Rita Dalla Chiesa torna all’attacco contro Michela Murgia e questa volta va sul personale. L’ultimo affondo è contenuto in una lunga lettera aperta a sua firma pubblicata oggi dal quotidiano ItaliaOggi. Ma andiamo con ordine. Tutto è iniziato la settimana scorsa quando, ospite di DiMartedì su La7, la giornalista e scrittrice aveva detto a proposito del commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, il generale Francesco Paolo Figliuolo: “A me spaventa un commissario che gira con la divisa, non ne ho mai subìto il fascino. Non mi sento più al sicuro, quando vedo un uomo in divisa mi spavento. Non credo che la categoria bellica sia quella con cui si può responsabilizzare un Paese, ci si spaventa di più”. Neanche a dirlo, le sue dichiarazioni avevano aperto il dibattito sui social e, a stretto giro, era arrivato il commento piccato di Rita Dalla Chiesa, che le aveva intimato – affatto velatamente – di “stare zitta” : “La Signora Michela Murgia è politicamente scorretta. Mi sono sentita colpita, ma non affondata, dalle sue parole di ieri sera, a DiMartedi, sul Generale di Corpo d’Armata Figliuolo”, aveva scritto su Instagram.

E ancora: “Le fanno paura gli uomini in divisa? Non si sente sicura con loro? Le fanno venire in mente la dittatura? In un periodo in cui si sta facendo di tutto per portare il nostro Paese in sicurezza, posso solo commentare, da donna a donna, ‘STAI ZITTA’. Per fortuna la sinistra di oggi non si riconosce in quello che ha detto. Un consiglio, ‘Signora’ Murgia. Se mai avesse bisogno di aiuto, stia zitta… e si astenga dal chiamare le forze dell’ordine. PS: Stai zitta è il titolo del suo libro….”. Quindi la giornalista era tornata sulla questione, chiarendo, con un post su Facebook, le sue parole. Ora, a distanza di una settimana, ecco comparire la lettera di Dalla Chiesa.

LA PRECISAZIONE DI MICHELA MURGIA – La stessa Murgia era quindi tornata sulla questione con un post su Facebook in cui precisava il significato delle sue parole: “Ho visto le mie parole prese dai soliti mandanti politici, strumentalizzate appositamente perché fossero fraintese e poi rilanciate sui social media in mille meme”, ha scritto. Per poi spiegare il suo intervento alla trasmissione: “Il primo concetto, sul quale mi è stata fatta una domanda precisa, riguarda il carattere simbolico della divisa: nominare un militare a fare il commissario dell’emergenza covid significa inserire la pandemia in una cornice semantica di ‘guerra’. So che per molti è una cornice adatta, perché il virus ci è stato raccontato come ‘il nemico’ e il modo di affrontarlo è stato descritto come ‘una trincea’. Io non condivido questo impianto metaforico, perché sottintende che il genere umano stia dichiarando guerra a un elemento di natura, cioè al sistema interagente di cui noi stessi facciamo parte”. E ancora: “Siamo l’unico paese europeo ad aver messo un militare a gestire la campagna vaccinale. Non vuol dire che è in atto un golpe. Non vuol dire che il generale Figliuolo sia un incompetente. Non vuol dire che le divise siano pericolose. Vuol dire che alla domanda ‘come ne usciamo?’ Le altre nazioni hanno trovato una narrazione politica, noi una militaresca. Vuol dire che la politica ci sta dicendo: ho fallito. Io non ho paura delle divise. Ho paura di una politica che delega la gestione del proprio fallimento a chi indossa una divisa. Ho paura delle divise che fanno il mestiere che non è delle divise”.

LA LETTERA DI RITA DALLA CHIESA – Oggi è arrivata la dura presa di posizione di Rita Dalla Chiesa: “Io credo che lei un militare non lo abbia mai incontrato e che l’idea di uniforme (non divisa), Murgia, da scrittrice riformatrice del vocabolario quale lei dice di essere, dovrebbe sapere che divisa e uniforme non sono sinonimi”. Quando “si serve la Patria”, incalza la conduttrice Dalla Chiesa, “l’uniforme diventa una seconda pelle, con il caldo, con il freddo, quando si salvano vite umane. Non vorrei dirglielo, ma nelle zone ad alto rischio, dove le nostre Forze Armate vanno a prestare soccorso, non ci si veste color arcobaleno con le piume, si indossa un’uniforme. Niente dittatori lì, ma persone che fanno del bene, eroi”. E gli eroi, prosegue Rita Dalla Chiesa, “non sono tutti maschi, ma anche donne, sia civili che in uniforme, ma forse lei questo non lo sa, occupata com’ è a portare la figura di finta femminista impegnata da un salotto televisivo all’altro, tra podcast e dirette instagram non ne ha davvero il tempo. Lo capisco”.

“Secondo le sue affermazioni, quando vede un uomo in divisa, si spaventa sempre, non si sente più al sicuro; cosa la spaventa nella tenuta del generale Figliuolo? La mimetica? Il cappello da Alpino con la piuma? A me vien da pensare che lei abbia un po’ la coda di paglia: forse lo sa da sé che nel parapiglia sinistroide della pandemia l’unica cosa da fare era mettere un po’ di rigore militare. Ma non voglio farne una questione di colore politico. A me, onestamente, faceva più paura Arcuri nel ruolo di commissario, un individuo totalmente disorganizzato e inesperto. E mi farebbe più paura incontrare Lei, con la sua tenuta stereotipata da conoscitrice del mondo rancorosa, sempre alla ricerca di una parola sbagliata per giudicare, denunciare con livore, massacrare”, conclude.

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