Nel mondo anglosassone L’anomalia di Hervé Le Tellier (La Nave di Teseo) lo definiscono un page-turner, ovvero un libro talmente emozionante che si desidera leggere in fretta e furia. Confermiamo l’assunto e aggiungiamo che l’amo gettato pressoché ad ogni 4/5 pagine non è solo il risultato di un’operazione programmatica a livello di genere bensì di un approccio stilistico di un autore che sembra avere particolare dimestichezza sulla breve distanza compositiva. Intanto il fatto bizzarro e logicamente inspiegabile alla base della storia è legato ad un volo Air France partito da Parigi il 10 marzo 2021 e atterrato a New York lo stesso giorno dopo aver incontrato, poco prima del’atterraggio, una mostruosa turbolenza dovuta al maltempo che ha fatto balenare la morte nella mente dei passeggeri. Lo stesso aereo, con lo stesso equipaggio e gli stessi passeggeri riapparirà anche tre mesi dopo, improvvisamente dal nulla, il 24 giugno 2021, chiedendo di atterrare a New York come se fosse il 10 marzo appena passato. Aereo e persone a bordo vengono così condotte e rinchiuse in un hangar militare del New Jersey mentre FBI, CIA, generali dell’esercito, Trump, il presidente cinese Jinping e Macron convocano scienziati e leader religiosi per venire a capo di un rompicapo fisico-spaziale impossibile. Narrato da 11 diversi passeggeri del volo (tra questi una popstar nigeriana, un killer misterioso, un’arrembante avvocatessa, uno scrittore presto suicida e un tizio in fin di vita per un cancro al pancreas), come da uno scienziato nerd che somiglia a Forrest Gump, L’anomalia ha un ritmo incalzante costretto in ariosi brevi capitoletti di una decina di pagine, a loro volta suddivisi in tre momenti spaziotemporali differenti e consequenziali. Insomma, per chi non l’avesse capito, la vita secondo Le Tellier è tutta una questione di doppi (dei personaggi del racconto, di noi stessi), relazionata a il comparto di ipotetiche leggi della fisica e a quel tanto che gli basta per esplorare in maniera folgorante il registro del romanzo intimo come quello del thriller con intonsa maestria. Siamo comunque in un terreno letterariamente inqualificabile (un po’ come l’enigma narrativo del libro), una sorta di nastro di Moebius tra formalismi alla Raymond Queneau e spiegazioni alla Carlo Rovelli. “A rigor di logica, deve pur esserci, da qualche parte lungo la linea continua del tempo, un punto di non ritorno, un attimo di irrimediabile passaggio a partire dal quale più niente e nessuno potrà salvare il ficus”. Voto (sempre che si ricordi di dare da bere al suddetto ficus): 7e1/2

Lo Scaffale dei libri, la nostra rubrica settimanale: diamo i voti a L’anomalia, Il resto non conta, Inside Tangier

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