Sì, no, forse. A volte le opinioni mutano più velocemente dei virus. La decisione degli Stati Uniti di sostenere la liberalizzazione dei brevetti sui vaccini Covid in sede Wto spacca l’Europa. In mattinata Francia e Unione europea si erano rapidamente accodati a Washington, nel pomeriggio è però arrivato il “nein” di Berlino. La liberalizzazione, ha detto un portavoce di Angela Merkel “creerebbe seri problemi alla produzione dei vaccini” aggiungendo che “La protezione della proprietà intellettuale è una fonte di innovazione e deve rimanere tale anche in futuro”. Una presa di posizione arrivata mentre la tedesca BioNtech, che realizza il vaccino con Pfizer, precipitava del 13% alla borsa di Francoforte e aveva da poco diffuso una nota per spiegare che “I brevetti non sono il fattore limitante della produzione e dell’approvvigionamento del nostro vaccino. La liberalizzazione non aumenterebbe la produzione mondiale né l’approvvigionamento delle dosi nel breve e medio termine”. Tedesca, di Tubinga, è anche CureVac che ha sua volta sviluppato un vaccino e che sta perdendo in borsa quasi il 20%.

In mattinata il presidente francese Emmanuel Macron, si era detto “del tutto favorevole” alla revoca delle licenze. Quasi sulla stessa linea la presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen che aveva affermato “L’Ue è pronta a discutere qualsiasi proposta che affronti la crisi” del Covid “in modo efficace e pragmatico. Questo è il motivo per cui siamo pronti a discutere di come la proposta degli Stati Uniti per una deroga alla protezione della proprietà intellettuale” dei brevetti “per i vaccini Covid potrebbe aiutare a raggiungere tale obiettivo”. Silvia Calzón, esponente del governo spagnolo ha detto che Madrid condivide la posizione di Bruxelles sulla possibile revoca dei brevetti dei vaccini. Secondo Mario Draghi: “I vaccini sono un bene comune globale. È prioritario aumentare la loro produzione, garantendone la sicurezza, e abbattere gli ostacoli che limitano le campagne vaccinali”. Movimento 5 Stelle e il ministro del Lavoro Andrea Orlando del Pd invitano il governo a sposare la posizione statunitense.

Eppure lo scorso 12 marzo i paesi europei, insieme a Brasile e Stati Uniti si erano mossi come una falange contro la stessa proposta di liberalizzazione avanzata al Wto da India e Sud Africa in rappresentanza di una sessantina di paesi. La decisione era stata motivata con la solita spiegazione secondo cui i produttori hanno diritto a fare profitti per ripagare gli investimenti sostenuti per sviluppare il farmaco. Peccato che nel caso specifico del vaccino anti-Covid una buona parte dei soldi necessari per lo sviluppo del farmaco siano stati stanziati dagli stessi governi. Difficile capire cosa ci sia alla base di questa improvvisa inversione a “U” di Stati Uniti, Francia e Unione europea. Una certa pressione da parte dell’opinione pubblica, il buono stato di avanzamento delle vaccinazioni negli Usa e la presa d’atto della lentezza con cui invece procede la somministrazione nei paesi poveri. Forse.

Più probabilmente il fatto che le case farmaceutiche di profitti con il vaccino ne hanno ormai già fatti un bel po’, come ha dimostrato qualche giorno fa la trimestrale di Pfizer. Nei nei primi tre mesi dell’anno il colosso Usa ha incassato 3 miliardi di dollari solo grazie alle fiale anti Covid e nel 2021 si attende di ricavare dal vaccino 26 miliardi. Soldi che in ogni caso arriveranno, i contratti ormai sono stati siglati e, anche se dovesse essere approvata dal Wto, la liberalizzazione delle licenze non significa che da domani il vaccino sarà prodotto ovunque. L’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, si è comunque premurato di far sapere di essere “per nulla” favorevole alla rimozione dei brevetti sui vaccini anti-Covid. Viceversa il numero uno di ModernaStéphane Bancel ha detto di “non aver perso neppure un minuto di sonno” per la decisione degli Usa.

Il vero ostacolo non è infatti tanto quello di avere a distribuzione la “formula”, quanto di disporre degli impianti e delle competenze per metterla in produzione. Oltre alla necessità di reperire materiali che sinora erano disponibili in dosaggi limitati. La liberalizzazione è una condizione necessaria ma non sufficiente. Su questo hanno giocato produttori come Moderna che già lo scorso autunno aveva sbandierato ai quattro venti di aver messo a disposizione di tutti la formula del suo vaccino. La liberalizzazione guarda al futuro più che al presente E’ il punto di partenza per iniziare a dotare il pianeta di una rete capillare di siti produttivi in grado di reagire rapidamente ad eventuali nuove epidemie, date purtroppo per scontate da molti esperti. La biotecnologia mRna utilizzata nella produzione di molti dei vaccini anti Covid consente, e consentirà in futuro, di sviluppare risposte vaccinali molto rapide a nuovi patogeni. Ma colli di bottiglia nella produzione e distribuzione rischiano di attenuarne i vantaggi.

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