Palma d’Oro d’Onore per Marco Bellocchio. Dopo averlo invitato in Concorso sulla Croisette parecchie volte, e senza averlo mai premiato come avrebbe meritato, il Festival di Cannes 2021 onora il regista de I Pugni in tasca con un alloro in chiusura di festival e la proiezione, fuori concorso in anteprima di Marx può aspettare. Una bellocchiata, tra il documentario e il found footage, tra il racconto intrafamiliare e i familiari Bellocchio che tornano protagonisti di un film, come se lo fossero naturalmente sempre stati. “Il 16 dicembre 2016 Letizia, Pier Giorgio, Maria Luisa, Alberto ed io, Marco, le sorelle e i fratelli Bellocchio superstiti ci riunimmo, con mogli, figli e nipoti al Circolo dell’Unione a Piacenza per festeggiare vari compleanni”, spiega Bellocchio nelle note ufficiale di presentazione del film. “Io avevo organizzato il pranzo con l’idea di fare un film sulla mia famiglia, ma non avevo ancora le idee chiare. Non sapevo che cosa volevo esattamente fare. In realtà lo scopo era un altro… Fare un film su Camillo, l’angelo, il protagonista di questa storia”.

Camillo Bellocchio è il gemello di Marco che il 27 dicembre del 1968 s’impiccò. “Una storia totalmente autobiografica, ma che vuole essere “universale” (altrimenti che interesse potrebbe avere?) per almeno due motivi – spiega il regista piacentino – una riflessione sul dolore dei sopravvissuti (eravamo abbastanza sani noi fratelli per sentire dolore?), ma soprattutto sulla volontà di nascondere la verità a nostra madre, convinti che altrimenti non avrebbe sopportato la tragedia. E perciò il teatro nella tragedia”. Girato nel 2019 a Bobbio, Marx può aspettare è anche l’ultima frase che Camillo disse a Marco, l’ultima volta che si incontrarono prima che il gemello si uccidesse. Così come se in quella famiglia, dove in molti vissero in prima persona gli aneliti politici di anni rivoluzionari, la contestazione, la libertà sessuale, il maggio francese o l’invasione della Cecoslovacchia passassero inosservati. Dicevamo del Festival di Cannes che in qualche modo si è accaparrato uno jus primae noctis delle opere di Bellocchio fin dal lontano 1986, quando il cineasta di Bobbio rinacque con quel Diavolo in corpo che finì alla Quinzaine des Realisateurs. Poi di nuovo Il sogno della farfalla nel 1994 nel Certain Regard e ancor direttamente in Concorso Il principe di Homburg nel 1997 per sostenere definitivamente il ritorno dell’artista italiano tra i grandi del cinema dopo il folgorante esordio negli anni sessanta.

Tra gli ultimi successi di Bellocchio solo Buongiorno, notte (2003), Bella addormentata (2012) e Sangue del mio sangue (2015) sono finiti invece a Venezia dove, paradossalmente Bellocchio ha raccolto il secondo premio della sua carriera (il primo fu il Gran Premio della Giuria a Venezia per I pugni in tasca nel 1967): un’Osella d’argento per la sceneggiatura proprio per il film sul rapimento Moro. La partecipazione di Bellocchio a Cannes arriva dopo che è stata diffusa pubblicamente la prima foto dal set della serie tv Esterno Notte, la fiction che Bellocchio sta girando a Roma di nuovo sul caso del rapimento di Aldo Moro con Fabrizio Gifuni nei panni del presidente della DC. Bellocchio è altresì al lavoro per trasformare in realtà cinematografica il progetto che è stato di Steven Spielberg fino a un paio di anni fa: il caso Mortara ad oggi con il titolo provvisorio de La conversione. Marx può attendere sarà nelle sale italiane il 15 luglio 2021.

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