È stata un’apripista la Pasqua per una serie di uscite cinematografiche sulle piattaforme online di questi giorni. Possiamo dire che si tratta della prima vera carica dopo l’assestamento natalizio del nuovo strumento digitale, a cavallo tra due lockdown e zone variamente colorate. Tanti titoli quindi, il primo è Judas and the Black Messiah, già disponibile on demand e con all’attivo ben 6 nomination agli Oscar. Come una specie di Donnie Brasco black, un LaKeith Stanfield sempre più meritatamente in ascesa artistica veste i panni dell’infiltrato FBI William O’Neal. Il bersaglio per Hoover, direttore dell’Agenzia con la faccia di Martin Sheen, sono le Pantere Nere, e più ancora Fred Hampton, leader del gruppo in Illinois. Personaggio affascinante quanto a noi sconosciuto, qui con il carisma di Daniel Kaluuya.

Entrambi candidati soltanto come Miglior attore non protagonista pur essendo protagonisti del film (chissà poi perché), Stanfield e Kaluuya sono una forza della natura nel farci rivivere una vicenda sepolta nella storia contemporanea sul movimento delle Pantere Nere a cavallo tra gli anni 60 e 70. Il doppiogioco, la lotta per gli ideali di liberazione, la polizia bianca, i diritti calpestati, l’ascesa di un leader, la sua pericolosità e le ispirazioni alle battaglie parallele di Martin Luther King e Malcolm X sono alcuni dei temi di cui è composta questa storia che tiene incollati allo schermo. Peccato non poterla gustare al cinema, perché di un regista all’opera seconda che rende vivida e vibrante ogni scena: Shaka King. E per promuoverlo la Warner Bros ha pure rilasciato 10 minuti in anteprima su YouTube.

Ora andiamo in Romania per questo controverso e illuminante Bad Luck Banging or Loony Porn, storia di revenge porn premiata con l’Orso d’Oro a Berlino e disponibile sul circuito digitale MioCinema dal 16 aprile. Estate 2020, quella in mascherina. Già. Un’insegnante viene messa sotto accusa perché un suo video porno girato col marito è finito online. Ben oltre il crinale della censura, la “bella mostra” offerta dal regista Radu Jude sul rapporto sessuale risulta, almeno a inizio film, eccessivamente sfacciata, pornografia spicciola, ma come in certi Von Trier le immagini fortissime sono utili all’economia narrativa, al messaggio più ampio e al coraggio autoriale. Il film ci versa addosso anche tante clip slegate, metaforiche, di un popolo rumeno totalmente intontito da occidentalizzazione, consumismo, deliri negazionisti sulla Shoah e brand globali.

Noi italiani saremo poi così diversi da loro? Viene da pensare. Lo spaesamento sottolineato dalla camera spesso punta cartelloni pubblicitari che non scimmiottano product placement ma denunciano aspramente l’attuale fondo antropologico e avaloriale della società Europa ai tempi della pandemia. “Il cinema è lo scudo lucido di Atena che riflette gli orrori della Gorgone Medusa a vantaggio di Perseo”. Forse la miglior metafora che spunta da questo lavoro, ma tutto vi sarà chiaro quando nel finale assisterete all’assemblea dei genitori per decidere se la rispettabilità precedente della professoressa vista in versione hard potrà o meno permetterle di continuare il suo lavoro con i ragazzi.

Tra le novità autoriali di aprile anche un trittico disponibile on demand su CG Entertainment. Si tratta di tre titoli di Fil Rouge, giovane distribuzione italiana con un catalogo di rilevante profilo culturale e artistico. In Mi stai ammazzando Susanna un attore messicano narcisista e fedifrago sbatte contro l’abbandono improvviso della moglie. Tragicommedia che sgattaiola come il suo Gael Garcia Bernal tra il Messico e l’inverno Usa, ci pone innanzi a un lampante esempio di coppia impigliata in una relazione tossica, ma con leggerezza calibrata e realistica. Specchio dei nostri tempi e piccolo guizzo cinematografico, chissà se avrebbe incuriosito Alberto Sordi per l’involuzione del rapporto uomo/donna. Sicuramente intrigherà gli amanti di Io so che tu sai che io so, ma è probabilmente il film meno indicato per coppie in crisi.

Nella provincia argentina del 1975 è ambientato invece Rosso. Vi siete mai chiesti cosa accade appena prima di una dittatura? Lo slowburn socioantropologico di Benjamín Naishtat ticchetta come una bomba a orologeria coinvolgendo un avvocato in vista dopo lo strano incontro che apre il film. Lo interpreta un granitico Darío Grandinetti. Dalle arti plastiche insegnate nelle scuole alla compravendita di case, passando per strane sparizioni e suicidi inspiegabili, tutto si macchia di un’aria follemente in bilico tra levità e pesantezza che sarà la storia a rivelare: quella futura dei desaparecidos e del presidente Videla. Si scivola nella normalizzazione di una profonda crisi civile e dolciastra anestesia culturale, preambolo alla dittatura, attraverso le peripezie di due personaggi chiave. Il primo Grandinetti, appunto, il secondo con la faccia tagliente di Alfredo Castro, decano del cinema sudamericano.

Tornando in Europa, Un’educazione parigina ci mostra un giovane studioso di cinema trasferitosi a Parigi dalla provincia francese. Il film neo-nouvelle vague di Jean Paul Civeyrac, verboso e schietto, parla in bianco e nero e ha la ritmica dell’epoca di Rohmer e Truffaut ma s’immerge tra i millennials di oggi. Quindi suonerie polifoniche, smartphone e auricolari accompagnano questo flemmatico flaneur tra boulevard, voglia di fare film e all’amore. Ma soffieranno anche echi pasoliniani, bunueliani e non solo. Insomma, più che L’uomo che amava le donne, assistiamo ad aspirazioni e tradimenti alla sua fidanzata fuoriporta da parte di… un ragazzo che amava le studentesse. E pensare che dal trailer sembrava giusto un The Dreamers sfiammato e decolorato. Invece raggiunge uno stimolante patchwork tra passato e presente. Ce ne fossero, di millenials così.

Chiudiamo con un noir italianissimo e dal taglio lucido su un mondo tutt’altro che limpido: Governance. Il manager brizzolato ma dall’anima nera Massimo Popolizio, silurato dalla compagnia per la quale lavora da anni, mette a giro l’ex-galeotto Vinicio Marchioni in un turbine di promesse e ricatti la cui scia li avvolgerà. Quanto si storpieranno le loro vite e quelle delle rispettive famiglie? Storia modernissima di intrighi serpeggianti tra mercato dei carburanti e appalti autostradali truccati trova curiosamente eco nel simile scandalo tra camorra e petrolio tutt’ora in corso che ha toccato l’imprenditrice Anna Bettozzi. Il lavoro attoriale dei protagonisti porta valore aggiunto al plot, ottimo il Marchioni in versione ingenuotta e affilatissimo il DeNiro italiano Popolizio. S’indagano bassezze e corruzioni di una classe borghese dipinta come male assoluto e inestinguibile, ma rimane un dubbio: film dalla morale corrosiva o senza solido finale? Allo spettatore di Amazon Prime Video il giudizio, ma solo dal 12 aprile.

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