di Sara Gandini (epidemiologa/biostatistica) e Remo Bassini (giornalista e scrittore)

No alla vaccinazione per bambini e adolescenti, a meno che non siano soggetti a rischio: dopo la Germania, anche gli esperti del governo inglese arrivano alla stessa conclusione. Infatti, secondo il Comitato congiunto per le vaccinazioni e le immunizzazioni (Jcvi) “i benefici della vaccinazione Covid-19 non superano i potenziali rischi”. Il Jcvi consiglia però il vaccino Pfizer ai bambini fragili, e precisamente “a bambini dai 12 ai 15 anni con gravi neurodisabilità, sindrome di Down, immunosoppressione e fdifficoltà di apprendimento multiple o gravi”.

La Jcvi raccomanda il vaccino anche ai bambini e ai giovani dai 12 ai 17 anni che vivono con una persona immunosoppressa. Questo per proteggere indirettamente i loro familiari che sono a più alto rischio di malattia grave da Covid-19 e possono non generare una risposta immunitaria completa alla vaccinazione.
Per la Jcvi anche ai soggetti tra i 16 e i 17 anni che, per particolari condizioni di salute, possono contrarre la Covid-19, va offerta l’opportunità di vaccinarsi. In ogni caso, il Comitato congiunto per le vaccinazioni e le immunizzazioni (Jcvi) “sulla base delle prove attuali, non sta attualmente consigliando la vaccinazione di routine dei bambini al di fuori di questi gruppi”.

Ecco altri passaggi del documento stilato dalla Jcvi: “Quasi tutti i bambini e i giovani sono a rischio molto basso di Covid-19. I sintomi, quando si vedono, sono tipicamente lievi e meno di 30 bambini sono morti a causa della Covid-19 nel Regno Unito a partire da marzo 2021″. “Il vaccino Pfizer-BioNTech è l’unico vaccino che è stato autorizzato per i bambini nel Regno Unito, per soggetti di 12 anni o più. Tutto ciò dopo uno studio clinico negli Stati Uniti che, su circa 1.000 bambini dai 12 ai 15 anni, ha trovato effetti collaterali generalmente di breve durata, lievi e moderati.” “I dati del mondo reale sulla sicurezza dei vaccini Covid-19 nei bambini sono attualmente limitati, ma ci sono state segnalazioni estremamente rare di miocardite (infiammazione del muscolo cardiaco) e pericardite (infiammazione della membrana intorno al cuore) in seguito all’uso dei vaccini Pfizer-BioNTech e Moderna in milioni di giovani adulti”.

La conclusione a cui è giunta la Jcvi: ”Finché non saranno disponibili e valutati più dati sulla sicurezza, è preferibile un approccio precauzionale”. “Terremo tutto sotto controllo man mano che saranno disponibili maggiori informazioni sulla sicurezza e l’efficacia” ha dichiarato il professor Anthony Harnden, vice presidente della Jcvi. “Tre mesi prima che compiano gli anni – ha detto ancora – verrà invece offerta la vaccinazione ai diciottenni”.

Robert Dingwall, membro del Comitato congiunto per la vaccinazione e l’immunizzazione e professore emerito e direttore fondatore dell’Istituto di Scienza e Società, Università di Nottingham, aveva inoltre scritto su Twitter alcune considerazioni in linea con le cose su cui abbiamo scritto anche noi in precedenza su questo blog: “Gli adolescenti sono intrinsecamente a basso rischio di Covid. I vaccini devono essere eccezionalmente sicuri per superare i rischi. Dato il basso rischio di Covid per la maggior parte degli adolescenti, non è immorale pensare che possano essere meglio protetti dall’immunità naturale generata dall’infezione piuttosto che chiedere loro di correre il possibile rischio di un vaccino. La pandemia finirà attraverso l’immunità della popolazione, sia per la vaccinazione che per l’infezione precedente. Un’ultima ondata di infezioni lievi nei giovani non vaccinati potrebbe essere ciò che stiamo vedendo ora…”

Nell’intervista al ilfattoquotidiano.it aggiunge: “Gli anziani vaccinati non devono avere paura dei bambini e i bambini non devono avere paura di infettare gli anziani vaccinati. Non c’è motivo di adottare misure eccezionali di cautela che non sarebbero state considerate nel 2019 per controllare qualsiasi altro virus respiratorio. Se non avremmo fatto qualcosa in risposta all’influenza stagionale, non dovremmo farlo per il Covid.”

Inoltre siamo felici di leggere che anche il professor Dingwall cominci a parlare di endemizzazione del virus, come abbiamo scritto recentemente anche noi: “Siamo in un processo di transizione verso il Covid endemico, un ulteriore virus respiratorio nelle popolazioni umane che sarà un fastidio occasionale come l’influenza, ma è molto improbabile che rappresenti una minaccia catastrofica per l’umanità. Infatti, dal momento che è più stabile dei virus influenzali, sono molto meno preoccupato per questo di quanto lo sia per la prospettiva di una nuova pandemia influenzale.”

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