Ridono i renziani nell’assistere all’agonia del Movimento 5 Stelle, divertiti dalle coltellate inferte alle spalle di Giuseppe Conte ad opera di mani “amiche”. Ridono, ma non tutto è chiaro agli occhi di tanti che sul suo corpo politico vanno maramaldeggiando. Molti di questi gridano “Grillo padrone” dalle colonne dei quotidiani degli Agnelli, il che già mette un buonumore mattutino. Il “ve lo avevamo detto” urlato poi da gran parte delle destre non è frutto di perspicacia politica quanto il piacere di vedere un partito che, a causa delle pulsioni cannibalesche del suo fondatore, rischia di inabissarsi aprendo scenari insperati, tipo quelli di dare ossigeno a Italia Viva, Calenda e la bocciofila di Capracotta. Ridono in tanti, ma ridono male, miopi della felicità di chi, caduto in un dirupo, vede l’altro cappottare.

I figli di Grillo non paiono godere di buoni auspici. Pochi ragazzi sono divenuti di colpo invisi alla nazione intera come il rampollo del comico a seguito della sua sgangherata difesa fatta via web, in merito alle accuse di violenza sessuale. Il politico è sempre personale, e chissà che non sia stata la mancata solidarietà dei suoi a far scattare questa cupio dissolvi tesa a divorare Conte, statista refrattario ai ricatti e non digeribile dalle fauci di alcun padre padrone.

Sì, perché Conte, vada come vada, esce da questa vicenda come il vero rottamatore degli arnesi arrugginiti da vecchia politica paleo-democristiana, allergico ai ricatti, per nulla incline ad essere inghiottito dal padre famelico tormentato dal pensiero che qualcuno gli succeda. Al tempo della più apparentemente folle, ma in realtà ben mirata, crisi di governo del dopoguerra, Conte non ha permesso che il ricatto agito da chi voleva estrometterlo toccasse anche per un solo centimetro la sua giacca blu, chiamandosi fuori mentre con un gesto della mano asciugava la saliva famelica di chi non voleva mancare al banchetto allestito con quei denari che lui riuscì ad ottenere dall’Europa.

Oggi l’uomo che ha ridato all’Italia quella credibilità internazionale dissipata dai governi precedenti, che ha saputo riscuotere a testa alta un cospicuo assegno, che ha domato una pandemia costruendo un piano vaccinale che ora sta dando i suoi frutti, non si consegnerà come “fiero pasto” nelle fauci di un Ugolino che ha scelto di affossare il movimento da lui fondato. Movimento che, come tutto ciò che nasce dal basso, ha conosciuto storture, incongruenze, passi falsi, facendo salire sul carro presentabili ed impresentabili voltagabbana.

Un movimento che, tuttavia, è riuscito nell’impresa di porre tra la destra oscurantista e godereccia e i residui di un Partito democratico sfasciato dal renzismo quello spaccato di società civile che di questa diarchia si era ormai stancato. Conte ha saputo risvegliare dal torpore elettorale tanti cittadini stomacati da un modo di fare politica che si era allontanato anni luce dalla terra, e lo ha pagato in prima persona acquisendo, che piaccia o meno, quel seguito popolare che Grillo ha perso, per sempre. Questo Movimento deve scegliere: o evolversi, o morire.

Il padre dell’orda barbarica di cui parla Freud, il tiranno che tutto possedeva tenendo i figli sotto il suo tallone, viene da questi ucciso relegandolo a figura totemica, atto che pone le basi di una struttura sociale regolata da leggi tra pari. È questo il naturale percorso evolutivo di qualsiasi forma di aggregazione spontanea, fondata inizialmente sul carisma di un leader naturale che non voglia degenerare in setta: la successione al fondatore, l’adattamento a regole inizialmente ignorate, la fine dello stato di eccezione che prevede poteri straordinari accorpati nelle mani di pochi, in pratica la sostituzione del capriccio con la legge.

Che Grillo lo voglia o meno, il suo destino in tal senso è segnato. La sua ira furente scagliata verso i suoi eredi è il segno di quanto il concetto di eredità trasmissibile manchi nella sua idea di partito politico. Idea che invece è ben presente in gran parte degli elettori del Movimento, i quali decreteranno senza indugio la morte in culla di un Movimento da lui capeggiato, o da un qualsiasi re travicello che non sia Giuseppe Conte. Conosco diversi parlamentari di questo partito, e ne comprendo le angosce, le titubanze. L’incertezza nell’esporsi, le paure di perdere il seggio. A costoro vorrei dire di passeggiare per le vie della città, e non restare fissi sui tweet del blog di Grillo. La gente, quella che vuole Conte a capo di questo movimento, è là fuori. Andate ad ascoltarla. È quella stessa gente che vi ha votato convintamente e vi seguirà con Conte, il quale ha l’onere di continuare portando sino in fondo quel parricidio utile all’avanzamento della dialettica democratica interna.

Dunque, cari onorevoli eletti nelle file 5 Stelle, esponetevi! Non restate nell’ombra. Il vostro partito, defenestrato Conte, resterà un palazzo diroccato, abitato da fanatici continuatori di un verbo morto o, come dice Ghunter Anders, esecutori di ordini quando l’emanatore di quegli ordini è morto. Salvini, Meloni e Renzi saranno in prima fila nell’assistere a questo palazzo che implode e, sgretolandosi, scompare. Uscite fuori da lì.

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