Da giorni non si parla d’altro che del caso Olesya Rostova, la giovane ragazza che sul primo canale della tv pubblica russa ha lanciato un appello per ritrovare i suoi genitori naturali. La somiglianza fisica e alcune coincidenze come l’età all’epoca del rapimento e l’infanzia trascorsa in orfanotrofio prima del passaggio ad una famiglia affidataria aveva fatto ipotizzare che Olesya potesse essere Denise Pipitone, la bimba scomparsa da Mazara Del Vallo all’età di quattro anni.

La madre di Denise, Piera Maggio, aveva ricominciato a sperare dopo lunghi ed estenuanti periodi caratterizzati dalla costante tortura dell’illusione e della disillusione, di incessanti ricerche e iter giudiziari prima di rendersi conto del girone infernale in cui la trasmissione Lasciateli parlare aveva intenzione di trascinarla. L’idea del conduttore Dmitry Borisov e del suo entourage era quella di invitare in studio Piera Maggio e di sottoporla all’esame del Dna in diretta tv, ma la mamma siciliana non era l’unica “candidata” ad essere la madre naturale di Olesya, perché sarebbero state presenti altre due o tre donne con lo stesso ruolo in uno show con racconti di tragedie umane, rivelazioni di appartenenza a questo o quel gruppo sanguigno e a questo o quel patrimonio genetico a favore di telecamera, in un contesto che avrebbe avuto tutti i connotati di un gioco a premi o di una lotteria invece che di un sofferto e tanto sperato ricongiungimento familiare.

Il rifiuto di Piera Maggio di sottoporsi a tale circo mediatico non ha certo fatto desistere il conduttore dal confezionare un vergognoso prodotto televisivo, spezzettando sapientemente gli appuntamenti quotidiani con lo stillicidio delle rivelazioni fatte solo a metà per allungare il brodo dell’attesa, calpestando senza alcun ritegno i sentimenti di una madre che cerca disperatamente sua figlia da 17 anni. All’ultima diretta di Lasciateli parlare ha partecipato in collegamento dall’Italia anche l’avvocato Giacomo Frazzitta, legale di Piera Maggio, che all’ennesima richiesta del conduttore di comunicare per primo l’esito del gruppo sanguigno di Denise per compararlo con quello di Olesya si è visibilmente alterato chiedendo che venisse fatta l’operazione inversa, ed è riuscito a ottenere in via privata i risultati che, purtroppo, hanno cancellato ogni speranza nel cuore della povera madre di Mazara del Vallo.

Il tutto condito dalla rivelazione in diretta dell’esito del Dna di altre possibili madri naturali, contenuto in alcune buste che il conduttore esibiva come se si trattasse di un voucher per una vacanza ai tropici. A ciò si aggiunge la notizia fornita da fonti di cui occorre ancora verificare l’attendibilità, tra le quali un produttore russo secondo cui la giovane Olesya in passato avrebbe partecipato a un discusso reality show e, quindi, sarebbe solo in cerca di visibilità, e un testimone, sempre russo, che sostiene che la ragazza tempo fa abbia già lanciato l’appello per ritrovare la madre naturale nella stessa trasmissione e con le stesse modalità e si sia già incontrata con un’aspirante genitrice in Russia.

Ora la Procura di Marsala si occuperà di fare ulteriori accertamenti su una vicenda che ha dell’incredibile, ma che si è realmente consumata ai danni di una bimba di 4 anni di cui non si sono più avute notizie dal 1 settembre del 2004 e ai danni di una madre senza più lacrime. Ma forse la cosa ancora più inquietante è che in queste ore sia persino nato un falso profilo Instagram di Denise Pipitone dove un troll che sostiene di essere la ragazza siciliana rapita 17 anni fa, di vivere felicemente a Milano e di non voler essere in alcun modo ritrovata e ricongiunta a Piera Maggio ha raggiunto più di 5500 followers in pochissimo tempo.

L’ennesimo oltraggio a Piera Maggio, ma forse almeno in questo caso si può e si deve prendere un provvedimento serio e severo: il Parlamento dovrebbe fare una volta per tutte una legge che imponga la registrazione di un documento d’identità all’atto di iscrizione su un social network. Il furto di identità è un reato e la sua punibilità è già prevista dal nostro ordinamento giudiziario, tuttavia per facilitare il compito della polizia postale e scoraggiare iniziative di questo genere – che nulla hanno a che vedere con la burla, la satira e la libertà di opinione – occorrono norme chiare e severe su cui non è più il caso di tergiversare in nome del divieto di censura via web e del libero pensiero in rete.

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