Franco Battiato era un cantautore, compositore, musicista, regista e pittore. Curioso e attento l’artista si è sempre distinto per essere innovatore e rivoluzionario. Un vero e proprio Maestro della musica italiana, anche se non amava definirsi così. L’umiltà che solo i grandi possono avere. Battiato con i suoi 30 album in studio all’attivo in oltre 50 anni di carriera ha abbracciato il pop, l’elettronica, la lirica, rivoluzionando così il panorama della musica italiana. Negli Anni 60 Battiato ha cavalcato il moto delle canzoni di “protesta”, negli Anni 70 ha sperimentato il rock progressivo e la sperimentazione negli Anni 80. Poi piano piano il ritorno alla musica pop e la consacrazione nella musica d’autore. Al suo fianco immancabili diversi collaboratori e amici, soprattutto il filosofo Manlio Sgalambro che è stato co-autore di molte sue composizioni. Soprattutto a cavallo tra gli Anni 70 e 80, i testi delle canzoni hanno sposato l’esoterismo, la meditazione orientale e la filosofia. Temi a cui Battiato era legatissimo. Oltre alla passione per la pittura, Battiato è stato anche regista con tre pellicole “Perdutoamor” del 2003, “Musikanten” del 2005 e “Niente è come sembra” del 2007. Oltre a tre documentari all’attivo “La sua figura” del 2007 dedicato all’amica e grande artista scomparsa Giuni Russo, “Auguri Don Gesualdo” su Gesualdo Bufalino del 2010 e “Attraversando il Bardo” del 2014, sulle esperienze post mortem. Nella sua carriera ha collaborato anche con moltissimi suoi colleghi da Claudio Baglioni ai CSI, da Enzo Avitabile a Pino Daniele, dai Bluvertigo a Tiziano Ferro, Celentano, Subsonica, Marta sui Tubi, oltre al decisivo ruolo svolto nelle carriere di Milva, Alice e Giuni Russo.

Nella seconda metà degli anni 60 in una Milano sconvolta dagli avvenimenti politici, il giovane Franco Battiato si fa con la sua chitarra al Club 64, il cabaret dove transitavano artisti del calibro di Gino Paoli, Bruno Lauzi e tanti altri. Una sera tra il pubblico c’era anche Giorgio Gaber che rimane folgorato dalle potenzialità dell’artista. I due diventano amici. Un incontro fortunato perché è stato proprio Gaber ad aiutarlo a trovare uno spazio nel mondo della discografia. Erano gli anni infuocati del ’68 e Battiato si inserisce nella musica di “protesta”. “La torre” e “Le reazioni” hanno sancito i primi passi importanti nella musica per Battiato che proprio con il primo brano si è presentato in tv, era il primo maggio 1967. Con “… e allora dai!”, composto con Gaber, Franco Battiato fa il suo ingresso al Festival di Sanremo 1967. Inizia in un secondo momento un nuovo percorso nella musica “romantica” anche in cerca del plauso definitivo del pubblico. “È l’amore” del ’68 vende oltre 100mila copie. La musica sperimentale prende il sopravvento nel 1971 e Battiato cambia tutte le carte in tavola e ciò che aveva seminato in quegli anni. Proprio nel 1972 pubblica il suo primo disco intitolato “Fetus” – ha venduto 7mila copie – con ritratto un feto sulla copertina, naturalmente è stato censurato. Un album di rottura tra musica mediterranea, chitarra e sintetizzatori. Sempre nello stesso anno esce “Pollution”. “Sulle corde di Aries” del 1973 invece rispecchia l’anima più intimista e intellettuale con in sottofondo le ispirazioni della musica araba, senza rinunciare all’elettronica. “Clic” esce nel 1974 e segna il percorso nell’avanguardia contemporanea. L’opera è dedicata al musicista e amico Karlheinz Stockhausen. Una piccola curiosità: uno dei brani “Propiedad prohibida” è la sigla di apertura di TG2 Dossier. “M.elle le Gladiator” del ’75 contiene dieci minuti di esperimenti musicali e venti minuti di suoni d’organi, registrati nella cattedrale di Monreale. Tra il 1971 e il 1975 accantona momentaneamente il suo percorso discografico per sperimentare collaborazioni diverse ed esperimenti d’avanguardia. Nel 1977 firma per Dischi Ricordi e pubblica tre dischi poco apprezzati: “Battiato” e nel 1978 “Juke Box” e “L’Egitto prima delle sabbie”. In messo a queste uscite Battiato incrocia la sua strada artistica con il musicista Giusto Pio che gli insegnerà anche il violino. La svolta avviene nel 1979 “L’era del cinghiale bianco”, sotto contratto con Emi, che si inserisce in un grande momento di riflessione personale del Maestro segnata dall’esperienza spirituale del sufismo. “L’era del cinghiale bianco” – dove il cinghiale è l’animale sacro emblema del sapere spirituale – conosce due fasi di lavorazione. Nella prima mancano il basso, la batteria e viene scartato il lavoro fatto, poi con l’innesto di Tullio De Piscopo e Julius Farmer si arriva alla versione definitiva. Alla Emi non sono molto convinti ma pubblicano lo stesso il disco. Tra i brani contenuti il grande classico “Stranizza d’amuri”. La critica storce il naso ma qualcosa inizia a muoversi e l’attenzione su Battiato si accende.

Ad aprire gli Anni 80 è l’album “Patriots” – il titolo originale era “I telegrafi del martedì grasso” – che ottiene un buon riscontro commerciale e contiene le celebri “Up patriots to arms”, “Prospettiva Nevski” e “Le aquile”. Un’opera che si ispira a grandi maestri della cultura da Leopardi a Carducci. La produzione artistica di questo periodo si caratterizza per il ricorso alla citazione e non c’è una storia, una tematica lineare quanto situazioni – apparentemente – prive di senso. La consacrazione al grande successo commerciale arriva nel 1981 con “La voce del padrone”, titolo ispirato allo scrittore Georges Ivanovic Gudrjieff ma anche alla casa discografica. È il disco che contiene le celebri “Bandiera bianca” – memorabile la sua esibizione su un palco e il megafono -, “Centro di gravità permanente” che diventa una vera e propria hit e la rivisitazione di “Ccucccurucucù” di Caetano Veloso, dove nel coro c’è l’amica Giuni Russo. In un anno il disco mette a segno oltre un milione di copie vendute. Il successivo “L’arca di Noè”, dal tono pessimista e apocalittico, vende 550mila copie. Nella tracklist c’è “Voglio vederti danzare” che non mancherà mai nella scaletta dei concerti di Battiato. L’elettronica si mischia alla musica classica.

L’elettronica regna sovrana nell’album “Orizzonti perduti” del 1983, dove il misticismo si fa spazio in racconti popolari. Tra i brani spicca un altro grande classico del repertorio del Maestro “La stagione dell’amore”. Nel 1985 esce “Mondi lontanissimi”, un esempio di musica classica che si intreccia alla musica prodotta dai computer. I mondi lontanissimi sono i pianeti del Sistema Solare ma anche i mondi interiori della nostra coscienza. Ulteriore svolta artistica e personale con “Fisiognomica” del 1988, quando decide di lasciare Milano per trasferirsi in una villa a Milo, alle pendici dell’Etna. Il disco è ispirato all’omonima opera di Aristotele e contiene brani cult come “E ti vengo a cercare”. Il disco vende oltre 300mila copie. Gli Anni 90 si aprono con “Come un cammello in una grondaia” del 1991, registrato ai celebri Abbey Road Studios, citazione dello scienziato persiano al-Biruni del XII secolo. Le sonorità sono marcatamente religiose e spirituali con una vicinanza alla sinfonia classica da Wagner a Beethoven. La canzone che ha spiccato il volo è stata “Povera Patria”, le cui parole sono ancora straordinariamente attuali. “Il Caffè de la Paix” del 1993 – il famoso locale parigino del 1862 – segna il ritorno al pop Anni 80 con basso, chitarre e tastiere con sonorità legate alla world music. Nel 1994 il sodalizio artistico che durerà per tutto il resto della carriera di Battiato con il filosofo Manlio Sgalambro, il primo disco assieme è “L’ombrello e la macchina da cucire” – citazione di una frase del poema epico ‘Canti del Maldoror’ del poeta francese Lautreamont – dalla forte matrice intellettuale e lontanissima dal successo commerciale. Nel 1996 Battiato firma per la Mercury e pubblica “L’imboscata” che con le sonorità elettroniche riporta Battiato al successo di vendite. Il disco contiene una delle canzoni più amate del repertorio del cantautore: “La cura”. Nel 1998 il ritorno all’elettronica e al rock con “Gommalacca”, che rappresenta non solo una delle sue sperimentazioni più convincenti ma anche un ottimo successo di vendite. I brani che hanno trascinato il disco sono stati “Il ballo del potere” e “Shock in my town”. Battiato affronta anche uno dei temi a lui più cari come la reincarnazione nel brano “Vite parallele”. Tra il 1999 e il 2008 esce la trilogia di “Fleurs”. Il primo capitolo di “Fleurs” esce nel 1999 e contiene due brani inediti e dieci brani firmati da altri autori da Sergio Endrigo a Jacques Brel. C’è anche un omaggio a Fabrizio De André con “La canzone dell’amore perduto”. Nel 2003 esce “Fleurs 3”e nel 2008 “Fleurs 2” che contiene il brano di successo “Tutto l’universo obbedisce all’amore” con Carmen Consoli. Oltre alla trilogia è uscito nel mezzo “Ferro battuto” nel 2001 che vede la collaborazione del leader dei Simple Minds, Jim Kerr, nel brano “Running against the grain”. Nel 2004 esce “Dieci stratagemmi” con la Sony Music dove tra i singoli spicca “Tra sesso e castità”. Nel 2007 viene pubblicato “Il vuoto” e due anni dopo arriva “Inneres Auge – il tutto è più della somma delle sue parti”, una antologia con due inediti e alcune cover. Un durissimo atto d’accusa contro la politica. A cinque anni dal precedente disco di soli inediti, esce nel 2012 “Apriti sesamo” che si scaglia non solo contro la politica ma contro la morale e il costume di quegli anni. Un’opera che si distingua non tanto per le musiche che confermano l’innesto del pop con l’elettronica, quanto dai testi chiari e netti contro il disagio sociale.

È l’ultima collaborazione col fidato Sgalambro, che scompare nel 2014 a 89 anni. Segue una intensa attività live e la pubblicazione nel 2014 di “Joe Patti’s Experimental Group” tra sintetizzatori, tastiera e pianoforte. Nel 2017 l’ultimo concerto al Teatro romani di Catania e poi il ritiro. Nel 2019 esce “Torneremo ancora”, antologia di brani classici con nuove versioni orchestrali eseguite con la Royal Philarmonic Concert Orchestra, durante le prove di alcuni concerti del 2017. L’inedito che dà il titolo al disco è frutto di un assemblaggio con la voce incisa da Battiato nel 2017. Nel comunicato stampa del progetto sono apparse alcune parole del cantautore che oggi suonano un po’ come un triste presagio: ” Da anni ho lavorato sulla conoscenza del mistero insondabile del passaggio. Da La porta dello spavento supremo a Le nostre anime sino al documentario Attraversando il Bardo. Il brano Torneremo ancora ne è una ulteriore testimonianza”. Alcuni dei versi della canzone oggi risuonano come un arrivederci: “La vita non finisce, è come il sogno, la nascita è come il risveglio finché non saremo liberi. Torneremo ancora”. Le sue parole e le sue opere rimarranno scolpite come pietra nel panorama musicale italiano, come esempio unico e irraggiungibile.

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