Sono ore di trattative all’interno del governo per trovare una quadra sulla riapertura del Paese: la maggioranza come sempre è divisa tra chi, ministro della Salute Roberto Speranza in testa, invita ad ascoltare il “grido d’allarme dei medici” per evitare di mandare in fumo la riduzione dei contagi e della pressione sugli ospedali delle ultime settimane, mentre Lega e Forza Italia premono per cominciare ad allentare le restrizioni già da lunedì 26 aprile o addirittura prima, come chiedono anche alcune Regioni di centrodestra. È su questo terreno che si sta consumando l’ennesimo scontro interno tra i ministri che sostengono l’esecutivo Draghi. A dettare l’agenda sarà soprattutto l’andamento della curva epidemiologica, in abbinata ai passi avanti nella campagna vaccinale. La ministra per gli Affari regionali Maria Stella Gelmini ha confermato che il crono-programma verrà fissato “entro la settimana”, con tutta probabilità nell’ambito della cabina di regia Covid prevista per venerdì al termine della quale il premier Mario Draghi potrebbe partecipare a una conferenza stampa. Nel frattempo l’esecutivo ha incontrato governatori e amministratori locali per raccogliere le loro proposte.

Ministri in ordine sparso sulle date – Una fotografia plastica delle tensioni all’interno della maggioranza arriva dalle dichiarazioni, contemporanee ma diametralmente opposte, rilasciate in mattinata da due ministri del governo. Intervenuto in audizione alle commissioni riunite Attività produttive della Camera e Industria del Senato, il titolare dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha dichiarato che se gli ultimi dati dei contagi “sono effettivamente veri, credo che già dalla settimana prossima, un programma di aperture prudenziale ma ragionevole debba essere messo in campo, quindi si possa ricominciare ad aprire attività“. Solo due giorni fa, invece, parlava di “maggio”. Più prudente la linea del dem Andrea Orlando, secondo cui le riaperture vanno “preparate”, non “annunciate”: “Un conto è chiedere percorsi per dare delle certezze agli operatori, un conto è sparare date a caso“, ha spiegato il ministro del Lavoro a Rainews24, parlando in generale del toto-date comparso oggi sui giornali. A suo parere nei prossimi giorni andrà trovato un “punto di equilibro” tra le diverse istanze. La pensa così anche Speranza, che durante un’informativa alla Camera ha chiesto di adottare una decisione “all’unanimità” in consiglio dei ministri. “I tempi delle decisioni nel contrasto al virus sono determinanti: dobbiamo essere tempestivi nelle chiusure quando serve e non sbagliare tempi e modi delle riaperture per non vanificare i sacrifici fatti”, ha aggiunto. “Certo va data risposta alle preoccupazioni degli italiani e alla crescita delle nuove povertà, alle difficoltà di imprese e lavoratori ma non esistono risposte semplici a problemi complessi”.

Le richieste delle Regioni – A pesare sulle trattative sono anche le pressioni dei governatori. Stando alla bozza presentata nel corso del vertice con Palazzo Chigi, le Regioni hanno sollevato molti temi: in materia di spostamenti la richiesta è che siano autorizzati almeno tra regioni gialle. Per quanto riguarda i ristoranti, per consentire la riapertura anche nelle regioni rosse la proposta è di introdurre strategie di “screening/testing“, di rafforzare il sistema di prenotazione e di vietare la consumazione al bancone dopo le 14. Si prevedono due metri di distanza tra i tavoli al chiuso e almeno un metro all’aperto. Via libera anche al buffet, purché i cibi siano monodose e i clienti abbiano la mascherina, e al gioco delle carte al bar. Pure per le palestre l’obiettivo dei governatori è riaprire in zona rossa, attraverso l’obbligo di prenotazione, distanziamento di almeno due metri negli spogliatoi e nelle docce. In piscina la densità di affollamento deve essere pari a “7 metri quadri di superficie di acqua a persona”. Capitolo cinema e spettacoli: le Regioni parlano di “strategie di screening/testing” per riaprire nei territori ad alto rischio, rispolverano i protocolli già adottati l’anno scorso e prevedono un distanziamento dei posti a sedere di “almeno un metro” tra uno spettatore e l’altro “sia frontalmente che lateralmente” o di “due metri” se non si indossa la mascherina. Misure simili per i concerti e il teatro, dove le distanze vanno garantite anche durante le prove e nei laboratori.

Calendario delle riaperture, le opzioni sul tavolo – Protocolli a parte, le ipotesi su quando far ripartire il Paese sono diverse: chi teme un nuovo aumento dei contagi proprio nel momento più critico della campagna vaccinale punta a reintrodurre le zone gialle a inizio maggio. Subito dopo – secondo Repubblica a metà mese – scatterebbe il via libera alla riapertura dei ristoranti anche a cena, con un inevitabile slittamento del coprifuoco intorno alla mezzanotte. Una parte della maggioranza spinge invece per anticipare l’allentamento delle restrizioni per i ristoratori, così da arrivare al definitivo liberi tutti già dal 2 giugno. Una data ipotizzata anche dalla ministra Gelmini. Sempre a maggio si prevede di riaprire palestre e piscine, a patto di rispettare i ferrei protocolli sanitari che erano stati introdotti a inizio autunno, mentre per gli spettacoli tutte le opzioni sono ancora sul tavolo.

Il nodo degli spettacoli – Quel che è certo è che entro l’11 giugno – quando allo stadio Olimpico di Roma torneranno per la prima volta gli spettatori sugli spalti per la gara d’esordio dell’Italia agli Europei contro la Turchia – sarà autorizzata anche la riapertura di cinema e teatri. Il ministro della Cultura Dario Franceschini, dopo le polemiche esplose per la decisione di consentire la presenza dei tifosi negli stadi al 25% della capienza, ha dichiarato che “sia nell’audizione di lunedì, sia nelle proposte inviate ieri al Comitato tecnico scientifico”, ha chiesto che “nel caso in cui si dovessero autorizzare eventi sportivi con pubblico, le stesse regole dovrebbero riguardare i concerti e gli spettacoli negli stadi o in spazi analoghi”. Un modo per sottolineare come il ministero, che aveva già ‘assicurato’ una riapertura degli spazi culturali il 27 marzo, data poi slittata a causa della terza ondata, stia spingendo per evitare una discriminazione nei confronti degli artisti. L’altro nodo da sciogliere riguarda gli spettacoli dal vivo in spazi più piccoli e all’aperto, che potrebbero essere autorizzati anche prima di inizio giugno, e quelli al chiuso: secondo diversi retroscena, c’è la possibilità di farli slittare a fine estate.

Scuola: verso il 100% in presenza – Per quanto riguarda il capitolo scuola, invece, l’auspicio del presidente del Consiglio Mario Draghi è di riportare gli studenti al 100% in presenza (anche alle superiori) prima della fine dell’anno scolastico. Anche di questo si discuterà nel corso del vertice odierno con le Regioni, su cui però pesano gli ultimi dati dei contagi, che ieri hanno superato di nuovo quota 16mila con quasi 500 morti. Proprio a palazzo Chigi nelle scorse ore si sono visti il portavoce del Comitato Tecnico Scientifico, Silvio Brusaferro, e il coordinatore Franco Locatelli per fare un punto sulla situazione epidemiologica. Solo dopo il consueto monitoraggio del venerdì dell’Istituto superiore di sanità, però, si capirà se è davvero possibile premere sull’acceleratore delle riaperture o se ci sarà da aspettare ancora un po’.

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