Da anni nel nostro paese la crescita del biologico è costante. Solo in Emilia-Romagna, dal 2014 le imprese agricole bio sono cresciute del 66%. Avendo sempre sostenuto questo modello di agricoltura che fa a meno di fertilizzanti chimici e di pesticidi, per i Verdi/Europa Verde questo costante trend di incremento è un risultato davvero soddisfacente. Pensiamo, però, che si possa, anzi si debba, fare un ulteriore, importante passo in avanti, ovvero puntare sullo sviluppo dei biodistretti, realtà complesse che sono molto di più di semplici consorzi di produttori bio.

Parliamo infatti di comunità attente a difendere la biodiversità, a usare in maniera razionale la risorsa idrica e il suolo, fino a promuovere un turismo sostenibile, volendo anche slow, attente a valorizzare le eccellenze enogastronomiche locali e il patrimonio naturalistico, paesaggistico e storico-culturale, fuori dai circuiti del turismo di massa. Si tratta, quindi, di un modello strategico di comunità allargata, finalizzato a passare da un’agricoltura della quantità ad un’agricoltura della qualità e delle relazioni. Un modello che genera ad ampio raggio ricadute positive e ricchezza sui territori, ragion per cui è giusto e necessario accompagnare i biodistretti nella fase nascente e in quello successiva di consolidamento.

Per questo, come capogruppo di Europa Verde in Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna, ho depositato il Progetto di Legge “Disposizioni per la disciplina, la promozione e la valorizzazione dei biodistretti” per contribuire a creare – tramite un provvedimento legislativo dotato di fondi – l’alleanza strategica tra agricoltori, allevatori, apicoltori, operatori turistici, residenti, associazioni e pubbliche amministrazioni. Obiettivo: diffondere la cultura del biologico e i principi dell’agro-ecologia e favorire un modello di sviluppo sostenibile e compatibile con la tutela della biodiversità e le esigenze socioeconomiche dei territori e delle comunità ivi insediate. Senza trascurare la possibilità di caratterizzare i biodistretti anche come comunità energetiche locali che contribuiscono all’impiego e alla diffusione delle fonti rinnovabili.

Sono tanti i benefici che portano i biodistretti ai territori in cui si insediano. Da favorire la libera aggregazione delle imprese collegate all’agricoltura biologica, valorizzando e mettendo in rete tutte le fasi della filiera agroalimentare bio, ad applicare i concetti di sostenibilità economica, ambientale ed energetica, anche in un’ottica di uso razionale dell’energia e di uso delle fonti energetiche rinnovabili, incentivando la diffusione dei sistemi di autoconsumo collettivo propri delle comunità energetiche; da promuovere la riduzione delle emissioni di gas serra e della produzione dei rifiuti, a salvaguardare le risorse idriche, contrastare il consumo di suolo agricolo e sostenere l’apicoltura, indispensabile supporto alle fasi di impollinazione e di tutela della biodiversità; fino a contrastare lo spopolamento della montagna grazie all’offerta di nuove opportunità economiche e occupazionali.

In Italia, dal Nord al Sud, i biodistretti cominciano a mettere radici, con esiti positivi anche in termini di creazione di comunità consapevoli. Per diffonderli in maniera più incisiva, la normativa nazionale, al momento alquanto generica, va però rafforzata ed ampliata, e accompagnata da provvedimenti di legge regionali in grado di tener conto delle specificità territoriali locali.

Per tutte queste ragioni, spero che il progetto di legge che ho depositato contribuisca a meglio definire, in Emilia-Romagna, la cornice entro la quale affiancare e sostenere la diffusione dei biodistretti. Un altro pezzo di futuro di qualità.

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