“Alexìs posso iniziare? Bene allora comincio!”. È in forma Nanni Moretti, loquacissimo alla propria conferenza stampa sulla Croisette dove – rompendo il rigido protocollo del Festival di Cannes – sceglie di presentare lui stesso il cast & crew del proprio film Tre piani (qui la recensione). Applausi dagli astanti, dunque, per la sua verve che accompagna personalissimi siparietti mentre si rivolge ai suoi attori e produttori, incluso l’autore del libro Tre piani a cui il film si ispira, Eshkol Nevo, presente all’incontro con la stampa.

“Più passa il tempo e più amo fare questo lavoro, la passione non basta, ci vuole l’attenzione ai dettagli – sottolinea Moretti – Ma più passa il tempo e meno sono capace di spiegare il perché di certe scelte. È un libro, Tre piani, che affronta tematiche universali, la colpa, la giustizia, la responsabilità di essere genitori, le nostre scelte e le loro conseguenze. È un romanzo talmente denso per cui io non volevo protagonismi esibiti nella recitazione, nella regia, nella sceneggiatura, musica, montaggio, fotografia, scenografia e nemmeno nell’arredamento, volevo la qualità non auto-compiaciuta. Per la recitazione non volevo spontaneità (che non considero un valore) bensì l’autenticità”.

Il tredicesimo lungometraggio di Moretti, che vedremo nelle sale italiane dal 23 settembre per 01 Distribution, offre l’occasione al cineasta romano di chiarire i motivi della lunga giacenza, essendo di fatto pronto da oltre un anno. “Ho detto a Procacci (produttore del film insieme a Rai Cinema e Sacher cinema, ndr) di attendere che le sale riaprissero in pienezza. E l’ho intimato a non dirmi quanto gli stavano offrendo Amazon, Disney e Netflix, non lo voglio sapere, nascondimelo, gli ho detto. Perché per me è indispensabile la centralità della sala cinematografica, e prima ancora che come regista, attore, produttore ed esercente, io lo dico da spettatore: io non so stare senza andare a vedere al cinema i film degli altri. E per fortuna la mia curiosità resta intatta”.

Un Nanni Moretti capace di aprirsi con generosità alla platea della stampa internazionale, scherzando sulle proprie ben note ossessioni: “40 anni fa leggevo tutte le vostre critiche, anzi andavo nelle edicole notturne per prendere alle 3/4 di notte i giornali freschi di stampa, ora ho un rapporto più tranquillo per cui non le ho ancora viste, ma vi leggerò”.

Rispetto a Tre piani in particolare, il cineasta ha aggiunto: “Come ogni mio film, anche Tre piani può considerarsi un diverso capitolo di un unico romanzo, e per quanto riguarda il ballo finale in strada, è una scena che non esiste nel libro, l’abbiamo aggiunta in sceneggiatura, ci sembrava importante questa apertura verso l’esterno. Ci siamo rinchiusi nelle nostre singole vite, nei nostri “tre piani”, ecco quel ballo per strada porta via gli inquilini di quel palazzo verso il mondo esterno, li espone agli altri, la pandemia ha smascherato una bugia a cui avevamo creduto, cioè che potessimo fare a meno degli altri, non sentirci parte di una comunità, e invece proprio nella parte finale del film c’è uno sguardo verso il futuro, verso gli altri”. “Ma non c’era posto per l’ironia in questo film, mi sembrava che stonasse. Io non trovo Tre piani drammatico, è certamente doloroso ma lo ritengo un inno alla vita, e questo soprattutto grazie ai personaggi femminili. Gli uomini restano testardi e ostinati convinti di stare dalla parte giusta”.

Impossibile, infine, non toccare il tema del trionfo degli Azzurri agli Europei. Nanni “lo sportivo” si è compiaciuto del team diretto da Mancini, “Questa squadra italiana è una squadra senza divi, io sono per i divi, intendiamoci, ma una squadra di calcio senza divi penso sia una cosa sana!” Il regista è riuscito a vedere i rigori, “prima non potevo”, al contrario di Riccardo Scamarcio che invece – pur celebrando gli 11 minuti di applausi ottenuti dal film alla proiezione ufficiale – si è precipitato in strada cercando uno schermo per vedere la partita dell’Italia.

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