Una decina di anni ha ho incontrato un brillante laureato con un sorriso ottimista e una forza notevole. Ci siamo dedicati ad alcune attività con entusiasmo e tra una pausa e l’altra, un incontro e l’altro è nata una reciproca stima. Tanta solidale amicizia e spesso un consiglio netto da parte sua ad una povera mamma come me che non riusciva a capire alcune complessità fisiche nella gestione di una vita in carrozzina.

Ho chiesto a Giacomo il permesso di pubblicare questo suo scritto e lascio a voi l’intensità di questa riflessione:

Cara Fabiana,

ti scrivo perché oggi finalmente dopo tanto tempo, sono felice, anche solo per un attimo. Forse mi vaccinano, tra una o due settimane, non so ancora quando, ma mi accontento così. Attualmente vivo in una struttura sanitaria della periferia romana, insieme ad altre persone disabili. Ho 38 anni e una tetraparesi spastica dalla nascita che mi costringe in carrozzina .Da sempre non intendo essere solo la mia carrozzina, parlare solo di quello o passare “alla storia” nel mio piccolo, solo per quello. Noi Fabiana un po’ ci conosciamo e ci vogliamo bene da lontano da tanti anni e tu questo già un po’ lo sai.

Ringrazierò per sempre la mia famiglia, che mi ha insegnato a pensare e a vivere così fin da piccolo, non negando e nascondendo mai le difficoltà ma sempre e comunque a testa alta e senza mai lasciarsi schiacciare dalle difficoltà e dal pregiudizio.

Amo Roma follemente ma ora, per via del Covid e delle sue restrizioni, vivo a cancelli chiusi, in un microcosmo, senza uscire o avere contatti con l’esterno. col mondo quello vero, da sabato 3 marzo 2020.

Intendiamoci bene: hanno chiuso i cancelli, tempestivamente dalla sera alla mattina, perché era giusto così, anzi sacrosanto e doveroso, per me e per tutte le persone che vivono con me, molte delle quali sono anziane e hanno patologie croniche. Guai se non l’avessero fatto e molte strutture simili, anche a Roma, non lo hanno fatto con altrettanta, doverosa celerità. All’inizio ci hanno detto “staremo a cancelli chiusi fino al vaccino”. Tosto, spesso con precauzioni eccessive, ai limiti del grottesco, ma comunque logico e comprensibile, in questa situazione – almeno per me. Comunque in rigoroso rispetto delle regole e delle prescrizioni varate dagli enti preposti. All’inizio non si sapeva se e quando ci fossero stati i vaccini, si parlava addirittura di due anni. Poi per fortuna i vaccini sono arrivati molto prima e adesso ci dicono più o meno chiaramente che ora che finalmente ci vaccineranno per noi non cambierà niente.

Dovremmo stare ancora chiusi, perché ci hanno detto che la pandemia è “mondiale, quindi, per uscire e vedere i cancelli aperti, dovremmo aspettare l’immunità di gregge mondiale“. Ergo, prima si vaccinano in Uganda, poi forse vediamo se aprire o uscire anche noi? Quanto tempo dovrà passare? Secondo questa teoria passerà ancora molto tempo, nella peggiore delle ipotesi potremmo, potrei anche non uscire più. Scusate se al solo pensiero non faccio i salti di gioia, nemmeno in senso figurato!

Dipende dalla Asl, dicono a loro discolpa, No, anzi, dalla Regione. Comincio a pensare istintivamente che alla Asl e alla Regione ci “siano solo persone senza cuore”. Razionalmente so che così ovviamente non è. Mi chiedo anche che senso ha fare ora il vaccino, per stare chiuso qui un altro anno, o forse anche di più? Mi dicono un po’ per consolarmi, un po’ per prendermi bonariamente in giro: “Ma tu non è che uscivi tanto neanche prima”. Vero, ma lo sceglievo sempre e solo io, non mi sembra esattamente la stessa cosa.

La pandemia è una catastrofe globale gravissima, ne ho il massimo rispetto e il giusto timore, ma in questo momento rischio anche le crisi di panico, la depressione, e anche delle reazioni inconsulte se non esco o anche solo se penso di non poter uscire, dopo il vaccino, gradualmente e rispettando le regole, come tutti gli altri esseri umani della Terra. Hanno “sclerato” pure quelli del Grande Fratello Vip (adeguatamente remunerati), perché non ce la facevano più a stare chiusi nella Casa, quando il programma si prolungava; figurati io, figurati tanti di noi.

Sono tanto stanco di sopravvivere e basta, chiedo solo di ricominciare a vivere, lentamente e rispettando le regole, quando sono ragionevoli. Voglio tornare a pensare e a ripensare positivo ad un futuro possibile. Voglio tornare lentamente a passeggiare per le strade di Roma, che amo tanto, voglio tornare a vedere e a rivedere i miei amici più cari. guardandoli nelle “palle” degli occhi, senza avere nessuno alle spalle, e senza pensare che la pandemia possa tornare da un momento all’altro. Anche se sono in carrozzina e guardo momentaneamente e volontariamente il mondo dalla finestra di un microcosmo.

Cara Fabiana, secondo te chiedo troppo? Per parte mia non credo proprio sia un “peccato di lesa maestà”. Ripeto dopo e solo dopo aver fatto il vaccino, come tutti gli altri cittadini italiani di “buona volontà”, anche se sono “tra i più fragili”, e mi appresto a fare il vaccino, tra “gli ultimi e non tra i “primi della lista”, come avevo letto e sentito più volte sui giornali e in tv dovesse essere.

Per una volta, non mi sarebbe affatto dispiaciuto essere in prima fila e con pieno merito, senza alcuna furbizia. Grazie dell’ascolto e della paziente attenzione Fabiana, Un abbraccio affettuoso e riconoscente. Spero di rivederti presto e ringraziarti di persona.

Giacomo Spartano

A volte sento il bisogno di abbassare la testa e rimanere in silenzio. Sento la sete e non basta l’acqua. Scorre dentro di me un senso di imbarazzo e disagio per non essere abbastanza da poter correggere le mostruosità che nel 2021 devono attanagliare la vita di un uomo meraviglioso di 38 anni al quale un semplice aiuto fisico potrebbe restituire la libertà di esistere appieno.

Ti voglio bene Giacomo e spero di poter di nuovo festeggiare insieme saziandomi della tua scienza, della tua conoscenza e della tua essenza.

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