La vicenda di Olesya Rostova, la ragazza che aveva lanciato l’appello per ritrovare i suoi genitori biologici, anche se si è rivelata un buco nell’acqua per Piera Maggio, madre di Denise Pipitone – scandalosa per il modo in cui la tv russa ha cercato di strumentalizzare il rapimento di una bimba di soli 4 anni e il dolore di chi la cerca incessantemente da 17 – se non altro è stata un’occasione per tornare a parlare di indagini che si sono svolte in maniera discutibile e di un caso giudiziario che merita di essere portato all’attenzione dall’opinione pubblica e dalla magistratura.

Piera Maggio è una “madre guerriera” che in tutto questo tempo non si è mai arresa e non ha mai creduto che sua figlia fosse morta, non solo perché la speranza l’ha aiutata a continuare a vivere, ma anche perché sin da subito è stato chiaro – non solo a lei ma anche ad uno dei magistrati che hanno condotto l’indagine – che il rapimento della piccola fosse una sorta di vendetta e di volontà di punirne la madre, facendo in modo che la bambina rimanesse in vita ma sparisse per sempre.

A corroborare questa ipotesi è stata proprio la pm Maria Angioni, che all’epoca del rapimento di Denise si occupò di coordinare le indagini, e che nella trasmissione Ore 14 su Rai2 ha raccontato di tentativi di depistaggio, persone sospettate che sapevano di essere intercettate e omertà dovuta al fatto che per qualcuno punire una donna che aveva tradito il coniuge fosse una cosa non solo accettabile ma addirittura auspicabile. La dottoressa Angioni ha dimostrato molto coraggio e fermezza nel raccontare la situazione affrontata subito dopo la sparizione di Denise, tanto da dichiarare: “Abbiamo avuto grossi problemi. Abbiamo capito che dopo tre giorni tutte le persone sottoposte a intercettazioni già sapevano di essere sotto controllo. A un certo punto, quando ho avuto la direzione delle indagini, ho fatto finta di smettere di intercettare e poi ho ripreso da capo con forze di polizia diverse, nel disperato tentativo di salvare il salvabile”.

Affermazioni gravissime secondo le quali la polizia giudiziaria avrebbe fatto trapelare informazioni coperte da segreto, e solo questo basterebbe per far riaprire il caso; ma a ciò si aggiunge anche il sospetto della dottoressa Angioni che i rapitori di Denise si siano serviti della collaborazione di elementi della criminalità organizzata e della mafia. Il magistrato ha affermato persino di aver trasmesso alcune informazioni alla Direzione Distrettuale Antimafia, perché le modalità con cui era avvenuto il rapimento facevano pensare ad un’organizzazione gestita da professionisti, e per quel che riguarda l’omertà e la mancanza di collaborazione di una fetta della popolazione di Mazara Del Vallo, Angioni dice di essere convinta che ci fu un chiaro intento di punire una moglie infedele portandole via la figlia e non facendola più ritrovare.

Piera Maggio ha confermato tutto quello che è stato dichiarato dalla dottoressa Angioni e ha affermato a Chi l’ha visto di aver sempre saputo che qualcosa nelle indagini era andato storto e proprio per questo, oggi, anche grazie all’ausilio delle nuove tecnologie sarebbe necessario e doveroso riaprire il caso e continuare ad indagare nella cerchia familiare allargata. Denise era nata da una relazione extraconiugale che Piera aveva avuto con Piero Pulizzi, attualmente suo compagno, ma all’epoca dei fatti marito di Anna Corona e padre di Jessica Pulizzi; i sospetti erano ricaduti su Jessica, sul suo ex fidanzato Gaspare Ghaleb e sulla Corona per motivi sottesi a “vendetta e gelosia perché Denise e Jessica Pulizzi erano figlie dello stesso padre, Piero Pulizzi”.

Jessica Pulizzi fu assolta in via definitiva nel 2017 per insufficienza di prove, l’ex fidanzato si salvò con la prescrizione e la posizione di Anna Corona fu archiviata anche se nel caso di Jessica Pulizzi, pur decadendo l’imputazione di sequestro di persona, la Cassazione sottolineò il permanere di un valido e comprovato movente.

Questo è il quadro in cui si muove la vicenda della sparizione di una bambina che nella tarda estate del 2004 giocava davanti alla casa della nonna e aveva girato l’angolo per inseguire il cuginetto. La madre Piera ha tutti i motivi per continuare a cercarla, per diffondere sui social le locandine che tutti noi abbiamo il dovere di condividere, per chiedere a gran voce la verità alle persone che la conoscono e per ottenere dalla magistratura italiana l’immediata riapertura delle indagini.

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