Venti squadre, quasi 200 partite a stagione, 4 miliardi l’anno da spartire fra pochi eletti e agli altri le briciole, o nemmeno quelle. È la Superlega, il sogno di Florentino Perez, Andrea Agnelli &Co. per salvare le big dal fallimento, cambiando le regole del gioco. Un calcio dove non c’è molta differenza tra vittoria e sconfitta, perché dal punto di vista economico non si perde mai: il nuovo campionato internazionale che nelle intenzioni dei “Top 12” dovrebbe sostituire la Champions League è pensato per garantire una base fissa di entrate ai club, un flusso di cassa stabile con cui i bilanci saranno autosufficienti per gli anni venire. Lo rivelano le prime bozze del progetto, che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare.

LA FORMULA: DUE GIRONI DA 10, POI ELIMINAZIONE DIRETTA – Le 20 partecipanti sono 15 soci-fondatori, che hanno diritto eterno di partecipazione (a patto di rispettare alcuni parametri infrastrutturali ed economici: fra questo, anche un salary cup pari al 55% del fatturato), e 5 invitate che possono cambiare di anno in anno. Le squadre saranno divise in due gironi da 10, con partite di andata e ritorno. Le prime 4 si qualificano ai quarti di finale, dove si incrociano in base al piazzamento. Finale secca in campo neutro. Messa così, la formula è abbastanza tradizionale. Il vantaggio, però, è moltiplicare i big match: 193 partite in totale, meno di quante ne promette la nuova Champions (a quota 225) ma sempre d’elite, da un minimo di 18 a un massimo di 23 per squadra. Praticamente, un Liverpool-Real o Barcellona-Juve ogni settimana. C’è pure una clausola che strizza l’occhio alla Fifa: i 12 migliori della Superlega parteciperebbero al nuovo mondiale per club organizzato dalla massima organizzazione calcistica mondiale. Un modo per provare a conquistare il n. 1 Gianni Infantino, che però fin qui almeno a parole si è detto contrario. In teoria si parte nell’estate del 2022, ma se la situazione dovesse precipitare gli organizzatori sono pronti a bruciare i tempi e anticipare a settembre.

3,5 MILIARDI ALL’ISCRIZIONE (MA NON IN PARTI UGUALI) – La parte più interessante è quella economica. Al momento dell’ingresso nel torneo, i 15 soci-fondatori riceveranno un assegno una tantum di 3,5 miliardi. La copertura è della banca d’affari JP Morgan, finanziatore della manifestazione. Si tratta di un prestito, da restituire in comode rate ventennali. Ufficialmente per investire in infrastrutture, ma in realtà servirà soprattutto per ripianare le perdite dovute al Covid, la ragione per cui i top club sono a un passo dal fallimento e hanno deciso lo strappo. Attenzione, però: non tutti avranno la stessa fetta della torta: ai 6 club andranno 350 milioni, a 4 club 225 milioni, a 2 club 112 milioni e a 3 club solo 100. Nemmeno i soci-fondatori saranno uguali fra loro, c’è sempre un ricco più ricco degli altri. E sarà divertente capire come verranno considerate le tre italiane, che in Europa non vincono da anni.

RICAVI PER 4 MILIARDI L’ANNO: LE INVITATE AL TAVOLO SENZA MANGIARE – Poi ci sono invece le entrate stagionali: solo di diritti tv, la Superlega dovrebbe valere 4 miliardi l’anno. Tolti 850 milioni di costi fissi (a proposito, potrebbe esserci una tassa di partecipazione speciale di 60 milioni riconosciuta a Barcellona e Real), ne restano oltre 3 da spartire. Ovviamente, con le dovute differenze. Formalmente, il 65% della torta si divide in parti uguali: ma di questo, metà solo fra i 15 soci fondatori, metà fra tutte e 20 le squadre (quindi alle 5 invitate solo le briciole). Poi c’è un 15% di divisione commerciale, che spetta a soci fondatori (divisi in due gruppi: 10 soci di Serie A e 5 di Serie B). E infine un 25% “meritocratico”, in base al piazzamento. Facciamo un po’ i conti: con 115 milioni di equal share, 37,5 milioni di commercial share e 80 milioni di merit share, la vincente potrà guadagnare fino a 230 milioni l’anno (e questi sono solo i diritti tv). Un socio di media fascia dovrà accontentarsi di una cifra intorno ai 200. Più del doppio di quanto garantiva la Champions nel migliore dei casi. Quanto alle 5 wild card (che riceveranno una cinquantina di milioni a testa, in linea con una normale qualificazione in Champions), sarà come essere invitati a tavola senza poter mangiare. Del resto, la Superlega è il campionato dei ricchi, non è mica per tutti.

Twitter: @lVendemiale

Sostieni ilfattoquotidiano.it: se credi nelle nostre battaglie, combatti con noi!

Sostenere ilfattoquotidiano.it vuol dire due cose: permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti, gratuito per tutti. Ma anche essere parte attiva di una comunità e fare la propria parte per portare avanti insieme le battaglie in cui crediamo con idee, testimonianze e partecipazione. Il tuo contributo è fondamentale. Sostieni ora

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Superlega, speravo de morì prima

next
Articolo Successivo

La Superlega dei 12 ricchi sfuma dopo appena 48 ore: “Il progetto è da riconsiderare”. Tutte le squadre inglesi si ritirano e si sfila anche l’Inter

next