E se Napoleone fosse morto avvelenato? Nel giorno del bicentenario della sua morte, il 5 maggio 1821, online torna in auge la teoria dell’avvelenamento da arsenico. Un po’ complottiamo, un po’ studi storici e tossicologici piuttosto accurati, dopo duecento anni si può perlomeno affermare che non c’è estrema chiarezza sulla morte dell’imperatore francese che conquistò mezza Europa. In pratica i sostenitori dell’avvelenamento sostengono che Napoleone non sia morto per un tumore allo stomaco, patologia di cui aveva sofferto anche il padre.

Tanti sono gli studi sulla presenza dell’arsenico nei capelli dell’Imperatore, ma solo uno di questi datato 2003 sembra la chiave di volta. Responsabile dell’ennesima analisi di campioni piliferi di Napoleone è il dottor Kinz del’università del Lussemburgo che secondo procedure legalmente riconosciute e con tecniche spettroscopiche ha rilevato che l’arsenico non era presente solo sulla superficie del capello ma anche ne midollo rivelando quindi un’origine endogena dell’avvelenamento. Una prova scientifica, anche se dopo quasi duecento anni e con mille dubbi sulla conservazioni dei campioni imperiali, che ha però fatto affermare nel 2004 ad uno dei maggiori studiosi di Napoleone, David G. Chandler, che l’Imperatore di Francia venne avvelenato.

Ed è qui che scatta invece il puro complottismo che, probabilmente, non riceverà mai il bollino della veridicità storica. La prima ipotesi è che ad avvelenare gradualmente Napoleone siano stati gli inglesi stanchi di mantenerne l’agio dell’esilio a Sant’Elena; la seconda è quella che vede un marito geloso, tal Carlo Tristano di Montholon, responsabile della cantina imperiale, che non potendone più della tresca di Napoleone con la moglie Albina si è vendicato; la terza, infine, è l’avvelenamento casuale dovuto ad una delle ghiottonerie del nostro: il consumo smodato di orzata che avendo una base di mandorle amare ha inoculato arsenico nel sangue di Napoleone mese dopo mese fino a risultare fatale.

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