La Società Autostrade “potrebbe chiedere un risarcimento dei danni e risultare vittoriosa“. Parola di Giuseppe Daniele, all’epoca presidente del Tribunale amministrativo della Liguria. Era il 14 marzo del 2019 e Aspi aveva fatto ricorso al Tar perché era stata esclusa dai lavori per la ricostruzione del viadotto Polcevera, crollato alla vigilia del ferragosto precedente. E’ in quel momento che il presidente dello stesso Tar aveva rilasciato un’intervista a un’emittente locale, Telenord, finendo chiaramente tra le polemiche, con tanto di richiesta di chiarimento dal Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa.

Più di due anni dopo quella storia torna a circolare. Il motivo? Oggi Daniele è il presidente della terza sezione del Tar del Lazio, che ieri ha ordinato a Report di concedere l’accesso agli atti all’avvocato Andrea Mascetti, il professionista di area Lega citato in un’inchiesta della trasmissione televisiva della Rai. In pratica, secondo la sentenza del Tar, Mascetti deve ottenere le richieste fatte da Report agli enti pubblici in merito alle sue consulenze, oggetto della puntata ‘Vassalli, valvassori e valvassini’ del 26 ottobre 2020. Una decisione che è diventata un caso, con la Rai che ha annunciato ricorso al Consiglio di Stato. “La sentenza del Tar del Lazio è gravissima. Viola la Costituzione, viola la libertà di stampa. Una sentenza miope che paragona il lavoro giornalistico a degli atti amministrativi. Report non svelerà le proprie fonti, non darà gli atti a Mascetti, non lo faremo neppure da morti. Devono venire a prenderli con l’esercito“, ha dichiarato nella giornata di ieri il conduttore Sigfrido Ranucci. Che ha ricevuto l’appoggio, oltre che dal sindacato dei giornalisti, anche di esponenti politici del Movimento 5 stelle e del Pd, come Vittoria Casa, Primo Di Nicola, Filippo Sensi e Valeria Fedeli. Anche il segretario dei dem, Enrico Letta, è intervenuto per dire che “le sentenze si rispettano sempre. Ma questa del Tar sulle fonti di Report lascia davvero perplessi. Non vedo come possa resistere agli ulteriori gradi di giudizio“.

È per questo motivo che oggi tornano a circolare gli articoli sulla vicenda Aspi che ha riguardato Daniele. Da presidente del Tar Liguria, infatti, il giudice avrebbe dovuto occuparsi dei ricorsi di società Autostrade, esclusa dalla ricostruzione del Ponte Morandi dal decreto Genova. Nel marzo del 2019, a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario nella sede del capoluogo ligure, il giudice non solo aveva parlato di una possibile vittoria per la società del gruppo Benetton in caso di richiesta di risarcimento danni, ma aveva pure ipotizzato che quel risarcimento poteva “essere notevole” in base alla convenzione stipulata con lo Stato. Ai microfoni di Telenord (qui l’intervista integrale) Daniele aveva poi aggiunto che non ci sarebbero effetti sulla ricostruzione in quanto “la ricorrente non ha avanzato istanza di sospensiva: mi sento di rassicurare i genovesi che non ci saranno problemi nel caso in cui il ricorso dovesse essere accolto. I lavori del ponte non si interromperanno perché la società ha scelto di tutelare i suoi diritti senza bloccare i lavori”. A quel punto il giornalista aveva chiesto: a suo avviso ci sono buone possibile che Autostrade esca vittoriosa dal ricorso? “Questo adesso non lo posso dire, è tutto da valutare…la cosa potrebbe finire alla Corte Costituzionale e alla Corte di giustizia della comunità Europea, quindi potrebbe volerci qualche mese”.

Quelle dichiarazioni provocarono un putiferio. Il presidente del Consiglio di Stato, Filippo Patroni Griffi, inviò una lettera a Daniele per chiedere chiarimenti. Quella missiva fu girata anche al Cpga, il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa – organo di autogoverno dei magistrati di Tar e Consiglio di Stato – per fare le opportune valutazioni. Dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, invece, era filtrato “stupore e rammarco per le improvvide dichiarazioni” del giudice, augurandosi che fossero “attivate le procedure istituzionali per accertare eventuali profili di rilievo disciplinare integrati dalle dichiarazioni del Presidente del Tar Liguria”. Daniele, da parte sua, aveva inviato una replica alle agenzie di stampa per smentire di aver mai pronunciato le frasi “Autostrade può vincere i ricorsi” e “se venissero accolti i ricorsi Autostrade potrebbe chiedere un risarcimento”, dando “tale circostanza come per scontata”. “E’ vero che nell’intervista rilasciata a una emittente locale si parla della possibilità di un risarcimento, anche notevole”, scriveva Daniele, spiegando che intendeva riferirsi “a uno dei possibili mezzi di tutela a disposizione della società Autostrade, che peraltro è libera di proporre nell’ambito della propria autonomia decisionale e la cui fondatezza è tutta da verificare”.

Curiosamente, nel dicembre del 2019 il Tar della Liguria ha deciso di trasmettere effettivamente alla Consulta il quesito di Autostrade contro il decreto Genova, così come vaticinato da Daniele. Poi nell’agosto del 2020 la corte Costituzionale ha dato torto ad Aspi e ragione al governo. Nel frattempo, però, Daniele non era più a Genova: lasciato l’incarico di presidente del Tar Liguria, è finito nel Lazio a dirigere la terza sezione. In realtà era solo la sua seconda scelta. La prima era andare a guidare il tribunale amministrativo delle Marche. Problema: nell’unica sezione esistente, quella di Ancona, sua figlia, avvocata amministrativista, da dieci anni presentava ricorsi su ricorsi. Per questo motivo il Cpga lo aveva considerato incompatibile assegnandolo al Tar del Lazio e inviando ad Ancona un altro giudice. Daniele però, come ha raccontato tempo fa il Corriere della Sera, aveva fatto ricorso. A chi? Al Tar Lazio che è competente a decidere sugli atti del Cpga, ma è pure la sede del suo nuovo incarico. Il 6 novembre del 2020 una sottosezione – la seconda quater – aveva accolto a sorpresa quel ricorso. Secondo i giudici amministrativi il Cpga potrebbe stabilire l’incompatibilità solamente in “casi eccezionali”, e in tutti gli altri deve attenersi al “diritto secondo il quale l’impegno del parente del magistrato (quand’anche preposto, o da preporre, alla presidenza di un Tar mono-sezionale) ad astenersi da ogni attività, anche stragiudiziale, nel campo del diritto amministrativo, in linea di massima e ove provenga da un professionista che esercita l’attività in forma individuale, rimuove lo stato di incompatibilità ambientale, salvo casi eccezionali”.

Come viene garantita l’imparzialità del Presidente e del tribunale agli occhi di tutti i cittadini comuni ? Per il Tar del Lazio è sufficiente una “eventuale dichiarazione dell’avvocato, parente del magistrato di astenersi, in caso di nomina del secondo, da ogni genere di attività, giudiziale e stragiudiziale, attinente al settore del diritto amministrativo” per il futuro. Quindi per rimuovere qualsiasi profilo d’incompatibilità di Daniele nelle Marche bastava che la figlia di Daniele, amministrativista nello stesso distretto, mettese nero su bianco: “Se papà diventa presidente del Tar Marche io smetto di presentare ricorso a questo tribunale”. E i ricorsi pendenti? E quelli depositati negli anni precedenti e in attesa di sentenza? Anche per questo motivo quella decisione è stata ribaltata dal Consiglio di Stato il 6 aprile scorso. Daniele è dunque rimasto alla terza sezione del Tar del Lazio: da lì ha potuto ordinare a Report di far accedere agli atti l’avvocato leghista.

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