oggi. Giorno in cui hanno presentato un appello pubblico, sottoscritto già da oltre 200 persone a poche ore dal lancio. “Non vogliamo rappresentarci come forza partitica – ha spiegato la portavoce Lucia Vastano, giornalista e storica attivista per la memoria delle 1.909 vittime del Vajont – Ma vogliamo dialogare con le istituzioni. Le vittime vogliono che il Parlamento non si dimentichi di rappresentare le vittime”.

Nell’appello i firmatari si definiscono “persone abbandonate dallo Stato”, vittime di eventi “il più delle volte considerati incidenti o calamità, ma che in realtà sono la conseguenza diretta di pratiche economiche mortifere messe in atto da imprese che agiscono a scopo di lucro, incuranti della sicurezza e della salute degli esseri umani”. Al centro delle rivendicazioni del Comitato Noi 9 Ottobre l’aumento dei sistemi pubblici di controllo preventivo, l’allontanamento permanente da ogni tipo di incarico pubblico dei responsabili di comportamenti comunque irresponsabili e la revisione del giusto processo, art. 111 della Costituzione, affinché alla vittima di reato sia riconosciuto un ruolo specifico nel processo penale e il diritto morale al riconoscimento della verità dei fatti che “in alcun modo può essere compensato col risarcimento economico del danno subito”.

Proprio sul tema dei risarcimenti il Comitato vuole superare l’attuale condizione di squilibrio dove “i risarcimenti per Ponte Morandi, inclusa la ricostruzione – ha sottolineato Vastano – sono costati meno di 20 giorni di pedaggi autostradali”. L’idea è quella di introdurre un moltiplicatore del dovuto dall’azienda in caso di condanna, parametrato ai profitti, già sperimentato nel mondo anglosassone come deterrente. Accanto a questo “puntiamo a che il dolo eventuale cominci ad essere rispettato dalla Cassazione – dichiara Vastano a ilfattoquotidiano.it – perché quando si evitano gli interventi di prevenzione con la consapevolezza che qualcuno ci lascerà la pelle, si gioca solo su statistica e conti, accettando il rischio che questo accada, questo equivale ad una sorta di attentato terroristico”.

Nell’esperienza processuale raccontata da Marco Piagentini de Il Mondo che vorrei (strage di Viareggio), Adele Chiello Tusa, madre di Giuseppe vittima del crollo della Torre Piloti di Genova, e Michele Michelino (processo Breda), i tribunali sono luoghi dove gli imputati con forza economica giocano una “partita falsata”, come “in undici contro due dove i primi si lamentano pure dell’arbitro”, viziata da periti e consulenti che “dicono il contrario di quanto affermato dall’intera comunità scientifica” per allungare i tempi e raggiungere la prescrizione. “Per questo ribadiamo la difesa della riforma sulla prescrizione vigente”, ha precisato a nome del Comitato Noi 9 Ottobre il magistrato e già senatore Felice Casson, cui abbinare il principio che per il reato di disastro ambientale la prescrizione possa partire solo quando gli effetti lesivi o pericolosi del reato siano finiti, “nel rispetto della lezione appresa dal caso amianto che ancora oggi, a distanza di decadi dal suo bando, miete 4mila vittime l’anno”.

Proprio per migliorare la specializzazione della magistratura sulle tematiche ambientali e della sicurezza sul lavoro, il Comitato chiede alle istituzioni di creare una Procura Nazionale in materia ambientale e di sicurezza sul lavoro – vecchio pallino di un altro partecipante al Comitato, l’ex magistrato Raffaele Guariniello -, legittimata ulteriormente dal riconoscimento in Costituzione della biosfera come bene comune inalienabile dell’umanità. “Serve lavorare sulla cultura della responsabilità sociale – aggiunge Vastano – Per questo nel nostro appello chiediamo che sia insegnata e sollecitata nelle scuole: dobbiamo educare a impegnarsi e difendere la nostra salute e la sicurezza del prossimo”. Gli aggiornamenti del percorso fino al 9 ottobre saranno forniti sulla pagina Facebook del Comitato Noi 9 Ottobre: “Spero che tutti leggano il nostro appello perché – dice Adele Chiello Tusa – siamo tutti potenziali vittime delle prossime stragi e quella del Mottarone non sarà l’ultima”.

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