Due comunità energetiche realizzate a Napoli e Magliano Alpi, sedici in progetto, sette nelle fasi preliminari. Ma anche esperienze innovative di produzione e autoconsumo dell’energia che non rientrano dal punto di vista normativo tra le comunità energetiche. Sono sempre di più (nonostante l’atteso completamento del recepimento della direttiva europea) territori, amministrazioni, cittadini e imprese che si muovono per costituire nuove esperienze di autoproduzione, autoconsumo e scambio di energia. Almeno trenta quelle censite da Legambiente nel rapporto ‘Comunità rinnovabili 2021’, nel quale si mette in evidenza, però, la minore dinamicità quando si parla di installazioni di grandi impianti, che ancora una volta stentano a decollare. Siamo ad appena sopra al GW per la potenza complessiva installata nel 2020, 112 MW in più del 2019. “Una lentezza dettata non solo dalla pandemia – spiega Legambiente – ma soprattutto dalla mancanza di politiche serie e concrete in tema di iter autorizzativi e regole trasparenti in grado di dare certezza ai territori e alle imprese, che devono essere approvate tra le riforme urgenti per fare decollare il PNRR”. Il risultato sono le pessime performance di solare ed eolico, che invece dovrebbero dare il maggior contributo al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione. Non si arriva al GW di potenza complessiva con i 765 MW di solare fotovoltaico installati nel 2020 (appena 15 MW in più rispetto al 2019) e i 185 di eolico (73 MW in più rispetto al 2019). Eppure in Italia ci sono 3.493 Comuni già 100% elettrici, dove la produzione elettrica da rinnovabili supera i fabbisogni delle famiglie residenti.

IL POTENZIALE DELLE COMUNITÀ ENERGETICHE – Secondo uno studio Elemens-Legambiente, le comunità energetiche, opportunità arrivata con la Legge Milleproroghe approvata a marzo 2020, potranno contribuire con circa 17 GW di nuova potenza da rinnovabili al 2030, pari a circa il 30% dell’obiettivo climatico al 2030 del PNIEC (ancora da aggiornare). “La restante parte dovrà essere coperta attraverso lo sviluppo di impianti eolici, a bioenergie, geotermici, idroelettrici diffusi nei territori e ben realizzati” sostiene l’associazione. Sono due le comunità energetiche realizzate, a Napoli e Magliano Alpi, alle quali si aggiunge l’esperienza di autoconsumo collettivo di Pinerolo. La prima realizzata nel quartiere periferico di San Giovanni a Teduccio con un investimento di circa 100mila euro, finanziato da Fondazione con il Sud, e che grazie al ruolo fondamentale della Fondazione Famiglia di Maria ha coinvolto 40 famiglie con disagi sociali che potranno godere dei benefici di questo nuovo sistema energetico. Ma ci sono anche esperienze innovative che non rientrano dal punto di vista normativo in queste nuove configurazioni, come quella del porto di Savona. Qui è stato creato un sistema semplice di consumo e produzione a servizio delle utenze portuali, oggi alimentate da 121 kW di pannelli solari fotovoltaici destinati ad aumentare fino a 4 MW e in grado di soddisfare, una volta a regime, il 95% del fabbisogno annuale di energia del porto di Savona o il 45% di tale fabbisogno più i consumi di una grande nave passeggeri 10 volte al mese. Legambiente racconta anche 15 esperienze di autoconsumo, elettrico e termico, legate ad aziende agricole, edifici e interi territori.

COSA MANCA – Per Legambiente è fondamentale il completo recepimento delle Direttive europee in tema di autoproduzione e scambio di energia anche per superare le criticità emerse, come “il dimensionamento del perimetro delle comunità energetiche, la potenza degli impianti, i problemi legati alle cabine secondarie, la definizione degli incentivi”. Oltre ai temi legati all’allargamento alla possibilità di partecipare a soggetti “come ong ed enti del terzo settore, esclusi dalle direttive europee”.

I NUMERI DELLE RINNOVABILI – In Italia oggi oltre 1,1 milioni di impianti da fonti rinnovabili possono soddisfare il 37,6% dei consumi elettrici del Paese e il 19% dei consumi energetici complessivi, attraverso un mix di tecnologie finalizzate alla produzione di energia elettrica o termica. Sono 3.493 i Comuni già 100% elettrici e 40 i Comuni 100% rinnovabili, dove il mix delle fonti rinnovabili è in grado di coprire sia i fabbisogni elettrici che termici delle famiglie residenti. Accade nei Comuni delle Valli del Primiero e Vanoi (TN) o grazie alla presenza di cooperative energetiche, come nei Comuni di Dobbiaco e Prato allo Stelvio in Provincia di Bolzano, dove questi soggetti sono protagonisti della gestione dell’intero sistema, dalla produzione alla distribuzione in un sistema che fa risparmiare fino al 40% in bolletta rispetto alle normali tariffe energetiche. Sul fronte delle installazioni, ci sono oltre 800mila impianti fotovoltaici, più di 3mila mini idroelettrici, quasi 5mila impianti eolici, oltre 187mila a bioenergie (di cui 185mila sono da biomasse solide termiche), oltre 30mila geotermici tra alta e bassa entalpia, a cui aggiungere 4,4 milioni di metri quadri di impianti solari termici. Un mix di tecnologie che ha portato, nel 2020, la produzione da rinnovabili a 113,9 TWh permettendo di rinunciare a 13 GW di centrali a fonti fossili. Stando all’attuale PNIEC (che è ancora da aggiornare sulla base dei nuovi obiettivi europei) è arrivare ad almeno 80-100 TWh di produzione da rinnovabile al 2030.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: il tuo contributo è fondamentale

Il tuo sostegno ci aiuta a garantire la nostra indipendenza e ci permette di continuare a produrre un giornalismo online di qualità e aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per il nostro futuro.
Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Torna la Settimana Veg: l’alimentazione vegetale è il modo migliore per ridurre il proprio impatto

next
Articolo Successivo

Oipa Trento è stata la prima associazione a occuparsi dei cani di famiglie colpite dal Covid

next