Da quando è entrato nella colonia penale di Vladimir, a duecento chilometri da Mosca, le sue condizioni di salute non hanno fatto altro che peggiorare. Ma ora la portavoce di Alexey Navalny, oppositore numero uno di Vladimir Putin condannato a 2 anni e 5 mesi di carcere per violazione della libertà vigilata, lancia un allarme gravissimo: “La gente di solito evita la parola ‘morire’. Ma ora Alexey sta morendo. Nelle sue condizioni, è una questione di giorni”.

Un messaggio che Kira Yarmish ha postato su twitter, mentre anche i medici si dicono seriamente preoccupati per l’oppositore. In una lettera al Servizio penitenziario federale la sua dottoressa, Anastasia Vasilyeva insieme a tre colleghi, fra cui un cardiologo, hanno spiegato che Navalny rischia l’arresto cardiaco e problemi gravi della funzione renale “in qualsiasi momento” dato che ha una concentrazione eccessiva di potassio nel sangue (7,1 millimoli per litro, quando la soglia massima è 6). I medici chiedono di poter vedere immediatamente Navalny che deve essere visitato immediatamente “considerati i risultati dei suoi esami del sangue e il suo recente avvelenamento“.

Già a inizio aprile, dopo l’annuncio dell’inizio dello sciopero della fame con la richiesta di poter vedere un medico, diritto che fino ad ora gli è stato negato nonostante abbia lamentato forti dolori alla schiena e alle gambe, lo staff di Navalny sui social aveva fatto sapere che aveva 38.1 di febbre, una “grave tosse”, e che temeva di aver contratto la tubercolosi a causa di alcuni detenuti risultati positivi. Nei giorni prima, poi era stata diffusa la notizia che il detenuto avesse perso 8 chili che gli venisse impedito di dormire con regolarità.

La sua incarcerazione ha inasprito le tensioni tra Usa e Russia, e fatto scattare sanzioni americane nei confronti di Mosca: Washington ha deciso di colpire 7 dirigenti russi vicini a Putin, congelando i loro beni negli Stati Uniti e vietando ai cittadini americani di fare affari con loro. Alla base delle sanzioni, la convinzione che ci sia la Russia dietro all’avvelenamento con il Novichok di Navalny, avvenuto lo scorso agosto.

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