Tempo fa alcune aziende telefoniche si misero d’accordo e iniziarono a fatturare ai clienti ogni 28 giorni invece che una volta al mese. Cosa vuoi che siano due giorni?!? Ma alla fine dell’anno invece di pagare 12 canoni mensili ne pagavi 13. Le associazioni consumatori fecero fuoco e fiamme e la furbata fu bloccata. Poi molti consumatori aderirono ad azioni legali di gruppo (Class Action) per riavere il denaro pagato in più. Ma molti non si sono presi la briga e ci hanno rimesso e basta. E le aziende colpevoli se la sono cavata con una multa ridicola, rispetto al volume di denaro incassato illecitamente.

Quattordici anni fa, quando mia madre era al Senato, presentammo un pacchetto di “10 leggi facili per cambiare l’Italia” con la consulenza di Marco Marchetti, avvocato a Perugia. Una legge proponeva la possibilità di organizzare anche in Italia Class Action sul modello Usa. L’altra legge riguardava l’istituzione di una autority che verificasse la correttezza dei “contratti di massa”, cioè di quei contratti standard che le grandi aziende propongono a un gran numero di persone, su beni o servizi indispensabili (comunicazione, energia, trasporti, eccetera).

Tutti i servizi che usufruiamo, dalla banca al cellulare, dal gas e luce all’assicurazione prevedono la firma di contratti costituiti da pagine e pagine, che ben pochi consumatori riescono a leggere e a capire. La legge prevede la necessità di una doppia firma avvisandoti nel testo che approvi anche delle clausole sfavorevoli al consumatore, ma la gente firma lo stesso, e tutto finisce lì. Ci si fida. Poi se ci sono dei problemi, spesso ti fanno notare che tu hai firmato un contratto che permette loro di fare quel cavolo che vogliono. Allora magari devi andare dall’avvocato per scoprire che quella postilla microscopica non è valida perché vessatoria e quindi vietata dalla legge, ma magari l’hai firmata lo stesso. E poi devi fare causa per far rispettare i tuoi diritti. E moltissime persone preferiscono rinunciare, visto che le cause civili durano 7/9 anni, costano, richiedono tempo. Insomma, la tutela a valle della truffa serve a poco, molto meglio come avevamo ragionato noi, e cioè intervenire a monte.

Ci dovrebbero essere controlli sui contratti prima che le aziende inizino a farli firmare. Si risparmierebbero grandi danni ai consumatori e centinaia di migliaia di processi che vanno a ingolfare la giustizia. E servirebbero anche leggi punitive, come negli Usa, contro le aziende scorrette. Oggi in Italia questo non esiste. L’unico risultato che abbiamo ottenuto, insieme a tante forze progressiste, è stata la legge che consente le Class Action, ma si tratta di una legge depotenziata, piena di laccioli messi apposta per bloccare i consumatori danneggiati.

Marco, ricordando quella esperienza di cui parlavo, descrive la situazione così: “Il tema della tutela, come tema generale di una società complessa come la nostra, dove ogni giorno stipuliamo contratti di cui non possiamo fare a meno, dovrebbe tenere conto che oggi si avverte spesso la debolezza congenita nel sistema di reazione alla truffa o alla prevaricazione, quando questa è già avvenuta, sarebbe più saggio prevenire. È un tema difficile e di grande rilievo, che attiene alla sicurezza del cittadino contemporaneo nelle sue relazioni esterne, che sono ineludibili. Perché spesso i cittadini avvertono – ma questo non perché siano truffe – una sorta di debolezza quando entrano in relazione con tutta serie di servizi o beni. Con Franca Rame, ad esempio, tentammo di lanciare una iniziativa di istituire un ‘Garante dei contratti di massa’ che potesse effettuare una vigilanza sulla equità e correttezza contrattuale di contratti che hanno ad oggetto prodotti o servizi essenziali (energia, trasporto, banche, assicurazioni, eccetera); non era una cattiva idea”.

Vogliamo vivere in un paese normale. Un paese dove sia normale che lo Stato prevenga e punisca truffe, imbrogli, prevaricazioni e abuso di posizioni dominanti. Chissà perché questo tema interessa così poco. Non è neanche un obiettivo di sinistra! Vai a fare il furbo coi 28 giorni in Svizzera e vedi cosa ti succede!

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