Appena raggiunta la soglia dei 60 anni, Alba Parietti si è raccontata in una lunga intervista al Corriere della Sera ripercorrendo la sua carriera, dagli anni ’80, e dal celebre sgabello di Galagoal, che “chissà che fine ha fatto”, agli anni 2000 e alla nuova carriera come opinionista. L’età, per Alba Parietti, è solo un numero e di anni, confessa, “ne sente 30”. Quindi la showgirl ripercorre le fasi della sua vita, dall’adolescenza, quando piaceva “a tutti i maschi”, alle prime apparizioni in tv.

Negli anni Novanta, dice, “si avvera tutto quello che non potevo neanche immaginare”. “Sono seduta sullo sgabello di Galagoal a Telemontecarlo, un’intuizione di Ricardo Pereira, e da lì stravolgo la messa cantata del calcio maschile. Ho una gran faccia tosta, ostento una sicurezza che mette a disagio gli uomini, ma sono preparata, mi aiutano dalla redazione e studio tanto – dice al quotidiano di Via Solferino – Da quel momento tutti si accorgono di me, Rai, Mediaset, mi chiamano Berlusconi, Agnelli, vengono in trasmissione Maradona e Pelè, scrivono di me il New Yorker, Le Figaro…”. Un successo dovuto anche alle famose “gambe accavallate” sullo sgabello: “Ma quelle di Sharon Stone sono arrivate dopo“, puntualizza Alba Parietti chiedendosi che fine abbia fatto quello sgabello.

Poi nell’intervista si arriva a parlare anche dei nostri giorni. Gli anni 2010. “Divento l’ospite per eccellenza – dice ancora Parietti – Penso di aver inventato il mestiere di opinionista, con Vittorio Sgarbi. Faccio la tuttologa e suscita molte antipatie. Ma io non improvviso mai, mi preparo”.

Durante l’intervista, quindi, c’è spazio anche per confessioni più intime. Come quelle degli innumerevoli incontri della conduttrice, tra cui anche Alain Delon che Parietti fece addirittura svenire: “Dovevamo partecipare entrambi ad Amici. Non ci vedevamo da molto tempo, lui era risentito perché avevo avuto liaison con il suo avvocato – racconta – Ma vede, Delon non era mai stato l’oggetto dei miei desideri perché era troppo bello, troppo perfetto. Comunque, a distanza di tanto tempo ci incontrammo di nuovo e io fui affettuosissima, come se non fosse successo niente. Lui andò in crisi e si sentì male. Racconta che l’ho fatto svenire io”.

L’incontro più emozionante però fu quello con Ezio Bosso. “È stato l’incontro più sconvolgente – confessa – Era una delle poche persone davanti alle quali mi sentivo in soggezione. Nella sua tragedia immane ha messo in scena la sua malattia, condividendola con la musica. Sarebbe bello raccontare questi personaggi anche nelle zone d’ombra, perché hanno sviluppato il genio attraverso grandi dolori che li hanno resi crudeli. Con lui fu un rapporto devastante”. Tra i due ci fu una storia, “complessa, dolorosa e pericolosa, irripetibile, che mi è costata moltissimo sul piano emotivo ma che sono felice di aver vissuto”. “È stato un sogno a tratti meraviglioso, fuori da ogni logica umana”, dice ancora al Corriere.

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