Google ha fatto sapere qualche giorno fa di voler cambiare i propri algoritmi di ricerca, nel tentativo di frenare la pratica da parte di alcuni siti Web, di pubblicare post non verificati e calunniosi sulle persone, che vanno a posizionarsi in alto nei risultati di Google quando le persone cercano il nome della vittima, per poi chiedere cifre enormi per rimuovere le calunnie: una vera e propria industria dell’estorsione online, che si sta diffondendo molto rapidamente.

Google ha anche creato un elenco di “vittime note” che include i nomi delle persone che hanno riferito alla società di essere obiettivo di tali schemi. Per queste persone, Google ha già fatto sapere di voler applicare particolari protezioni quando si tratta della classificazione dei risultati di ricerca, nel tentativo di impedire il più possibile la visualizzazione di contenuti simili da altri siti Web quando qualcuno cerca i loro nomi.

“Nel corso degli anni, il nostro approccio al miglioramento dei problemi di qualità nel posizionamento nella ricerca è stato coerente: non prendiamo l’approccio di “risolvere” le singole query, ma prendiamo questi esempi e cerchiamo modi per apportare ampi miglioramenti algoritmici”, ha spiegato Pandu Nayak, vicepresidente di Google che guida i team di qualità della ricerca. ” La nostra capacità di affrontare i problemi è migliorata con tecnologia, strumenti e segnalazioni di miglior qualità e oggi siamo in grado di adottare un approccio più sfumato per affrontare specifiche classi di query. Ma i principi di base rimangono gli stessi”.

La mossa fa parte di un più ampio cambiamento nell’ottica della lotta contro i contenuti tossici, poiché l’azienda deve affrontare un intenso esame per la disinformazione e l’estremismo che scorre sulle sue piattaforme ed è senz’altro un cambiamento notevole per un’azienda che è stata notoriamente riluttante a intercedere quando si tratta di risultati di ricerca. Il motore di ricerca di Google rappresenta circa il 90% delle ricerche web in tutto il mondo ed è la pietra angolare di un’attività pubblicitaria che genera la stragrande maggioranza degli oltre 180 miliardi di dollari di entrate annuali di Alphabet, azienda che possiede Google.

Google ha iniziato a intervenire nei risultati di ricerca negli ultimi anni, da quando cioè la pressione esercitata dai regolatori è aumentata, soprattutto in Europa. Nel 2014, ad esempio, l’Unione Europea ha stabilito che Google debba modificare i risultati della ricerca come parte del “diritto all’oblio” degli utenti, garantendo quindi la rimozione integrale di notizie false oppure ma vere non più attuali, che vanno a incidere negativamente sull’immagine attuale dell’utente.

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