Adesso è ufficiale: a Madrid ci sarà una piazza dedicata a Raffaella Carrà. No, non si tratta di un progetto futuro ma di una decisione ratificata appena sette giorni dopo la proposta: ieri il gruppo Más Madrid, la lista elettorale molto influente in città, ha portato al consiglio comunale del distretto centrale della capitale spagnola la proposta di intitolare alla showgirl una piazzetta che si trova tra i numeri 43 e 45 di Calle de Fuencarral. Si tratta di uno spazio tra i quartieri Chueca e Malasaña che attualmente non ha un nome ufficiale sulla mappa stradale della città e la delibera approvata ieri quasi all’unanimità – l’unico voto contrario è stato quello di partito di destra Vox es – sollecita il Consiglio Comunale ad assegnare a questo spazio il nome della conduttrice e cantante.

“L’obiettivo è quello di rendere visibile e valorizzare la memoria di questa donna, cantante, compositrice, presentatrice, ballerina, coreografa nonché icona di riferimento per tutti i madrileni, soprattutto per il collettivo Lgtbq+”, ha spiegato il portavoce di Más Madrid esprimendo grande soddisfazione per il risultato ottenuto in appena pochi giorni. Del resto, Raffaella Carrà è davvero un personaggio molto amato in Spagna, dove è stata insignita delle massime onorificenze, dalla Medalla al merito civil al Lazo de honor de Isabel II, fino al titolo di Dama dell’Ordine al merito civile (come «icona delle libertà»), che le è stata assegnata nel 2018 da re Felipe VI.

La storia d’amore tra la Carrà e i cugini spagnoli è cominciata nel marzo del 1976, quattro mesi dopo la morte di Francisco Franco, con quattro puntate di un’ora di La hora de Raffaella, che rivoluzionarono la tv spagnola portando un modo di fare spettacolo completamente inedito per loro. «Non mi conosceva nessuno. Parlavo poco la lingua. Ma avevo i miei ballerini, vestiti bellissimi e un modo di fare spettacolo tutto nuovo per loro. Però sono stata fortunata, il mio programma veniva dopo partite di calcio ad alto richiamo», raccontava con la consueta modestia. L’effetto fu dirompente, gli ascolti clamorosi e le sue canzoni conquistarono in poche settimane il pubblico iberico e poi quello sudamericano (alla fine degli anni ’70 faceva concerti clamorosi negli stadi, dal Messico all’Argentina, di fronte a più di 50 mila persone). Il legame con la Spagna non si è più interrotto, è sempre stata considerata e stimata per aver valorizzato il ruolo delle donne e abbattuto molti stereotipi, e nel 2017 accettò di essere la madrina del World Pride, durante il quale le fu consegnato il premio come World Gay Icon.

Insomma, la Spagna l’ha onorata in vita, mentre in Italia le cose sono andate diversamente: Pippo Baudo e Gerry Scotti sono commendatori della Repubblica, Flavio Insinna e Andrea Delogu Cavalieri della Repubblica, Renzo Arbore e Mike Bongiorno ufficiali, mentre alla Carrà non è mai stata assegnata alcuna onorificenza. Non è una competizione tra personaggi, sia chiaro, solo una semplice constatazione di un dato di fatto. «In Italia io sono una Milite Ignota. Ma guardi che non chiedo nulla», rispose la Carrà quando glie lo fecero notare. E visto che le onorificenze post mortem non sono contemplate dalla legge, non resta che sperare che vadano in porto alcune delle proposte lanciate in questi giorni da amici, colleghi e istituzioni. Come quella di Francesco Borghini, il sindaco Monte Argentario, dove la Carrà aveva una villa – a Cala Piccola – che per lunghi mesi diventava il suo buen retiro: il primo cittadino si è già messo in contatto con Sergio Japino «per studiare e concordare un ricordo costante in onore di Raffaella. In futuro si valuterà anche la possibilità di dedicarle una strada o una piazza». Milly Carlucci ha invece avanzato l’idea di intitolare l’Auditorium Rai del Foro Italico a Raffaella Carrà, che lì ha condotto tanti show di successo, tra cui Carramba! Che sorpresa, Carramba! Che fortuna e Amore. Cristiano Malgioglio chiede invece che la Rai le intitoli gli studi di Via Teulada: «Sarebbe bello portassero il nome di Raffaella Carrà come è accaduto per Fabrizio Frizzi agli studi Dear».

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