Uno avrebbe voluto che la manifestazione IoApro avesse ricevuto il via libera del Viminale e sostiene che, da ministro, sarebbe sceso lui stesso in piazza. L’altro ringrazia le associazioni di categoria per la “postura civile” e la “massima correttezza” con cui gli hanno espresso le gravi difficoltà economiche dei pubblici esercizi a causa delle chiusure per la pandemia. E anche sui tempi, Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, stanno agli antipodi. Il leader della Lega: “Conto che il mese di aprile sia quello del ritorno alla vita”. Assai più prudente il ministro dello Sviluppo Economico, che precisa come non sia possibile indicare con certezza una data e sottolinea: “Presumibilmente maggio”.

Il nuovo round a distanza tra la Lega di lotta e di governo, incarnata dai suoi due uomini più in vista, ruota tutto attorno alle proteste dei ristoratori e ai tempi dell’allentamento delle misure anti-contagio. Giorgetti, volto istituzionale del Carroccio, durante l’incontro al Mise con i rappresentanti di Fipe-Confcommercio ha spiegato molto chiaramente che ad oggi non è possibile fornire una data da cerchiare in rosso sul calendario, pur confidando che una decisione sarà presa a breve, probabilmente “la prossima settimana” dal Consiglio dei ministri. I tempi? Non strettissimi: “Presumibilmente maggio sarà un mese di riaperture”.

Poche ore prima del ministro si era espresso il leader della Lega, con toni perentori: “Se la scienza dice si alle riaperture la politica deve seguire. Se la scienza dice che si può, con prudenza e oculatezza, ritornare alla vita non penso che ci possa essere qualche politico che dica no. Conto che il mese di aprile sia quello del ritorno alla vita”, aveva detto Salvini. E si era spinto anche in una critica, pur precisando di non riferirsi ad esponenti dell’esecutivo che il suo partito appoggia e al quale partecipa: “Temo che qualcuno possa aver pensato di fare un’opera di riequilibrio sociale ed economico sulla base dell’emergenza pandemica perché le chiusure a qualcuno fanno molto male, ad altri molto meno”. Una sorta di trama sotterranea: “Non vorrei che qualcuno fuori da qua, e non penso ad esponenti del governo, può avere convenienza a un prolungamento delle chiusure – aveva aggiunto – perché è una punizione a quel lavoro autonomo e reddito privato che non va bene a qualcuno per ideologia. Qualcuno magari potrebbe voler bastonare categorie sociali, economiche e professionali da rieducare”.

La visione opposta di Salvini e Giorgetti non si limita alle tempistiche, ma anche alle forme di protesta. Durante il confronto con i rappresentanti della Fipe, del sindacato dei locali da ballo e del presidente dell’associazione nazionale di Catering e Banqueting, il ministro dello Sviluppo Economico ha voluto ringraziarli per la “postura civile” e la “massima correttezza” con cui sono state espresse le gravi difficoltà economiche dei pubblici esercizi a causa delle chiusure che si susseguono ormai dallo scorso autunno, tra seconda e terza ondata, dopo il ‘liberi tutti’ della scorsa estate.

Una sorta di “benedizione” di coloro che si confrontano al tavolo sulle soluzioni da cercare per fronteggiare la necessità di sospendere le attività per prevenire i contagi. Parole assai lontane da quelle di Salvini, che dopo aver spalleggiato per mesi i leader del Movimento IoApro, negli scorsi giorni aveva traccheggiato e oggi, nonostante gli scontri in piazza e il ‘cappello’ di Casapound, ha disconosciuto le decisioni del Viminale: “Io sono per la libertà di pensiero, parola e manifestazione, sempre e comunque. Da ministro avrei autorizzato quella manifestazione e quel corteo. Visto il clima, per come sono fatto, fossi stato ancora ministro ci sarei andato io direttamente in piazza, con i miei poliziotti”.

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