La vaccinazione pediatrica è ancora al centro delle attenzioni della comunità scientifica. Alcuni esperti sostengono che non si può rischiare di creare un danno a bambini sani che nella stragrande maggioranza affrontano l’infezione senza nessuna conseguenza, altri che anche i più piccoli – anche se raramente – possono ammalarsi gravemente di Covid e quindi immunizzare la fascia più giovane della popolazione di fatto riduce ancora di più la circolazione di Sars Cov 2. Il dibattito quindi è aperto e in alcuni casi incandescente. I primi paesi in cui si è discusso dell’opportunità di vaccinare i giovani e i giovanissimi sono stati la Germania e la Gran Bretagna e infine Italia e Stati Uniti. Ilfattoquotidiano.it ha intervistato Jörg Dötsch, presidente della Società tedesca di Pediatria e Medicina dell’adolescenza (DGKJ), per analizzare quale sia la strategia vaccinale rivolta ai minorenni in Germania.

Il Koch institute ha pubblicato un rapporto in cui sconsiglia la vaccinazione nei bambini sani fino a 17 anni di età. La raccomanda, invece, per i bambini con condizioni preesistenti patologiche che sono suscettibili di COVID19. Qual è la sua opinione?
Il Robert Koch Institute è sede della Commissione Permanente per le Vaccinazioni (STIKO). Questa commissione è composta da esperti con diversi background medici, inclusi pediatri. Il RKI raccomanda di vaccinare solo i bambini con particolari patologie preesistenti tra i 12 e i 17 anni, e i bambini che vivono con persone adulti fragili, a rischio, che non possono essere vaccinati. Mentre, per i bambini e gli adolescenti sani, che non rientrano in nessuno di questi due gruppi, la decisione di vaccinare dovrebbe essere discussa su base individuale all’interno della famiglia e poi con i pediatri e i medici adolescenti competenti. Quindi, non c’è né pressione verso la vaccinazione, né consiglio contro la vaccinazione.

Lei, come presidente della Società tedesca di Pediatria, cosa raccomanda?
Dal punto di vista della Società Tedesca di Pediatria e Medicina dell’adolescenza, consideriamo questo approccio estremamente sensato. Prende in considerazione a) la bassa gravità della malattia dell’infezione da COVID nei bambini (ad esempio un numero comparabilmente basso di morti come nella stagione influenzale 2019) b) l’esperienza ancora mancante per quanto riguarda i potenziali effetti collaterali della vaccinazione su larga scala. Se una qualsiasi di queste condizioni di base cambiasse, è probabile che la Commissione permanente sulle vaccinazioni cambi la sua posizione sulla vaccinazione dell’infanzia e dell’adolescenza.

La variante Delta infetta anche persone vaccinate, questo significa che l’immunità di gregge è difficile da raggiungere?
Più un virus è contagioso, più è difficile in linea di principio raggiungere l’immunità di gregge. Questo spiega, per esempio, perché il 95% di copertura vaccinale è necessario per raggiungere l’immunità di gregge per il morbillo. Per i bambini e gli adolescenti, l’immunità di gregge non dovrebbe essere il criterio per la vaccinazione. Non possono essere costretti a proteggere gli adulti da una malattia che fortunatamente li colpisce solo in modo lieve nella maggior parte dei casi. A causa del suo passato estremamente difficile, la Germania ha obblighi e requisiti molto più severi di molti altri paesi del mondo quando si tratta di minorenni.

I bambini sono inclusi nell’immunità di gregge anche se hanno meno probabilità di essere infettati rispetto agli altri?
Un altro argomento per non concentrarsi sui bambini è quello dell’immunità di gregge. Mi spiego: i bambini hanno meno probabilità di essere infettati e meno probabilità di infettare gli altri. Questo è stato dimostrato per le varianti più recenti in diversi paesi. Nel complesso, il gruppo di bambini e adolescenti di cui si parla è anche molto piccolo rispetto al gran numero di adulti che non sono ancora stati vaccinati. Pertanto, il primo obiettivo deve essere la copertura completa – con 2 dosi di vaccino – di tutta la popolazione adulta.

La FDA (l’ente regolatore sui medicinali negli Usa) ha riconosciuto ufficialmente le rare miocarditi associate al vaccino e ha aggiornato il foglio informativo dei vaccini includendo informazioni su miocardite e pericardite. Cosa ne pensa?
Siamo a conoscenza dei rapporti di un aumento dei casi di miocardite e pericardite tra i bambini e gli adolescenti vaccinati. Per quanto ne sappiamo, queste malattie sono di solito lievi e scompaiono completamente. È corretto che questa informazione sui rischi sia inclusa nell’informativa dei vaccini per i bambini e gli adolescenti che vogliono essere vaccinati.

Invece, quanti casi di miocardite dovuta a COVID19 nella fascia 12-15 anni, ci sono stati in Germania? I numeri in questa fascia d’età sono preoccupanti in termini di decessi registrati?
Sono dati molto specifici. Non siamo a conoscenza di cifre per la miocardite causata dalla sola infezione da COVID19 in Germania per l’età di 12-15 anni. Sappiamo che nel contesto della cosiddetta sindrome PIMS (infiammazione multisistemica pediatrica temporalmente correlata a SARS-CoV-2), il coinvolgimento del cuore può verificarsi, di solito sotto forma di cambiamenti nei vasi coronari o aritmie cardiache. Nel complesso, il numero di morti in Germania non è motivo di preoccupazione. In tutta la pandemia, 4 bambini e adolescenti sono morti a causa del COVID19. I dati comparati mostrano che 9 bambini sono morti a causa della classica influenza nel 2019.

Complessivamente, quindi, quali altri i rischi ci sono per i bambini quando si infettano con Sars-CoV-2?
Oltre ai rari decessi già menzionati, le cifre dei ricoveri sono anche significativamente inferiori a quelli dell’ondata di influenza stagionale. Anche il numero di casi di PIMS con 1:1000 a 1:5000 da considerare raro e ben trattabile. Altri rischi vanno valutati per i bambini infettati da COVID19 nei casi in cui vi siano preesistenti gravi malattie multiple. In secondo luogo, la comparsa della cosiddetta sindrome PIMS, che finora ha colpito quasi 400 bambini e adolescenti in Germania durante l’intera pandemia e che ora può essere trattata molto bene con farmaci come le immunoglobuline e farmaci simili al cortisolo.

La vaccinazione può influenzare la comparsa/selezione indiretta di varianti virali?
A questa domanda può rispondere in modo più appropriato un immunologo. In definitiva, naturalmente, l’eliminazione più veloce possibile del virus è la migliore protezione possibile contro la selezione indiretta delle varianti del virus. Allo stesso tempo, è sempre necessario soppesare individualmente il rischio personale e, come già spiegato sopra, nel gruppo di bambini e giovani bisognosi di protezione, il bene comune da solo non può essere posto al di sopra del bene individuale di un bambino o giovane che ci viene affidato.

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