L’odio per il colore definisce la posizione della vita dei neri come inferiore a quella dei bianchi; e l’uomo nero, in risposta agli stessi sogni dell’uomo bianco, si sforza di sotterrare nel proprio cuore la coscienza di questa differenza, dato che questa lo rende solo e spaventato. Odiato dai bianchi, eppure parte organica di quella cultura che lo odia, l’uomo nero finisce a sua volta per odiare in se stesso ciò che gli altri odiano di lui.

Otto uomini, di Richard Wright (traduzione di Emanuele Giammarco; Racconti Edizioni) è un riuscito, crudo e reale mosaico narrativo di potente attualità. L’autore statunitense tratteggia attraverso otto racconti memorabili, il ritratto di otto uomini neri alle prese con la società occidentale. C’è un ragazzino che decide di comprarsi una pistola per dimostrare di essere diventato un adulto; un fuggiasco che si rifugia nelle fogne e decide di abbandonare il mondo soprastante; un luciferino e gigantesco marinaio che spaventa, suo malgrado, un gracile portinaio notturno di una bettola di Copenaghen; Saul Senders, l’uomo che vede il mondo diviso in due: quello nero, il suo, e quello bianco, che non gli appartiene.

Due realtà separate da milioni di chilometri di psicologia, distanza che Senders cerca di abbattere sfidando un’ombra carnale; un fanatico religioso africano vittima di peripezie dal sapore quasi marinettiano; un contadino povero alle prese con il lascito di un’alluvione; un disoccupato che cerca nel travestimento una soluzione ai suoi problemi; Richard, l’autore stesso, protagonista dell’amara esperienza in un centro medico a pulire le cavie di laboratorio, ignorato dalla fiumana del progresso.

Se “Un uomo tuttofare” e “Dio non è così” possono essere visti come splendidi esempi per costruire buoni dialoghi, “L’uomo che uccise un’ombra” e “L’uomo che visse sottoterra” sono due gioielli di ritmo e tensione psicologica e ottica. Grazie anche alla traduzione, il linguaggio gergale, comune di Wright è reso al meglio. Un testo di prepotente contemporaneità: “I bianchi non immaginano nemmeno che si troverebbero a dover fronteggiare una situazione molto più terrificante se venissero affrontati da persone senza alcuna rivendicazione, piuttosto che da chi si rifugia nell’aggressività sociale (…) l’insurrezione è solo la risposta disperata di una persona nei confronti di chi ha modellato il suo ambiente in modo tale che non gli sia possibile condividere appieno lo spirito della sua terra. Il tradimento è un crimine di Stato”.

Prendendo spunto dalla triste vicenda di Latasha Harlins, un’adolescente che nei primi anni Novanta a seguito di una colluttazione in un market venne freddata con un colpo di pistola alla nuca dalla proprietaria, Steph Cha scrive un romanzo che si getta nelle piaghe lasciate dalle proteste del caotico oggi degli Stati Uniti. Si tratta de La tua casa pagherà (traduzione di Andrea Russo, 21Lettere).

Un libro che a tratti mi ha ricordato Tranquillo, fratello! e L’erba nera, di Alex Wheatle (in Italia pubblicati da Spartaco Edizioni), i due volumi dedicati al durante e al dopo le sommosse di Brixton. Qui siamo non a Londra ma a Los Angeles, dopo trent’anni dalle rivolte che hanno messo a ferro e fuoco la metropoli ci sono ancora conti da regolare. In mezzo all’aumentare del malcontento, Grace si occupa della farmacia della sua famiglia e dei suoi genitori all’interno della comunità coreana della San Fernando Valley, ma il passato, che non sapeva di appartenerle, arriva anche per lei, l’intimità sfocia nel pubblico e viceversa, il climax narrativo, il cambiamento non cercato, arriverà inesorabile.

I miti del Pacifico si scontrano con la realtà occidentale. Gli spiriti delle Hawaii devono vedersela con il quasi illimitato potere del capitalismo americano. Squali al tempo dei salvatori (traduzione di Martina Testa, Edizioni E/O) è l’opera prima di Kawai Strong Washburn. Con una scrittura visionaria, ancestrale e colorata, l’autore, nato e cresciuto alle Hawaii, esplora le vicende di una famiglia isolana che assiste alla caduta in mare del piccolo Nainoa, salvato dagli squali invece di essere divorato da essi.

Prende così avvio un’epopea dai confini paradisiaci dell’”Impero”, dove la terra e la famiglia divengono rifugio e prigione dalla quale scappare. Isole devastate dal turismo di massa, leggende tramandate da generazioni in attesa di essere vendute al miglior offerente, giocatori di basket, identità messe a repentaglio, fiducia negli antenati e necessità di sopravvivere: sono tanti i temi e gli attori coinvolti in questo vitale romanzo che mette in luce le contraddizioni dell’American-way-of-life.

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