Con il diffondersi della variante Delta, arriva l’appello dei medici affinché si acceleri la vaccinazione dei più giovani in vista della riapertura delle scuole. A rompere gli indugi, chiedendo un’accelerazione della campagna, è il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli. Parlando delle inoculazione agli adolescenti, il numero uno della Fnomceo ha spiegato che se “finora poteva essere anche accettato un atteggiamento di prudenza” e “si poteva in qualche maniera pensare di aspettare e vedere l’evoluzione”, il quadro epidemiologico, con la variante Delta che ormai causa il 22 per cento dei contagi, che “abbiamo di fronte porta in qualche maniera come consiglio di affrettarsi a fare la vaccinazione prima dell’inizio della scuola”. Mentre per una spinta tra gli over 60, secondo Anelli, serve ora superare gli hub e coinvolgere “i medici di base”.

La “maggiore preoccupazione” della Fnomceo, spiega Anelli, è la ripresa scolastica – con mascherine e distanziamento come indicato dal Cts – perché “come tutte le attività di comunità, quindi anche quelle scolastiche, il rischio che si possano instaurare dei focolai è molto alto e con la variante Delta diventa oggetto di una particolare preoccupazione”. E aggiunge: “Decidere insieme al proprio medico è la pratica prudenziale maggiore. Sui ragazzi c’è stata una doverosa preoccupazione da parte dei genitori. Nella fascia dai 12 anni le conseguenze di un Covid non sono drammatiche. Quelle drammatiche sono dai 50 anni in su”. L’andamento epidemiologico a fine di maggio sembrava indicare che “andavamo verso una stagione di tranquillità” ma la variante Delta – afferma Anelli – “rimette in moto un processo di preoccupazione” perché “si possono ripetere dei focolai come è successo nell’autunno scorso quando si sono anche riscontrati a scuola e poi hanno dilagato in famiglia”. E oltretutto, specifica, “non sappiamo la variante Delta quali effetti potrà avere anche sulle giovani generazioni”. In questo quadro il rapporto costo- beneficio è “assolutamente a favore del vaccino” e “mi pare che sia doveroso consigliare” di farlo.

Per la fascia degli over 60, invece, quello che sta avvenendo “è un tipico andamento delle campagne vaccinali”. Ovvero: “Sopra una certa soglia si incontra una resistenza a vaccinarsi, come avviene per l’influenza. Le percentuali più alte – dice il presidente Fnomceo – si sono avute quando i medici di famiglia sono scesi in campo perché il rapporto di fiducia che lega il cittadino al proprio medico consente di fare delle scelte consapevoli rispetto ai rischi di una malattia o ai rischi connessi al vaccino”. Quindi prosegue Anelli, “ce lo aspettavamo” che una quota di over 60 sarebbe rimasta scoperta. Ad oggi parla ancora di circa 2,5 milioni di persone in età a rischio infezione grave che non hanno ricevuto alcuna dose. “Era una delle questioni che si sarebbe verificata negli hub perché il rapporto di fiducia non è lo stesso che si ha con il proprio medico”, aggiunge Anelli che ritiene “necessario” a questo punto “mettere in atto meccanismi di coinvolgimento della medicina generale nel determinare un’ulteriore spinta alla vaccinazione” tra gli over 60, anche in considerazione del fatto che “lì dove questo è avvenuto le percentuali di adesione sono altissime”.

Sono quasi 4,5 milioni i giovani tra i 12 e i 19 anni e oltre 2,5 milioni di over 60 da immunizzare. Superata la soglia simbolica dei 20 milioni di italiani vaccinati con entrambe le dosi e con le somministrazioni che ormai da settimane si sono assestate sulle 500mila al giorno, la campagna vaccinale punta con decisione a raggiungere quei sette milioni di italiani che appartengono a due categorie che, per motivi diversi, sono considerate entrambe fondamentali per consentire a settembre una ripartenza senza restrizioni. Il completamento della vaccinazione di chi ha più di sessant’anni permetterebbe di abbattere ricoveri e vittime mentre l’immunizzazione massiccia dei giovani di non dover ipotizzare ancora una scuola a metà servizio, con studenti in Dad e scaglionamento degli orari. Anche se in alcuni paesi come la Germania la vaccinazione dei giovanissimi non è stata raccomandata se non a coloro che presentano patologie e anche in Gran Bretagna gli under 18 la campagna vaccinale non è partita.

Il problema è che molte Regioni – non potendo più somministrare Astrazeneca e janssen (Johnson&Johnson( agli under 60 – stanno riprogrammando le agende dando la priorità ai richiami e bloccando le prenotazioni per i più giovani. Considerando anche il calo fisiologico degli appuntamenti che ci sarà nelle prossime due settimane – poiché chi fa la prima dose dovrebbe poi fare il richiamo tra il 10 e il 25 di agosto – è molto probabile che per l’inizio di settembre siano una percentuale minima gli adolescenti vaccinati. Sono comunque sono gli over 60 che restano la categoria più a rischio. Quelli che non sono stati raggiunti neanche dalla prima dose sono oltre 2,5 milioni: si tratta di uno zoccolo duro composto da no vax ma anche da persone che vivono in posti isolati, che hanno poca dimestichezza con le prenotazioni online, che non hanno nessuno che possa accompagnarli agli hub o fare la trafila burocratica al posto loro. E ancora Anelli chiede un maggior coinvolgimento dei medici di base per questa categoria. “Quello che sta avvenendo è un tipico andamento delle campagne vaccinali, sopra una certa soglia si incontra una resistenza a vaccinarsi, ce lo aspettavamo. Ora – dice – credo che sia necessario mettere in atto meccanismi di coinvolgimento della medicina generale per determinare un’ulteriore spinta”. Altrimenti i numeri rimarranno quelli dell’ultima settimana: in 7 giorni è stata somministrata la prima dose solo a 9mila over 80, a 32mila persone nella fascia tra 70 e 79 anni e a 67mila tra i 60 e i 69 anni. E comunque i giovani (under 18), tranne rarissimi casi, non si ammalano gravemente mentre i giovanissimi (under 12) – ormai i dati sono consolidati – infettano poco rispetto a quanto ritenuto un anno fa.

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